L’inquisizione nelle Canarie

pag30_inquisizioneQuesto mese l’arca del mistero vuole approfittare delle feste religiose per investigare su alcuni segreti della santa romana chiesa nelle sette isole delle Canarie. Vogliamo segnalare prima di tutto che tutti i dati che porteremo a conoscenza del pubblico sono basati su documenti ufficiali della stessa chiesa, e ci scusiamo se qualche persona dovesse sentirsi offesa dalle nostre rivelazioni. Per entrare nel contesto segnaliamo che secondo gli archivi dell’Inquisizione Spagnola solo alle Canarie si sono verificati più di 200 casi che hanno visto coinvolti membri del clero con trasgressioni dei voti di castità in apparenza spinti dal demonio. A conseguenza di alcune di queste trasgressioni, spesso le suore davano alla luce figli che, non potendo essere riconosciuti ufficialmente, venivano lasciati fuori dai conventi appena prima dell’alba, così che il primo passante vedendoli bussava al portone sostenendo che una madre sconsiderata aveva abbandonato un bebè durante la notte. In questo modo la madre poteva allevare il propio figlio all’interno delle sacre mura, apparendo come caritatevole agli occhi dei paesani del posto. Questo mese però ci dedicheremo a raccontare la storia di una suora particolare e causa di una relazione inquisitoriale tra le più estese scritte nell’Arcipelago. Ci troviamo nel 1741 nel monastero di santa Clara a Gran Canaria, dove una bambina di famiglia ricca viene lasciata insieme a 2 sorelle al compimento dei 13 anni e che prenderà poi i voti con il nome di suor Juana de San Bernardo Matos. Secondo le dichiarazioni della monaca successivamente confermate delle compagne di monastero, suor Juana chiede attraverso un rituale satanico di essere liberata dalla prigionia del convento con una forza tale da convocare uno dei sette principi degli inferi. Asmodeo è considerato dalla religione come l’angelo caduto legato al peccato della lussuria e promotore del tradimento e della libertà sessuale.  La ragazza viene convinta dal demonio a redigere un patto di sangue e sposarsi clandestinamente con lui. Nei 10 anni successivi continuò ad apparire moltissime volte e consumare atti carnali con la monaca fino a che la giovane ormai completamente in preda della lascivia chiede di rinnovare la promessa demoniaca ed Asmodeo accetta, facendole avere un rapporto completo con un mulo, al quale teneva le zampe posteriori per evitarle lesioni. Presa dal delirio di quella esperienza, iniziò in primis a rinnegare del tutto la fede cattolica e i voti presi, arrivando poi a commettere atti di lussuria sacrileghi, utilizzando un crocifisso ed altri oggetti sacri. Come regalo per la sua sottomissione Asmodeo le regala un anello con una piccola pietra incastonata e l’immagine di un piccolo demonio scuro, ordinandole di tenerlo sempre sul cuore, sostituendo così il crocifisso. Questo anello secondo le dichiarazioni era dotato di grandi poteri, infatti solamente toccandolo o vedendolo poteva convincere chiunque a commettere atti sessuali con la donna, oltre a poter renderla invisibile e permetterle di uscire dal proprio monastero. Grazie a questo anello riuscì a far cadere in tentazione molti ecclesiasti anche di alto livello, oltre a uomini sposati. Dopo altri 15 anni di depravazione la monaca, durante una confessione, rivela tutto l’accaduto a Don José Marieu, il quale avvisa immediatamente la Santa Inquisizione che, il 9 maggio del 1770, inizia un processo registrato con l’atto inquisitoriale numero 37. I fatti raccontati sono così straordinari da indurre i giudici a far peritare lo scritto con il quale era stato firmato il patto malefico, e la conclusione degli esperti coincide con il racconto della donna, affermando che era stato scritto con il  sangue e risale all’epoca da lei menzionata. Il tribunale l’accusa quindi di atti di eresia, lussuria, apostasia, idolatria e blasfemia, però inaspettatamente l’assolve da tutti gli atti raccontati e anche per tutti gli atti commessi e da lei dimenticati, imponendole però l’obbligo di compiere un’ammenda salutare e medicinale nel convento. In effetti abbiamo voluto proporre questo caso per sottolineare come la Santa Inquisizione aveva due unità di misura diverse in base al fatto che l’inquisito fosse o no appartenente alla chiesa. Se fosse stata una povera contadina sarebbe finita al rogo per molto meno, mentre essendo una monaca se la cavò con un’alimentazione corretta e l’interruzione della lascivia giovanile.

(Loris Scroffernecher)