Ieri ho messo un post che parlava di droga…

pag01_mamma-e-figliaEra ironico, ma poi la discussione che ne è sortita è diventata seria e ci sono stati gli inevitabili scontri fra proibizionisti e repressivi e liberisti. Io sono per la liberalizzazione di qualsiasi droga e i motivi li ho già ampiamente spiegati. Di droga si muore da sempre. Nonostante i divieti, le leggi, le repressioni, i divieti. Si muore oggi e si moriva ieri, quando ero ragazzina io.

Perché si moriva anche allora, ai “bei tempi”. E direttamente per la droga. Quella vera. Ho avuto amici e amiche che si sono fatti di tutto, alcuni sono morti, altri si sono salvati, dopo lunghissimi e difficilissimi percorsi di recupero. Io non mi sono mai drogata, nemmeno una canna. E non perché fosse vietato per legge. Non mi ha salvata lo Stato, le sue leggi e i suoi controlli. Io non lo so cosa mi abbia salvato. Forse semplicemente culo. O magari il freno mi è stato installato in qualche modo dalla famiglia. Gente semplice, per niente autoritari. Genitori come tanti. O come pochi. Che non ascoltavo, o che pensavo di non ascoltare, ma che forse erano riusciti davvero a trovare il metodo. Ecco che oggi, da genitore, sono ancora alla ricerca di quel metodo (se c’è, se esiste). E oggi sbaglio, mi correggo, imparo ogni giorno, non mi arrendo e vado avanti.

Di una sola cosa sono sicura: con i divieti fini a se stessi non ottieni niente. Anzi.

I figli vanno amati, ascoltati, rispettati. Hanno una loro personalità diversa dalla nostra. Non sono “noi”. Non sono una nostra seconda chance. E non sono nostri coetanei, non sono nostri amici. Sono figli. Vanno corretti, hanno bisogno anche dei “no”. Hanno bisogno di esempi positivi e coerenti, di certezze, di sicurezze, anche di polso. Vanno tutelati ma non difesi a prescindere. Con gli insegnanti, gli allenatori, con i loro stessi amici. Vanno responsabilizzati. E vanno fatti sentire importanti, preziosi. Diversi da noi. Migliori di noi. Soprattutto nell’età dell’adolescenza, quell’età in cui siamo tutto e niente.

E sì, dobbiamo mettere in conto che commettano qualche cazzata. Come abbiamo fatto noi alla loro età. E’ proprio quello il momento in cui dobbiamo stargli ancora più vicini, non per giustificarli ma per capire e far loro capire se e come possono rimediare. Possiamo raccontargli i nostri, di errori. Mettendoci a nudo, invece di pontificare dall’alto del nostro piedistallo anagrafico; invece di limitarci a impartire punizioni militaresche. Questo è comunicare, creare empatia, conquistare e mantenere la loro fiducia.

E dobbiamo sapere che tutto questo potrebbe non bastare. Perché la vita è complicata, noi siamo complicati. Perché ci sono gli imprevisti. Perché non tutto è pianificabile, previsto e prevedibile.


Sicuramente non basta raccomandarsi di non fumare, di non drogarsi, di non ubriacarsi, di non fare questo o quello. Serve solo a ripulirsi la coscienza. E di coscienze sporche, ne ho viste e ne vedo tante.

(Elisabetta Scarpelli)