Il Carnevale di Roma.

Sette secoli di tradizione centrali di Roma e d’Europa erano stati cancellati con l’unità d’Italia; da allora, in quasi 140 anni, il Carnevale Romano era stato pressoché dimenticato.

L’evento centrale della vita di Roma sin dal Medio Evo, per il quale nel XV secolo era stato creato il nuovo centro della città, che aveva visto artisti del calibro di Donatello, Brunelleschi, Sangallo, Bramante, Raffaello, Michelangelo, Copernico, Ariosto, Tasso, Goldoni adoperarsi per i fasti dei loro papi, era ormai sostituito dalle mascherine di Zorro o D’Artagnan, quando non da dragoni cinesi.

Pochi eruditi e grandi appassionati di storia della città ne raccontavano le gesta, rimandando gli increduli uditori agli scritti di Goethe, Stendhal, Dickens, Dumas, ai quadri di Shor, Orloy, Caffi, Pinelli, all’ouverture di Berlioz e alle numerose stampe che ancora si possono trovare nelle botteghe specializzate del centro della Capitale. Da un incontro quasi casuale tra il sottoscritto e Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della città di Roma nel dicembre 2008, scattò la scintilla – un po’ folle e visionaria – della comune volontà di recuperare l’immensa tradizione del Carnevale Romano come l’evento che più di ogni altro aveva incarnato la passione, la spettacolarità e la sofferenza insita nel rapporto uomo-cavallo nella Capitale.

Da qui, nella realizzazione degli eventi, in cinque edizioni è stata sviluppata una strategia culturale basata su un duplice binario parallelo quanto affine: da un lato un continuo rinvio al cavallo come protagonista indiscusso dei fatti carnascialeschi lungo i secoli, attraverso eventi e manifestazioni filologiche, quasi cerimonie tradizionali di rivisitazione dei fasti papali che furono, in quei medesimi luoghi nel Carnevale Romano; dall’altra il recupero o il rilancio delle grandi tradizioni equestri nazionali, spesso costrette a vivere ai margini delle manifestazioni sportive legate al cavallo, ma per noi più dense di significato di queste: le origini italiane dell’arte equestre alla fine del XV° secolo; gli immensi contributi della tradizione militare italiana al patrimonio equestre internazionale; la cultura del cavallo come compagno di vita e di lavoro, rappresentata nella nostra regione dai butteri.

I racconti che ne sono scaturiti nel rinato Carnevale Romano hanno determinato quell’interesse che la progressiva colpevole eliminazione degli spazi fisici e culturali dedicati al cavallo nel nostro paese ha contribuito a far divenire vero e proprio emozionato stupore: quasi un fiume carsico che esplode a ritrovare la luce del sole.

Undici giorni di maschere, artisti di strada, saltimbanchi, fuochi d’artificio barocchi, Commedia dell’Arte, sfilate, musica, danza e, soprattutto…. eventi equestri come non se ne erano mai visti in un palcoscenico urbano unico quale è Piazza del Popolo a Roma, ombelico del mondo ai tempi della Roma papale, porta di uscita delle legioni romane dell’antichità e porta di entrata per milioni di pellegrini attraverso i secoli della cristianità.


Tanti eventi in un luogo tanto splendido, quanto incredibilmente scomodo, comportano un impegno gravosissimo da parte di tutti, ma soprattutto per noi “equestri”: spostare oltre 1200 cavalli in undici giorni da Villa Borghese – dove i cavalli sono alloggiati – a Piazza del Popolo durante il periodo invernale comporta tanto impegno, fatiche e sacrifici. Tutti i professionisti e gli appassionati dell’Accademia del Teatro Equestre che contribuiscono alla realizzazione dell’evento costituiscono davvero una squadra compatta e votata alla manifestazione, che viene percepita con grande senso di appartenenza.

Un milione di persone intorno ai cavalli, oltre 4.000.000 di persone che hanno visualizzato il post relativo al promo di presentazione dell’evento su Facebook: cifre spaventose anche per noi, ma che non rendono conto della qualità tecnica, spettacolare e soprattutto umana dell’evento. Al di là degli approfondimenti culturali in tutti gli eventi spettacolari, della selezione dei partecipanti per qualità, livello e compatibilità all’interno dei vari eventi, l’utilizzo simultaneo di moderne tecnologie e varie forme di arte che interagiscono con il cavallo all’interno di architetture straordinarie, credo siano i sorrisi dei bambini, gli applausi delle tante persone disposte a sfidare il freddo e la pioggia, gli sguardi commossi e sinceri dei colleghi ed amici presenti, quanto gli apprezzamenti positivi di tante persone sui mezzi di comunicazione a rendere la vera cifra e la portata epocale dell’evento.

