PAG01_Canone-rai-600x300L’ultima porcata italiana è quella del canone Rai infilato nella bolletta della luce. La Rai è come l’Araba Fenice, risorge sempre dalle ceneri dei suoi fallimenti e deficit, pagati lautamente dai contribuenti.

La Tv di Stato è veramente paragonabile alla tassa sul macinato: “Essa – ha scritto il mio amico Sandro Scoppa – a ben vedere, non si discosta molto da quella gabella che, a partire dal 1869, fu voluta da Cambray-Digne e da Quintino Sella, per far fronte alle impellenti necessità finanziarie del Regno, essenzialmente per il grave deficit di bilancio determinato dalle necessità della forzata unificazione e poi dalla guerra del 1866 con l’Austria”.

Il tributo da versare per la Radio Televisione Italiana, sondaggi e inchieste alla mano, è tra le gabelle più odiate, da tempo immemore. In un mondo globalizzato in cui si possono guardare – via satellite – centinaia di televisioni italiane ed estere a costo zero esso si dimostra anacronistico. Il telespettatore dell’era moderna è disposto sì a pagare – vedansi i casi di Sky e Mediaset premium – per godersi un bel programma in poltrona, una partita di football per esempio, ma lo fa in quanto cliente consapevole della sua scelta, non perché glielo impone Murdoch oppure Berlusconi.

Purtroppo, i legislatori si sono inventati un tranello per costringervi a versare l’obolo: il canone non è un canone, ma è una tassa sul possesso della televisione (ed ora persino del tablet, computer e smartphone con scheda video).

Se prima ne avevate piene le scatole, potevate comunque liberarvene, inviando una raccomandata all’URAR di Torino. Dal 2016, invece, han pensato di rifilarvela in 10 rate tra una voce e l’altra della fattura dell’Enel, già malfamata perché vi costringe a pagare le tasse sulle tasse.

La Rai è lo specchio dell’Italia, un paese ufficialmente fallito, ma tenuto in piedi a suon di debito pubblico, di gabelle e di salassi nei confronti dei risparmiatori. La Rai è la quintessenza della politica italiana, tutta promesse e prese per i fondelli, tutta chiacchiere e distintivo, finanche democratica. Vent’anni fa, venne chiesto al “popolo italiano” se voleva privatizzare il carrozzone pubblico. La maggioranza dei votanti disse di sì, vendete quella robaccia! Risultato? Il baraccone è vivo e vegeto, costa sempre di più, è infarcito di parassiti di ogni risma e colore. Per giunta, ora vi tocca pure mantenerlo anche se ve ne state all’estero, ma avete commesso l’errore di tenere una casetta nel vostro paesello natìo. A meno che non vi prendiate la briga di dimostrare all’amabile Agenzia delle Entrate che il televisore non lo avete proprio.


(Leonardo Facco)