Scoperta una piantagione di “erba del diavolo”

Foto da www.zimbabweflora.co.zw
Foto da www.zimbabweflora.co.zw

La Guardia Civil di Adeje ha arrestato un 33enne per aver coltivato stramonio (Datura stramonium L.), una droga conosciuta qui come “semilla del diablo”. La Guardia Civil è venuta a conoscenza che questa persona aveva chiesto a una comunità di residenti in Callao Salvaje di deviare l’acqua da parte della comunità a un campo e anfratti vicini al fine di curare e organizzare le piante e la vegetazione della zona. L’unità della Guardia Civil ha raccolto informazioni per settimane e ha determinato che, a quanto pare, l’indagato potrebbe essere da anni la persona responsabile per la cura (manutenzione, concimazione, irrigazione e fertilizzante) della piantagione. Una volta vista la quantità delle piante si è proceduto all’arresto di quest’uomo, mentre continuano le indagini per scoprire la destinazione della sostanza. Il detenuto ha dichiarato di essere effettivamente responsabile per la cura del territorio e la vegetazione, ma, in relazione alle piante sequestrate, ha detto che le voleva distruggere perché sapeva che erano tossiche…

Sono state sequestrate un totale di 288 piante, da alcune delle quali erano stati estratti i semi…

La notizia ci ha incuriosito e ci siamo fatti una ricerchina su questa pianta (ne avevamo già accennato nell’articolo “La Gomera, hippies, erba e amore libero“ che potete leggere sul nostro sito web):

Originario secondo alcune fonti del Messico, lo stramonio (Datura stramonium, famiglia delle Solanacee, la stessa della Mandragola) è una pianta molto diffusa, più abbondante nelle regioni tropicali e rarissima in quelle artiche. Introdotta in Europa probabilmente nella seconda metà del XVI secolo, cresce spontaneamente anche in Italia in quasi tutte le regioni, lungo le strade di campagna o in zone incolte.

E’ una pianta erbacea a ciclo annuale. Il fusto glabro, alto anche fino ad un metro, è ramoso e biforcato, con grandi foglie simili al pomodoro. Il frutto, una capsula simile ai ricci verdi dei castagni, contiene al suo interno numerosi semi che, verso ottobre, vengono liberati verso l’alto. I fiori sono composti da 5 petali pieghettati e acuminati, di colore bianco con eventuali sfumature violacee. Quasi “avvizziti” durante il giorno, i petali si aprono nelle ore notturne, sono decisamente belli ma rilasciano uno sgradevole odore che attira le falene.

Pianta ornamentale fin dall’antichità, da secoli se ne conosce la potenzialità sia tossica che lenitiva. Detta anche “erba del diavolo”, ha veicolato numerose leggende, fra cui strani riti di divinazione. In Europa lo stramonio, simbolo di inganno e depravazione, viene anche chiamato “erba delle streghe”, a causa delle proprietà narcotiche e allucinogene che venivano sfruttate durante i sabba per avere visioni e compiere riti.


I suoi semi erano infatti utilizzati dai maghi per le proprietà narcotiche, per le fantastiche visioni che provocavano e per il presunto potere afrodisiaco, mentre maghe e profetesse usavano bruciare la pianta per poterne inalare i vapori, ottenendone un effetto narcotizzante. Sotto l’aspetto di pianta medicinale, cura l’ansia, la depressione e alcune forme di tremori ma può causare stadi allucinogeni molto gravi. Nonostante la pianta appartenga alla stessa famiglia di patata, pomodoro e melanzana, a causa degli alcaloidi contenuti (atropina, scopolamina e iosciamina), fiori, semi e foglie sono altamente tossici se ingeriti. Gli effetti collaterali si manifestano dopo circa 30-45 minuti dall’ingestione, i più comuni sono: secchezza delle fauci, prurito della pelle, ipersensibilità verso la luce degli occhi e dilatazione, a volte estrema e di lunga durata, delle pupille.
Altre reazioni comuni, nella fase più critica dell’avvelenamento, sono: crisi di panico, capogiri e vertigini, eccitazione, delirio, comportamento aggressivo, difficoltà ad urinare, ipotermia, follia, delirio, allucinazioni e, nei casi più gravi, depressione dei centri bulbari, ipotensione e coma. Viene fumata ma anche bevuta in forma di tisana ma, nei casi peggiori, se in dosi eccessive per la normale tolleranza (la soglia tra “effetti piacevoli” e problemi molto più seri è piccola, a causa della varietà di concentrazione delle sostanze attive presenti nelle varie parti), può causare psicopatie permanenti, e persino la morte. La durata degli effetti ha tempi molto variabili a seconda della quantità di sostanza ingerita e variano da alcune ore a 5-10 giorni. Negli avvelenamenti più gravi, la morte solitamente sopraggiunge per paralisi dell’apparato respiratorio.

Si legge che in passato i banditi utilizzavano questa pianta per confondere e derubare le vittime e anche ai nostri tempi, grazie ai suoi effetti allucinogeni, è stata spesso usata per annullare la volontà delle donne per poi poterne abusare sessualmente. Già nel lontano passato, presso alcune popolazioni indiane, parti della pianta, mescolate ad altri ingredienti, servivano per la preparazione di un potente afrodisiaco, utilizzato per amplificare ed accelerare il piacere femminile.

Thomas Jefferson (Presidente degli U.S.A.) potè testimoniare personalmente che, ai tempi della Rivoluzione francese, in pieno Terrore con le teste che cadevano peggio dei fichi maturi, ai francesi condannati alla ghigliottina veniva somministrato un veleno preparato con lo stramonio che causava una morte veloce, evitando così l’umiliazione del patibolo.

(Franco Leonardi)