Capitolo 3- da Huelva a Tenerife

pag21_VIAGGIO_DSC_0016-(2)-copia18 aprile 2015, sveglia di buon’ora, dopo la consueta colazione in hotel, il duro compito di ricaricare i bagagli sulla moto per dirigerci verso il porto, dove ci attendeva la seconda nave del nostro viaggio, la compagnia Naviera Armas che ci permetterà di raggiungere la nostra meta prefissata, Tenerife in mezzo all’Oceano Atlantico sorella di altre sei isole che la circondano.

La partenza dall’hotel Conde di Huelva e sotto la nave Armas prima di salire a bordo

Ed eccoci qua per il nostro secondo check-in da effettuare sulla nave, dopo le solite manovre di salita e di sistemazione nonché di un nuovo scaricamento di bagagli che un paio di ore prima avevamo caricato. Ancora una volta su una nave, questa volta per un viaggio molto più lungo quantificato dalla compagnia in 36 ore, già questo è sufficiente per scoraggiare chi come me odia fare percorrenze senza i propri mezzi, aggiungi anche quasi due giorni in mezzo all’oceano, la vedevo davvero dura. Convinto o no, eravamo già sul ponte della nave, direi abbastanza accogliente, completa di tutto compreso le diverse attrazioni e spettacolini a bordo, ma in quel momento il nostro sguardo ancora una volta veniva proiettato verso la scia di quella nave che lentamente stava lasciando il porto di Huelva e quindi significava che ci stavamo allontanando sempre di più dall’Italia. Avevamo percorso circa 3000 km di strada fino a quel momento, più le miglia marine trasformate in km fino a Tenerife, sommavamo 4500 km. Ma intanto la nave era già nel bel mezzo dell’oceano, intorno a noi solo mare e poi ancora mare, facciamo un giro per visitare la nave e tra corridoi, bar, ristorante, saletta spettacoli ed aria condizionata a palla, decidiamo di trascorrere un po’ di tempo in cuccetta, cercando di riposare un po’, nella mente scorrevamo tutti i momenti trascorsi durante il viaggio fino alla fine della Spagna, come anche la nostra vita ed i nostri affetti oramai lontani da noi. L’unica nota dolente di quella nave, tralasciando la noia, era quella musica latino americana che insistentemente eravamo costretti di ascoltare ovunque andassimo compreso nella toilette, infatti avevo pensato per un momento di lanciare in mare sia il dj che la sua strumentazione, l’unica tregua era la notte che finalmente potevamo ascoltare solo il rumore del mare. Passata la notte si esce a fare colazione nella sala ristorante, mentre guardavamo l’ora che non passava mai, per fare scorrere il tempo l’unica soluzione era quella di polleggiarsi sugli sdrai al sole sulla prua e lentamente si cominciava a vedere qualcosa all’orizzonte oltre al mare, eravamo finalmente nelle vicinanze delle isole Canarie. Erano le 15:30 del giorno successivo, quando si vide questa terra che si avvicinava sempre di più non era altro che l’isola di Lanzarote, le nostre speranze di essere arrivati furono immediatamente smontate, quando il capitano della nave annunciava che l’arrivo a Tenerife era previsto verso le 24:00, volevo gettarmi dalla nave dallo sfinimento.

Le foto dell’arrivo a Lanzarote, del porto e della ripartenza da Lanzarote

Tra un arrivo ed una partenza da un’isola all’altra, finalmente la nave entra nel porto di Santa Cruz a mezzanotte e dintorni, significava aver trascorso 39 ore a bordo, un incubo senza mai fine, usciti dalla pancia di quella nave come Cristoforo Colombo baciai la terra e ci inoltrammo nella Santa Cruz by night, ovviamente non avendo nessun punto di riferimento ci affidammo al consiglio di un benzinaio per un alloggio ed indovinate un po’ come si chiamava l’hotel? Ma “NAUTICO” naturalmente, con tanto di navi ed imbarcazioni varie ovunque compreso i copriletti con l’ancora, stava diventando quasi una persecuzione. Comunque entrati in nave ops! volevo dire in camera, e abbracciati da Morfeo immediatamente partimmo per un sonno ancora con l’effetto galleggiamento.

(Tommy & Biba)