La risposta dei distributori

pag12_GASOLINERACominciamo dicendo che non c’è nessun accordo di nessun tipo fra gli otto operatori che operano nelle Canarie. Tutti i combustibili derivati dal petrolio arrivano alle isole dalla Penisola, e quindi sopportano un sovraccosto rispetto al mercato europeo, non a caso le Canarie sono definite zona ULTRAPERIFERICA. La raffineria di Tenerife è purtroppo ferma e in questo momento serve solamente per l’immagazzinamento dei prodotti già lavorati. Oltretutto agli onerosi costi di trasporto vanno sommati anche quelli relativi al piccolo mercato in cui operare, un paio di milioni di abitanti distribuiti in sette diverse isole.

Poi a questi costi logistici se ne aggiunge un altro, sicuramente poco noto. L’obbligo che hanno gli stessi operatori di immagazzinare combustibili per poter affrontare 30 giorni di consumo in caso si verificasse un qualsiasi evento che dovesse interrompere il traffico marittimo verso l’Arcipelago o anche solo qualcuna delle isole Canarie. E questo mentre gli operatori della Penisola hanno sì il dovere di immagazzinare le scorte ma solo per 4 giorni. E’ poi evidente che, in ogni settore non sovvenzionato, i prezzi finali di qualsiasi prodotto, prima che vengano applicate le relative imposte, sono nelle isole superiori a quelli praticati in Spagna.

Il combustibile già beneficia nelle Canarie di una fiscalità ridotta, proprio per venire incontro ai consumatori che devono affrontare dei costi aggiuntivi legati alla posizione, ma volendo proprio avere lo stesso costo per i combustibili che ha la penisola, una possibilità sarebbe applicare la formula prevista per l’energia elettrica, dove il mercato nazionale e il bilancio dello stato si accollano in nome del principio di solidarietà il sovraccosto dell’insularità e della lontananza nella produzione, trasporto e distribuzione dell’elettricità stessa.

(elaborato da Franco Leonardi)