Permis de conduireIn un più ampio pacchetto normativo voluto dalla Commissione Europea, al fine di garantire in concreto la libera circolazione dei cittadini sul territorio europeo, incrementare le misure di sicurezza stradale e contrastare la falsificazione o contraffazione di dati relativi a veicoli e conducenti, è stata emessa la Direttiva 2006/126. Tale Direttiva ha stabilito innanzitutto il principio di validità di tutte le patenti di guida comunitarie  sull’intero territorio dell’Unione Europea ed introdotto alcune importanti novità come la sostituzione obbligatoria a partire dal 2013 delle patenti in formato cartaceo con patenti in formato tessera plastificata, per renderne più difficile la contraffazioni, o la standardizzazione dei criteri contenuti nelle medesime, per agevolare l’identificazione della categoria di patente e del conducente, o ancora la creazione di un sistema elettronico di scambio dati a livello europeo tra le varie amministrazioni nazionali per velocizzare eventuali verifiche.

La Direttiva (art. 7 paragrafo 2) ha inoltre stabilito, sempre a partire dal gennaio 2013, l’unificazione dei termini di validità della patente di guida per tutti i paesi della Comunità. Le patenti AM, A1, A2, A, B, B1 e BE (gruppo 1) rilasciate o rinnovate a partire da tale data avranno dai 10 a 15 anni di validità e le patenti C, CE, C1, C1E, D, DE, D1, D1E (gruppo 2) fino a 5 anni di validità. A riguardo la Direttiva (art. 2, comma 2) specifica anche che: “Allorché il titolare di una patente di guida nazionale in corso di validità sprovvista del periodo di validità amministrativa di cui all’articolo 7, paragrafo 2 acquisisce la sua residenza normale in uno Stato membro diverso da quello che ha rilasciato la patente di guida, lo Stato membro ospitante può applicare alla patente i periodi di validità amministrativa di cui al detto articolo rinnovando la patente di guida a partire da due anni dopo la data in cui il titolare ha acquisito la residenza normale nel suo territorio.”

Alla luce di tali disposizioni il Reale Decreto 818/2009, con il quale la Spagna ha recepito la Direttiva europea nel proprio ordinamento, prevede:

  1. la conversione (o “canje”) obbligatoria delle patenti di guida con validità indefinita o con periodi di validità superiori a 15 anni per gli autisti del gruppo 1 o superiori  a 5 anni per quelli del gruppo 2, entro due anni dalla data di ottenimento della residenza. Facciamo un esempio concreto: il cittadino italiano titolare di una patente di guida appartenente al gruppo 1 con una validità indefinita o superiore a 15 anni e con residenza legale in Spagna ottenuta il 6 giugno di 2014 dovrà rinnovare il suo permesso di guida a partire dal 6 giugno di 2016; la conversione consiste nel rilascio di una nuova patente spagnola recante i termini di validità europei.
  2. La conversione facoltativa delle patenti di guida con validità fino a 15 anni, per gli autisti del gruppo 1 oppure fino a 5 anni per quelli del gruppo 2. Facciamo un esempio concreto: il cittadino italiano residente in Spagna titolare di una patente di guida di categoria B con una validità di 10 anni non sarà obbligato ad effettuare alcuna conversione. Potrà farlo, qualora lo ritenga opportuno, rivolgendosi alla Jefatura Provincial de Tráfico della provincia di residenza oppure potrà conservare la patente italiana fino alla scadenza e sostituirla solo allora con la patente spagnola. Quali possono essere i vantaggi della conversione anticipata della patente? Diciamo che consistono sostanzialmente nell’evitare possibili inconvenienti o ritardi in sede di rilascio del duplicato per smarrimento, furto o distruzione, dovendo le autorità locali (nel caso in cui la patente smarrita, distrutta o rubata sia italiana) procedere alle opportune verifiche presso gli uffici amministrativi competenti in Italia prima di poter rilasciare un nuovo documento.

Per concludere va detto che si sono verificati casi in cui cittadini europei (italiani e non) residenti in Spagna, benché muniti di patente in corso di validità e non rientranti nelle categorie con obbligo di conversione, siano stati multati proprio per mancata conversione. Tali casi sono dovuti ad un’errata interpretazione ed applicazione della normativa vigente (sia della Direttiva europea che del Decreto attuativo della medesima) da parte delle autorità locali e sono chiaramente passibili di ricorso amministrativo.

(Avv. Elena Oldani)

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