Sanremo Music Festival 2016Festival da record, questo del 2016. Dal 9 al 13 febbraio l’annuale kermesse canora della Riviera dei fiori ha trattenuto davanti alla tv circa 10 milioni di italiani. Il Festival organizzato anche quest’anno da Carlo Conti è stato il più seguito degli ultimi anni, anche dai giovani, proponendo belle canzoni con un buon livello di intrattenimento e di ospiti. Alla fine si è persino chiuso senza le solite polemiche.
Hanno vinto meritatamente gli Stadio con una canzone dal titolo “Un giorno mi dirai”, orecchiabile e poetica quanto basta interpretata con una professionalità che fa bene vedere in un Paese come l’Italia.
Al secondo e al terzo posto sono stati votati concorrenti giovani ai quali il tempo chiederà ulteriori conferme: Francesca Michielin, con il pezzo “Nessun grado di separazione” e il duo Giovanni Caccamo e Deborah Iurato che hanno presentato una canzone intitolata “Via da qui”.
Sarà comunque Francesca Michielin, con il brano “Nessun grado di separazione”, a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest il 14 maggio a Stoccolma vista la rinuncia degli Stadio, che in quanto vincitori del Festival di Sanremo avrebbero avuto diritto di partecipare alla gara. Che dire?
La quarta posizione in classifica è stata conquistata da Enrico Ruggeri con “Il primo amore non si scorda mai”, buon pezzo meritevole di qualche voto in più. Il giovane siciliano Lorenzo Fragola con “Infinite volte” ha preceduto una Patty Pravo patinata e irrigidita dal lifting relegata al 6° posto con la gradevole “Cieli immensi”.
Clementino, rapper-personaggio di scuola campana, si è posizionato al 7° posto con una canzone a tratti struggente ed emozionante dal titolo “Quando sono lontano” che evoca gli stati d’animo di un giovane emigrante che non dimentica il suo amore nel paese lontano. L’8° posto è stato per Noemi con il pezzo “La borsa di una donna”.
Il giovane Rocco Hunt, super rapper napoletano, ha conquistato solo un 9° posto con la trascinante “Wake Up”. Ma è chiaro che il suo pezzo avrebbe meritato molto di più. La canzone non ignora i problemi quotidiani vissuti dai giovani e con essa Rocco incita i coetanei a reagire alla tragedia generazionale alla quale li ha condannati la politica degli affari sporchi.
Arisa si è collocata al 10° posto con una canzone né bella né brutta dal titolo “Guardando il cielo”. A seguire si sono piazzati: Annalisa con “Il diluvio Universale”, Elio e Le Storie Tese – veri e propri mostri di bravura meritevoli dei primissimi posti – con la dissacrante e divertente “Vincere l’odio”; agli ultimi posti, nell’ordine: Valerio Scanu con “Finalmente Piove”, Alessio Bernabei con “Noi siamo infinito”, Dolcenera con “Ora o mai più”, Irene Fornaciari con “Blu”.
Pur relegati al dodicesimo posto Elio e le Storie Tese hanno trovato il modo di rimanere nella storia del Festival: sono piombati in scena travestiti da Kiss intonando con plateale solennità: «Femminiello che vivi a Napoli» e una dissacrante e surreale serie di esilaranti e profondi nonsense.
Il successo del Festival oltre che a Carlo Conti, che organizzerà anche il sessantasettesimo festival del 2017, è dovuto anche alla bravura, all’eleganza e all’avvenenza della rumena Madalina Ghenea che seminuda, tigrata o vestita di rosso ha mostrato garbo e misura parlando persino un fluido italiano senza nemmeno prendere una papera. Irresistibile ma alla fine monotona la pur brava e bella Virginia Raffaele. Gabriel Garko, forse ancora un po’ intronato dall’esplosione della villa in cui era ospite prima del Festival, è stato un valletto spaesato con una dizione fragile e approssimativa. Più volte Conti ha coperto i tempi che lui ha lasciato vacanti sdrammatizzando le ripetute papere e peggio sin dalla prima serata.
Il Festival, che ha ormai perso la caratteristica degli inizi di essere strumento di promozione e vetrina della migliore musica leggera italiana, ha visto, in quanto spettacolo indirizzato anche ad un pubblico straniero, star italiane e non di livello internazionale tra cui Elton John, Nicole Kidman, Willy William.
Negli ultimi anni sono prevalsi anche in Italia i Talent e gli interessi della musica leggera ruotano ormai intorno ad essi. Tutto questo avvantaggia assai poco l’emergere di grandi personaggi e di veri talenti, sia come interpreti sia come autori, che hanno bisogno sì di maestri ma anche di ambienti e di spazi per rompere schemi, conformismi, serrate gerarchie e vincoli che ne limitano di fatto le potenzialità e gli impediscono di essere artisticamente liberi di innovare e creare. Questo spiega certe vittorie e forse anche la recente rinuncia degli Stadio ad andare all’Eurovision Song Contest a vantaggio della seconda classificata, appartenente alla scuderia dei Talent.
(Paolo Gatto)