Alle Canarie c’è la benzina più cara d’Europa!

Foto di Cristiano Collina
Foto di Cristiano Collina

Il carburante qui costa un 30% in più rispetto alla Penisola! Le Canarie hanno sempre vantato pagare per il carburante meno rispetto al resto degli spagnoli, ma uno studio della Camera di Commercio di Gran Canaria mostra che negli ultimi anni questa affermazione è diventata un “hoax”. Anche se i prezzi indicati nelle stazioni di servizio dell’Arcipelago sono più bassi che nel resto dello Stato, dopo aver tolto la quota delle imposte si scopre che la benzina venduta nelle isole non solo è più cara nel prezzo rispetto al resto del paese ma diventa addirittura la più cara in Europa. L’organizzazione camerale suggerisce di investigare se esiste un accordo sui prezzi… Lo scorso dicembre, la benzina nell’Arcipelago, al lordo delle imposte, costava 68,61 centesimi di euro al litro, un importo superiore del 30% rispetto ai 52,80 centesimi che è costata, in media, in tutta la Spagna continentale. Il costo aggiuntivo a carico dei consumatori isolani non è nuovo, dal momento che un rapporto redatto nel settembre del 2013 calcolava questa differenza rispetto alla terraferma in un 15,6%. In quell’occasione, un litro di carburante nelle isole si pagava 82,18 centesimi, rispetto ai 73 del resto della Spagna. Tra il settembre 2013 e il dicembre 2014, a causa del calo dei prezzi internazionali del petrolio greggio, i prezzi dei carburanti in Spagna sono diminuiti del 27,67%, mentre nell’arcipelago solo del 16,5%. La tendenza rimane simile, se nel corso dell’ultimo anno un barile di Brent è sceso di oltre il 50%, il prezzo pagato alle stazioni di servizio Canarie si è abbassato solo del 7%. Solo il minor carico fiscale sulla benzina nell’arcipelago, circa 30 centesimi, di cui la maggior parte sono per l’imposta speciale sugli idrocarburi, rispetto al 21% IVA più mezzo euro in materia di accise che si applica nel resto della Spagna, impedisce al prezzo al dettaglio nelle isole di essere superiore al resto del paese. Tuttavia, il differenziale tra i due territori è in declino, e qualcuno ha addebitato questo sviluppo all’esistenza di soli tre grossisti nell’Arcipelago, DISA, Repsol e BP, che si traduce de facto in un oligopolio, che permette loro di mantenere prezzi elevati senza dover ridurre i loro margini di profitto, dato che manca una reale concorrenza. Purtroppo non si può dire che i tre distributori operanti nell’arcipelago abbiano fatto un patto per concordare i prezzi non essendoci alcuna prova di ciò, ma è indubbio che sfruttano la propria posizione per non trasferire sui carburanti la riduzione del prezzo del crudo dei mercati internazionali. Le società di distribuzione andrebbero obbligate a trasmettere ai consumatori la riduzione del costo dei carburanti e, se si trova che sia stata commessa un’infrazione alle regole della concorrenza, vanno applicate misure correttive o sanzioni. Si può comprendere che vi sia un sovraccosto a causa di fattori come la lontananza o la frammentazione dell’arcipelago, ma in nessun caso così grande, visto che in altre regioni come le Baleari, anch’esse un arcipelago, non succede lo stesso. La società DISA, il più grande dei distributori che operano nelle isole Canarie, interpellata perché spiegasse le ragioni di questo aumento di prezzo, non ha fornito motivazioni convincenti. La mancanza di giustificazione è accentuata quando si scopre che non vi è un prezzo uguale in tutte le isole. I carburanti sono, in media, più costosi a Gran Canaria che in isole come Tenerife o Fuerteventura, anche se in quest’ultima se ne consuma meno e inoltre subisce quella che è chiamata la “doppia insularità”, che aumenta il costo dei beni di consumo rispetto alle due isole principali. L’unico modo per porre fine a questa situazione, che danneggia tutti i residenti canari e tutte le attività economiche, dal momento che i costi di trasporto si spostano sul prezzo finale di tutti i prodotti e dei servizi, è l’aumento della concorrenza, e il Governo delle Canarie va sollecitato ad articolare meccanismi per incoraggiare dei nuovi entranti al fine di aumentare la concorrenza e compensare l’extracosto che rappresenta l’alimentazione di carburante nelle isole.

(elaborato da Franco Leonardi)