Bridge & Golf

Norberto Bocchi

Bridge e golf hanno molto in comune, e una delle somiglianze principali è il fatto che i due sport richiedano specifiche modalità di concentrazione.

I golfisti hanno bisogno di concentrarsi per un breve lasso di tempo su ogni colpo, circa 45 secondi, 70 volte in ogni gara per i migliori professionisti. I giocatori di bridge hanno bisogno di concentrarsi per periodi più lunghi con pause più brevi. Una partita di golf dura circa quanto una sessione di gara a coppie (o un segmento di 32 boards) di bridge.

Un’altra somiglianza fra le due attività (e questa è piuttosto divertente) è il commento. Per anni, gli esperti golfisti statunitensi sono stati considerati grandi favoriti sulle loro controparti europee prima di ogni gara. Dopo che gli europei hanno vinto la Coppa 6 volte su 8 a partire dal 1995, le trasmissioni di golf statunitensi si sono vagamente rese conto dopo tutto di non essere forse così favoriti.

Loro (gli esperti) sono diventati vittima di un gioco di numeri. Si sono resi conto che, ad esempio, gli Stati Uniti avevano 10 tra i migliori 20 giocatori del mondo, mentre l’Europa ne aveva solo tre (le cose sono diverse oggi!). Si sono resi conto che gli Stati Uniti avevano vinto 20 tornei importanti e l’Europa 2. Si sono resi conto che i giocatori statunitensi avevano vinto 20 PGA Tour contro 10 per gli europei. Guardando un incontro tra il giocatore numero 1 del mondo contro il giocatore numero 50, non vedevano partita. Ciò di cui non si sono resi contro è che in pratica la differenza tra il numero 1 e il numero 50 è un tiro per gara (o meno dell’1%). Quindi non c’è motivo di stupirsi se il numero 50 batte il numero 1. E ancora più sciocco è arrabbiarsi se il numero 40 batte il numero 20. Più importante dei numeri è lo stato di forma dei giocatori.

Abbiamo raggiunto una situazione simile nel bridge, specialmente in tornei come Spingold e Vanderbilt. In questi eventi, come, ad esempio, nel World Match Play di golf, ogni squadra (giocatore) ha un numero di seed. Quindi, in teoria, una squadra con numero di seed 20 che batte la squadra numero 10 crea stupore. Niente di più lontano dalla verità. Basta guardare il Vanderbilt 2011 in cui ciascuna delle prime 16 squadre avrebbe potuto vincere e nessuno si sarebbe stupito. Qualcuno forse si arrabbierebbe se la squadra Fleischer (#7), vincitrice delle USBF 2010 per qualificarsi USA1 nella successiva Bermuda Bowl, che ha tra i suoi membri Levin-Weinstein, vincitori delle World Open Pairs 2010 e classificati primi e secondi nelle ultime due edizioni del Cavendish Invitationals, e sotto ogni aspetto la coppia più emozionante del mondo, battesse una squadra con un seed migliore?

Ebbene anche il mondo del bridge sembra essere caduto vittima di questo gioco di numeri, per cui la vittoria di Kang #41 su Gordon #23 viene considerata molto più inaspettata (della sua precedente vittoria su Jansma #24) e la vittoria di Grue #21 su Cayne #4 viene considerata molto sorprendente. Prima di tutto, la squadra Kang era piuttosto sconosciuta negli Stati Uniti prima di Louisville, quindi ci voleva più prudenza nel fare pronostici. Inoltre, la squadra Grue “fronte a quattro” schierava Grue e Cheek, una delle migliori coppie statunitensi, e Del Monte – Bakhshi, due dei migliori giocatori australiani e inglesi, rispettivamente. E’ certamente vero che Duboin-Sementa e Lauria-Versace figurerebbero in ogni lista delle “10 migliori coppie del mondo”, ma secondo noi, non può essere considerato inaspettato perdere contro quei quattro. Forse sì, in una finale della Bermuda Bowl a 160 board, ma non in una partita di Vanderbilt a 64 board.


John Carruthers

(Edizione italiana a cura di Laura Cecilia Porro per Neapolitan Club)