logo_stranomaveroIeri, le pagine de “La Settimana Enigmistica”, Strano ma vero e Forse non tutti sanno che…, corrispondevano un po’ ai Social Network di oggi: notizie flash che ci portavano in mondi curiosi, a volta stupefacenti e che si leggevano piacevolmente anche per via delle vignette che accompagnavano le parole. Insomma, quelle rubriche ci rendevano partecipi attraverso una cultura semplice e popolare.

Oppure se qualcuno citava una frase di Oscar Wilde, o spiegava il beneficio del potassio della banana, o raccontava di Napoleone che perse a Waterloo a causa dell’esplosione del vulcano Tambora un anno prima, appariva come fautore di una cultura cercata sui libri per passione, magari con fatica, uno studioso ammirevole, e veniva considerato affidabile e dispensatore di utili notizie.

Persino raccontare una barzelletta denotava una memoria allenata per ricordarle.

L’altro ieri (diciamo attorno al 1800) un cittadino medio riceveva circa dieci input/notizie al giorno. Quel giorno sentiva di una grandine sui campi, di un treno deragliato, di una nuova scuola, di una nuova moda in città, di una nuova medicina… Notizie che metabolizzava, giudicava, discuteva, valutava con calma.

 

Oggi


Veniamo violentati sempre più da troppi “Strano ma vero” moltiplicati in maniera esponenziale e che, alle volte, ci propinano con trucchi di impaginazione, o sono “bufale” per screditare, o “pop up” sempre più infingardi… Oggi la cultura che ci inviano (e che, ahimè, ribaltiamo subito) è ormai di sole frasi fatte, luoghi comuni, citazioni stringate, aforismi qualunquistici… Una decina di parole tratte da chissà chi, da un tomo ben più significativo. Una McDonaldizzazione del nostro palato intellettuale. Oggi il cittadino medio (è provato) riceve circa cinquecento input/notizie al giorno, che non riesce più a metabolizzare, giudicare, discutere, valutare. Oggi le battute si sprecano e non ci ricordiamo più di quelle lette ieri e neanche di chi le ha postate su Facebook per ritrovarle. Oggi chi ha letto tutto “L’importanza di chiamarsi Ernesto”? O una biografia su Napoleone?

Cosa stiamo diventando? Se dovessi scrivere un romanzo di fantascienza, Metropolis o 1984 sarebbero romanzi rosa al confronto. Non esisterebbe più la frase: “nacque, visse, morì”. Bensì: “fu creato in provetta, reso spugna, smembrato”.

Ho scritto queste righe per suggerire ad ognuno di diventare univoco, togliersi dall’essere un eteronimo (o uno pseudonimo che è ancora peggio). Ritrovare la famiglia, un Libro (con la L maiuscola) letto sino alla fine, realizzare cos’è una stretta di mano (che sia per amicizia o per un affare). Sono convinto che chi va ad abitare alle Canarie, al di là di tutti i perché, cerca il proprio nome.

(Andrea Maino)