Culture diverse, lontane e distinte legate al cavallo hanno saputo unirsi in un grande progetto comune e che sentono singolarmente proprio: dagli artisti equestri ai butteri, dai professionisti del dressage alle scuole pony, dai ragazzi di scuderia all’amministrazione di Roma Capitale, dalle truppe a cavallo delle forze militari e di polizia, fino agli alti vertici di comando degli stessi, per non parlare di media partner e pubblico, hanno tutti sapientemente e passionalmente contribuito con forza alla grandiosa riuscita dell’evento.

Il cavallo è tornato a Roma, protagonista amato e voluto nel centro della città. Se gestito con il rispetto che a questo nobile animale si deve e protetto unitamente e con riconoscimento reciproco dalla comunità del Carnevale, ci rimarrà per sempre.

LA SFILATA RINASCIMENTALE

La tradizionale inaugurazione dei grandi eventi carnascialeschi della Roma papalina rinascimentale viene riproposta filologicamente nei medesimi luoghi: da Piazza del Popolo, dove aveva origine la Corsa dei berberi, la sfilata, coordinata da Alessandro Salari per l’Accademia del Teatro Equestre, ha come protagonista indiscusso – oggi come ieri – il cavallo.  Cavalieri in costume rinascimentale selezionati dal Teatro dell’Opera di Roma, carrozze, artisti equestri, attori della commedia dell’arte; ma anche realtà culturali come i butteri laziali e i rappresentanti di enti ed associazioni equestri, gruppi storici, compagnie teatrali nonché  la prestigiosa presenza dei corpi militari che hanno fatto la grande storia della cavalleria italiana. L’evento preferito dai romani e un’emozione infinita per grandi e piccini.

BIMBI

La Sfilata in maschera ha rappresentato il momento più popolare e carnevalesco tra gli eventi dedicati ai bambini con oltre 130 coloratissimi pony per le vie centrali della Roma barocca. Molto interessante il più tecnico e competitivo Pony Talent Show, prima tappa di avvicinamento allo spettacolo equestre per tanti giovani che sognano, da grandi, di fare gli artisti a cavallo.

LA GRANDE STORIA DELLA CAVALLERIA MILITARE ITALIANA

I militari e le forze di Polizia sono di casa nel Carnevale Romano, dove possono esibire le proprie capacità equestri in un percorso a volte comune di ideazione e sperimentazione. Da 5 anni si rendono protagonisti nel narrare l’immenso patrimonio nazionale legato all’equitazione militare, spesso più conosciuto all’estero che in Patria.

GLI SPETTACOLI SERALI

Grande calore, riconoscimenti ed applausi per il tradizionale spettacolo equestre “I cavalli di Roma” con la regia di Umberto Scotti, che si è tenuto nei primi giorni di Carnevale.

Per chiudere il Carnevale, tutto il sapore dell’Andalucia con “Pasion y Duende del Caballo Andaluz” di Cordoba Ecuestre, spettacolo proveniente dalle Cavallerizze Reali di Cordoba di alto livello tecnico e spettacolare che rappresenta a 360° le tradizioni equestri spagnole. Le proiezioni architetturali in 3D sulla fontana della Dea Roma sono realizzate da Unità C1 e pensati da Maria Baleri, come tutto l’insieme della realizzazione dello spettacolo a Roma.

I POMERIGGI DI ARTE EQUESTRE

I pomeriggi di arte equestre sono un orgoglio per tutti noi del Carnevale. Pensati con intento storico e formativo sull’arte equestre e sulle peculiarità dello spettacolo equestre verso un pubblico spesso totalmente digiuno di conoscenze al riguardo, si sta contemporaneamente trasformando in una grande palestra innovativa per gli stessi protagonisti, con momenti di grande spettacolarità.

ORGOGLIO BUTTERO

La giornata dell’Orgoglio Buttero è sempre tra le più commoventi; una cerimonia delle tradizioni della Maremma, celebrata proprio sotto quella porta da cui i butteri per secoli entravano a Roma per portare le vacche al mercato vaccino, che si trasforma in una competizione spettacolare tra le principali realtà buttere della regione, sempre molto apprezzata dal pubblico che gremisce le tribune, il Pincio ed ogni spazio disponibile.

(Marco Lepre)