Italia-Barcellona-Tenerife (1a parte)

Foto di Tommy & Biba
Foto di Tommy & Biba

Mi chiamo Tommy Tarsia, ma per il mondo intero sono Tommy PosaL’Os, fotografo da sempre, ho fotografato tutto quello che si poteva catturare nell’obiettivo. Ora mi trovo qui a raccontare un viaggio diverso da tutti, non meno impegnativo, ma decisamente pregno di avventura ed in compagnia della mia compagna Sabrina De Giorgi da me ribattezzata Biba, mamma e nonna di una delle due dolcissime figlie, rimaste in Italia, lei ex agente di commercio, che ha deciso di seguirmi in questa avventura, abbandonando tutto, cosa che da altri abbiamo solo sentito dire ma nessuno ha mai avuto il coraggio di fare quello che abbiamo fatto, intendo dire con le stesse modalità. Credo sia sufficiente questa breve premessa ed auguro a tutti una piacevole lettura. All’inizio del 2015, io e Biba ipotizzavamo l’idea di lasciare l’Italia per trasferirci in un paese caldo, ma soprattutto con un tenore di vita più sereno, e lontani da tutta una serie di circostanze che avevano decisamente contribuito a quella voglia non di scappare ma semplicemente di iniziare una nuova vita. Una sera di un cupo inverno del nord, tra un bicchiere di vino e l’altro, Biba esordì con la sua idea, quella di puntare verso le Canarie, in modo particolare Tenerife, già visitata da lei vent’anni prima. Lasciandomi trasportare dai suoi ricordi, decidemmo quindi che la nostra meta sarebbe stata l’isola in mezzo all’Oceano Atlantico. Decisa quindi la destinazione, cominciammo a pianificare la partenza e tutto quello che andava sistemato, quindi un mare di cose da fare, dalla vendita di una delle due auto che erano in garage, alla mia collezione infinita di modellismo e per finire tutta una serie di disdette di utenze e comunicazioni varie, per passare alla sistemazione dell’abbigliamento, quello invernale da una parte e quello estivo dall’altra, che a dirlo sembra la cosa più semplice della terra, ma vi assicuro che non è così, quello che posso dirvi è che abbiamo riempito il garage di mamma Tina (la mamma della Biba) al punto di non farci stare neanche un’ago. Ovviamente la partenza sarebbe stata in moto, e il problema, nonostante la mole della mia moto, erano i bagagli, perché la nostra non era una vacanza ma un trasferimento. Si decise quindi di andare in agenzia per prenotare una nave che da Genova ci portasse a Barcellona, per evitarci tutta la Costa Azzurra, e poi una nave che da Huelva raggiungesse Tenerife. Usciti dall’agenzia con i biglietti in mano, ci venne spontaneo guardarci negli occhi senza dire nulla, quel gesto diceva mille cose, ormai non si poteva tornare indietro, la partenza era stabilita per il giorno 11 aprile. I giorni successivi furono decisamente pieni di tensione per molteplici ragioni, il dover affrontare i genitori ahimè non più giovani, il dover dire loro della nostra decisione, quindi cominciavano a vedersi le prime lacrime, i primi magoni, avevamo messo in previsione tutto, anche un po’ di ansia da parte nostra, sì perché non è stata ancora detta una cosa da non sottovalutare, la nostra età e cioè 57 io e 48 la Biba, non credo vi siano tante persone che decidano in solo due mesi di lasciare tutto, salire su una moto e macinare chilometri con un biglietto di sola andata, per lo meno non a questa età e poi in un posto completamente privo di amicizie. L’unica cosa certa era il nostro punto di arrivo su un’isola a 5000 km da casa nostra. Arrivata quindi la data della partenza, decidemmo di incontrare i nostri amici, per festeggiare l’evento e quindi salutare tutte quelle persone che nel corso degli anni hanno condiviso con noi stati d’animo, gioie e dolori. Ci aspettava il punto della situazione, dal controllo della moto a quello dei bagagli, nota dolente, visto il volume e il peso che aggiunto al peso della moto ed al nostro, portava l’ago della bilancia a toccare quasi i 700 kg! Guardiamo l’orologio e le lancette segnavano già le cinque del mattino, di dormire non se ne parlava e così decidemmo di preparare tutto, non prima di prendere il consueto caffè. Sotto un cielo di un grigiore con tonalità fumo di Londra ed una leggera pioggerella, carichiamo il cammello, ops! volevo dire la moto, puntiamo la bussola verso nord-ovest direzione Genova e via si parte, l’emozione scivolava lungo la schiena e senza accorgerci di nulla eravamo sull’autostrada Bologna-Milano dove, nonostante il peso, la moto andava liscia quasi impennata. Arrivati al porto di Genova ci attendeva la nave della compagnia Grimaldi, si fece un rapido controllo alla moto ed ai bagagli. Fatto il check-in finalmente si va a bordo, scarichiamo per la prima volta i bagagli, sistemiamo la moto e un’ascensore ci porta direttamente alla reception per chiedere della nostra cabina: completamente dalla parte  opposta della nave, un corridoio strettissimo, credo di aver perso 2 kg lungo il tragitto. Finalmente arriviamo in cabina, che è servita davvero solo per riposare qualche ora. Quasi per effetto calamita, ci siamo ritrovati stretti l’uno all’altra, una sorta di interpretazione della scena del Titanic. Alle 11:30 del mattino la nave comincia le manovre verso la banchina del porto di Barcellona, una città sempre in movimento dove nulla è cambiato dall’ultima visita di qualche anno prima, sempre affascinante e piena di mistero. Mi metto alla ricerca dell’hotel “Quattro Stagioni” lungo le Ramblas. Trovato l’hotel ci organizziamo per un giro turistico per la città, premetto che era stato deciso di fermarci un paio di giorni. Quindi per prima cosa una lunga passeggiata. Ovviamente non può mancare una visita presso l’Hard Rock café di Barcellona, dove consciamente siamo stati derubati di parecchi eurini, per aver bevuto un semplice calice di vino di scarsa qualità e uno squallidissimo Negroni, ma tutto questo è da mettere in conto. Dopo aver trascorso la prima notte a Barcellona, la mattina successiva decidiamo di ultimare il nostro giro turistico recandoci nel luogo più sacro della città cioè alla Sagrada Familia, secondo noi il cuore della città, dove la mano del grande maestro Gaudì è stata guidata direttamente da Dio. L’entrata in Chiesa non è così semplice, infatti solo per accedere alla biglietteria bisogna rispettare una coda chilometrica e, una volta fatto i biglietti, attendere altre due ore per poter entrare a causa dell’enorme afflusso di persone proveniente da tutto il mondo. Ma l’attesa viene ripagata: quando si varca l’ingresso tutto è meravigliosamente magico, a cominciare dal Cristo sospeso al centro della cattedrale, mozzafiato, si avverte una sensazione quasi magica, tutto è racchiuso nel silenzio. Per ultimo non potevamo rinunciare ad una visita presso il mercato coperto più antico della città, parlo della Bouqueria, situato a metà delle Ramblas, nato nel 1876 ma ancora oggi conservato e rispettato in modo maniacale. Per descriverlo non bastano esempi, come anche le foto non rendono la bellezza dei tanti chioschi presenti all’interno, dalla vendita di svariate qualità di frutta posizionata a piramide, alla vendita di carni, pesce, affettati, formaggi e quant’altro, tutto di un’abbondanza disarmante, impossibile uscire a mani vuote.

(Tommy & Biba)