I motivi del successo di “Quo vado” che in Italia batte ogni record

pag29_QuoVadoPerché Checco è uno di noi e il posto fisso è ancora un mito

Prosegue il trionfo di “Quo vado”, l’ultima creazione cinematografica del duo Nunziante-Zalone. In meno di 15 giorni il film ha stracciato ogni record d’incasso, veleggiando rapidamente, di giorno in giorno, oltre i 60 milioni. Un film di così eclatante successo non si era mai visto finora nella storia del cinema italiano. Decisivi sono stati senz’altro l’accurata professionalità nel lancio e l’utilizzo delle 1500 sale cinematografiche coinvolte su tutto il territorio nazionale. Un numero pari al 60% del totale. Ma nessun record si sarebbe battuto se non ci fosse stato il prodotto giusto al momento giusto, cioè un film che vuol far ridere e fare cassetta con professionalità e onestà. Per giunta senza essere volgare.

“Quo vado” non è un capolavoro e nemmeno il miglior film del duo vincente Nunziante-Zalone (il regista e l’interprete) ma fa ridere e soprattutto testimonia, con notevole capacità di sintesi, gli essenziali tratti antropologici che caratterizzano il nostro Paese: da una parte l’italiano medio, bamboccione asociale e diseducato, dall’altra la strana Repubblica fondata sulla trasgressione e sul posto fisso elargito, a spese del vessato cittadino-nemico-contribuente, dal politico di professione all’aspirante lavoratore scansafatiche e scansaresponsabilità, tendenzialmente corruttibile, in cambio del voto politico per la “definitiva” sistemazione economica di entrambi.

Il film contiene molti elementi che parlano al subconscio dello spettatore e rendono automatica l’identificazione con la storia e col protagonista: il mito del posto fisso, la soppressione per legge dell’Ente pubblico per cui Zalone lavora e la sua conseguente messa in mobilità, il conflitto che nasce a livello di mobbing per la sua espulsione dal posto fisso, l’odissea del povero lavoratore da licenziare inviato nei luoghi più disagiati della penisola, a contatto con fenomeni mafiosi e d’immigrazione, e persino in Norvegia dove ha occasione di scoprire comportamenti più compatibili con la modernità e con la civiltà nei confronti dell’ambiente, dell’altro sesso anzi degli altri sessi… Un eroe, Zalone, tutto nazionale, insomma, che resiste ad ogni attacco e nella lotta e nella resistenza trova persino l’amore di una giovane ricercatrice, connazionale all’estero. E poi? E poi tutto avviene all’italiana in parallelo alla ricomposizione mediatico-televisiva, al Festival di Sanremo, dell’idillio Romina-Albano che focosamente appassiona il pugliese Checco più di una partita di calcio. Il soppresso o sopprimendo Ente Provincia cambia denominazione e il nostro eroe torna in possesso della sua amata scrivania  e dei prosciutti, dei salami, dell’olio, del vino e delle quaglie che gli utenti del servizio caccia e pesca, assessorato per cui lavorava, gli donavano in cambio delle licenze di caccia e pesca. In una parola, la chiave di lettura del successo senza precedenti è questa: Checco Zalone è uno di noi. Uno di noi che nella parte conclusiva del film ha finanche un inatteso scatto di reni che stupisce e diverte lo spettatore fino alla sequenza finale.

In ultimo, oltre alle musiche dello stesso Zalone, sono da segnalare i due caratteristi d’eccezione che contribuiscono al successo di “Quo vado”: Lino Banfi nella parte dell’onorevole che suggerisce i vari  espedienti per difendere la sacralità del posto fisso e Maurizio Micheli nel ruolo del padre di Checco. La ricercatrice italiana all’estero che s’innamora del nostro Buster Keaton all’italiana è la bella e garbata Eleonora Giovanardi, allevata alla scuola di un altro maestro di comicità come Maurizio Crozza. Il regista, citato all’inizio, è ormai una garanzia di nome Gennaro e di cognome Nunziante e il film rappresenta già, per produttori e registi, insieme un incubo e un record da battere.

(Paolo Gatto)