L’artrite reumatoide e la terapia occupazionale

Foto da www.lascienzadelfitness.it
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L’artrite reumatoide è una malattia sistemica autoimmune, che colpisce principalmente le articolazioni periferiche dei piedi e delle mani, in soggetti di età superiore ai 25 anni e in particolare tra i 35 e i 55 anni, nelle donne tre volte più che negli uomini. La combinazione di infiammazione e ipertrofia sinoviale favorisce la distruzione della cartilagine e il danno osseo, promuovendo un danno e instabilità articolare che colpisce soprattutto il polso e la falange delle dita delle mani e, in minor misura dei piedi. Anche se l’evoluzione farmacologica è aumentata nel corso degli ultimi trent’anni, la terapia occupazionale associata al trattamento contribuisce a migliorare le prestazioni quotidiane. Sappiamo che per il malato doversi limitare nello svolgere le sue attività in modo indipendente ha un impatto negativo sullo stato emotivo, le relazioni sociali e la qualità della vita. Così abbiamo cercato di valutare la condizione fisica, emozionale e sociale del paziente, dopo averne identificato e compreso le priorità, monitorando la malattia e l’efficacia dei trattamenti proposti nella terapia. In questo senso, il corretto orientamento da parte di un terapista occupazionale aiuta a prevenire il peggioramento della deformità, aiutando anche nel processo di accettazione della malattia e nel trovare mezzi necessari perché l’individuo possa continuare con le sue occupazioni significative, la sua autonomia e indipendenza nelle attività di lavoro, sociali e ricreative. Inizialmente è essenziale che il paziente sia a conoscenza del suo quadro clinico, in modo da poter cambiare volontariamente le sue abitudini. Gli interventi mirano a controllare il dolore mettendo il paziente a confronto con la malattia. La modifica delle abitudini coinvolge il risparmio energetico, l’accettazione di sé, la protezione delle articolazioni, la gestione del dolore, il controllo dello stress, in combinazione con i principi biomeccanici che minimizzano le forze che favoriscono la comparsa di deviazioni e deformità. Fra i principi di base da affrontare è importante guidare il paziente per quanto riguarda il dolore, perché è a partire da questo che è possibile realizzare il cambio di attività. Insegnare al paziente il modo corretto per distribuire il carico in modo intelligente in ogni articolazione, con ausili tecnici specifici per l’artrite reumatoide, utilizzando gli oggetti con meno forza, evitando posture scorrette o cambiando il posizionamento, risparmiando energia, regolando le ore del giorno tra attività e riposo, svolgendo attività a un ritmo più lento, decidendo le priorità e delegando quando è necessario. Nel 7% dei casi l’artrite reumatoide può provocare l’interruzione del lavoro e per lo stress arrivano poi restrizioni sul carico di lavoro, perdita di opportunità di promozione, fallimenti più frequenti. Il modo più efficace per ridurre al minimo le complicanze legate al lavoro e mantenere la capacità di lavoro dei pazienti simile a quella della popolazione sana, è il trattamento precoce da parte di un’equipe multidisciplinare, insieme alle modifiche ergonomiche come la sostituzione di mobili con altri che garantiscono la postura corretta, il cambio di utensili con altri di peso inferiore o che necessitano di minor pressione, una consulenza sulla gestione dello stress e l’adozione di tecniche per far fronte alla situazione. Gli strumenti speciali per pazienti con questa patologia, gli adattamenti di utensili, la costruzione di stecche personalizzate e la riduzione dello stress articolare, consentono un miglioramento della realizzazione delle attività. Adattare gli utensili richiede attente analisi sviluppate dal terapeuta insieme al paziente. Bisognerà anche cambiare il modo di fare le cose. Prodotti elastici in neoprene favoriscono oggi l’utilizzo delle posate, utensili di scrittura, prodotti da bagno come spazzolini da denti e pettini. La sostituzione di bicchieri al posto delle tazze, i dosatori di sapone, gli adattamenti per l’abbigliamento, promuovono alterazioni significative nella vita quotidiana. Le stecche personalizzate promuovono il miglioramento del supporto articolare e la valutazione clinica si fa a seconda dei casi e secondo il suo scopo. Le indicazioni più comuni mirano al controllo del dolore, riduzione della rigidità mattutina, il miglioramento della deambulazione, le situazioni post-operatorie, l’allineamento e l’immobilizzazione. E’ essenziale avere in mente che l’autocoscienza e la cura di sé da parte del paziente contribuiscono all’efficacia del trattamento, perché la sua collaborazione può ritardare la ricomparsa dei sintomi, ridurre la disabilità, ridurre al minimo le conseguenze ed evitare soprattutto l’impatto dei sintomi sulle attività della vita quotidiana.

(Dra. Renata Thiesen de OliveiraTerapeuta OcupacionalClinica Vintersol)