RECENSIONE: 007 Spectre

pag14_FACEBOOK.2Premessa: non sono un critico cinematografico e questa non è una recensione, ma piuttosto una serie di frettolose considerazioni, soggettive, sull’ultima pellicola di 007. Ma siccome sono un vecchio appassionato (anzi, un vero e proprio “maniaco”) delle avventure dell’agente segreto più famoso del mondo, ho letto e riletto tutti i romanzi di Fleming, oltre a quelli scritti da altri autori dopo la morte del “vecchio maestro” Ian, e ho rivisto decine di volte tutte le pellicole di James Bond, ritengo di essere intitolato a postare questo commento che spero vi possa essere utile per valutare il film. Anche perché, come molti di voi sanno, scrivo a mia volta dei thriller e una certa conoscenza dell’argomento ce l’ho. Dicevo questa mattina che SPECTRE mi è piaciuto, molto. Forse anche perché prima della proiezione avevo raccolto alcuni pareri non del tutto entusiastici di amici e conoscenti che l’avevano visto il giorno della prima proiezione. Soltanto la prima scena girata a Città del Messico nel Día de los Muertos – il lungo prologo ormai familiare agli appassionati di 007 – vale il biglietto. Del resto Sam Mendez (aveva già diretto SKYFALL) è uno dei miei registi preferiti. Bene: SPECTRE mi è piaciuto perché in questa ultima ma “non ultima” pellicola (seguiranno certamente altri film della saga cinematografica più duratura della storia) prosegue il riavvicinamento di James Bond al personaggio tracciata da Ian Fleming nei suoi indimenticabili romanzi. Una dimensione che, oggettivamente, nelle precedenti puntate, sino all’avvento di Craig nei panni di Bond, si era perduta; ammesso che fosse mai esistita. SPECTRE regala allo spettatore il giusto blend di azione – un ingrediente irrinunciabile in un film spionistico, soprattutto in quelli bondiani – indagine e approfondimento psicologico di un personaggio che nei romanzi era complesso e pieno di zone grigie. Complessivamente convincente la trama, cui si perdona volentieri qualche piccolo “buco”. Bella l’idea di un ritorno del cattivo per eccellenza, ovvero Ernst Stavro Blofeld, il capo assoluto della Spectre sempre accompagnato dall’inseparabile gatto bianco, nato dalla fantasia di Fleming (nei romanzi Blofeld compare solo tre volte sino alla sua uccisione da parte di Bond al termine di un avvincente scontro di arti marziali e katane) e recuperato tante volte nei film, dove spesso il copione lo faceva resuscitare. Era poi scomparso dai film di 007 perché la casa di produzione non deteneva i diritti su quel personaggio; problema solo recentemente risolto. Se proprio si vuole trovare una pecca, pare non del tutto plausibile la spiegazione che viene offerta in SPECTRE allo spettatore sull’antico e contrastato rapporto che lega inscindibilmente Bond a Blofeld. Belle e ottimamente realizzate le scene “action” del film, inclusa quella della lotta senza esclusione di colpi tra Bond e il formidabile – in tutti i sensi – villain Mr. Hinx (interpretato da Dave Bautista, ex lottatore di wrestling ed esperto di arti marziali) che nel film utilizza un’altrettanto formidabile pistola automatica a doppia canna AF2011. Infine, apprezzabili le performance del nuovo “M” (un ottimo Ralph Fiennes, già apparso in Skyfall e subentrato a Judi Dench nel ruolo di capo del programma “doppio zero”) e di “Q” che in questa pellicola vede espandersi notevolmente il proprio ruolo, diventando uno dei co-protagonisti. Della breve apparizione di Monica Bellucci mi limito a evidenziare che è una bellissima cinquantenne; sulle sue capacità di recitazione e dizione preferisco sorvolare. Molto più seducente l’altra “Bond girl” Swann, la tormentata figlia di una vecchia conoscenza di Bond (Mr. White, già visto in altre pellicole della serie), interpretata da una “ottima” Lea Seydoux. Vi lascio con una dichiarazione di Naomi Harris (Moneypenny): “Craig è un ottimo Bond, ha questa vulnerabilità che gli permette di dare un’interpretazione stratificata che non abbiamo visto nei Bond del passato”. Buona visione.

(Pietro Ballerini Puviani) con Anna Vittoria Mattioli