pag04_o-WOMEN-AT-WORK-facebookEssere un lavoratore autonomo in Spagna è caro. La maggior parte dei lavoratori autonomi paga come minimo 264,44 euro al mese (dati relativi al 2015) solo di Seguridad Social. Dovendo pagare la suddetta quota, nonché le ulteriori imposte previste (irpf, iva/igic etc.), se le entrate sono basse svolgere un’attività indipendente in forma legale può risultare difficile. Per farsi una idea approssimativa, per ottenere un netto di circa 1000 euro è necessario fatturarne almeno 2000.

Tuttavia, prima di decidere di fare parte dell’economia sommersa esistono alternative che meritano di essere prese in considerazione. Benché per potere emettere una fattura, in generale, sia indispensabile risultare iscritti presso Hacienda e presso la Seguridad Social come autonomi, in quest’ultimo caso esiste la possibilità di evitare l’iscrizione con il conseguente risparmio della quota mensile. Tale possibilità è offerta dal Decreto 2530/1970, che regola lo specifico regime previsto dalla Seguridad Social per i lavoratori autonomi (RETA), il cui art. 2 recita:” Sarà considerato lavoratore autonomo colui che realizzi in forma abituale, personale e diretta una attività economica a scopo lucrativo […]”. Questa formulazione in astratto permetterebbe di fatturare schivando la SS qualora l’attività in questione non fosse abituale. Tuttavia, poiché il testo normativo non indica espressamente nessun criterio concreto per operare tale distinzione (come per esempio un numero massimo di ore di lavoro mensili), quando una attività può considerarsi abituale o meno? Nella pratica può considerarsi come non abituale, e per tanto consentire al lavoratore di astenersi dalla costosa iscrizione alla SS, quando per esempio non ne costituisca la principale fonte di reddito o quando il fatturato non superi il salario minimo interprofessionale (SMI), che per il 2015 è stato fissato in 648,60 euro. Tuttavia, poiché non siamo di fronte a criteri precostituiti dal legislatore bensì a criteri estrapolati dalla giurisprudenza analizzando casi concreti, spesso le Amministrazioni locali deputate alle ispezioni di lavoro preferiscono non addentrarsi nell’analisi delle condizioni specifiche del lavoratore, sanzionandolo a prescindere in caso di non iscrizione alla SS. Contro l’eventuale sanzione si può chiaramente far ricorso basandosi sulla giurisprudenza favorevole attualmente disponibile; l’inconveniente è però rappresentato dalle spese legali necessarie a difendere la propria posizione. In definitiva, questa via è percorribile però non esente da rischi.

Un’ulteriore opzione è rappresentata dalle cooperative di lavoro sociale. 

Come membro della cooperativa il lavoratore è anche socio. Ciò implica che potrà partecipare attivamente alla decisioni della cooperativa e sarà responsabile patrimonialmente della stessa (generalmente tale responsabilità si limita alla quota di capitale versato). La cosa interessante è che in caso di partecipazione alla cooperativa, pur mantenendo nella pratica la sua indipendenza, legalmente il lavoratore sarà classificato come dipendente, della cooperativa appunto, e non come libero professionista.

Pertanto, la fatturazione la gestirà la propria cooperativa che mensilmente secondo le ore di lavoro dichiarate o al termine dell’attività (se si tratta per esempio di una attività relativa ad un singolo progetto) provvederà ad accreditare al lavoratore un vero e proprio stipendio, al netto della quota della SS, delle imposte e dei costi di gestione. Inoltre, la società cooperativa si incaricherà di gestire la posizione del lavoratore presso la Seguridad Social, soprattutto dell’iscrizione e, qualora necessario, della cancellazione; peraltro, trattandosi di lavoratore dipendente l’iscrizione avverrà non nel RETA, riservato agli autonomi, bensì nel Regimén General  -RG- che prevede quote di partecipazione più favorevoli. Questa forma di associazione è già in uso presso molte categorie di lavoratori (traduttori, giornalisti, lavoratori dell’industria alberghiera, massaggiatori o terapisti ecc.) che normalmente svolgono attività temporanee e non continue durante l’anno. Naturalmente sarà necessario valutare bene a quale cooperativa iscriversi, soppesando la serietà della cooperativa stessa, i costi di iscrizione e la quota di capitale da versare inizialmente, i costi di gestione della propria posizione e gli eventuali servizi aggiuntivi offerti dalla cooperativa (copertura assicurativa, assistenza legale, formazione e aggiornamento ecc.) rispetto alle proprie effettive entrate e alle ore di lavoro che si vogliono dichiarare alla SS. A conti fatti, per chi ha entrate esigue, nella maggior parte dei casi è molto probabile che le imposte (tra cui una percentuale per “Impuesto de Sociedades”, essendo la cooperativa una forma di società) e le spese da sostenere per svolgere la propria attività attraverso una cooperativa consentano al lavoratore un risparmio rispetto alla condizione di autonomo, indicativamente fino al 40%, e in ogni caso meno rischi rispetto alla condizione di lavoratore in nero.

(Avv. Elena Oldani)