pag30_SanBorondonQuesto mese l’arca del mistero navigherà verso un’altra delle nostre amate isole e a cui il nostro capitano sente un particolare legame. Durante l’epoca della conquista delle isole da parte degli spagnoli, il capitano della corona Juan de Bethencourt si trovò con un gran problema.

L’isola più piccola dell’arcipelago “El Hierro” sembrava quasi inespugnabile, ogni tentativo di conquista veniva frustrato da un solo uomo, un Bimbache (termine corretto dei popolatori dell’isola) più forte, coraggioso e agile di qualunque dei suoi soldati.

Questo nativo ribattezzato al castigliano con il nome di Fernando spesso affrontava gli invasori solo o con pochissimi alleati, coperto solo da una pelle di capra e armato di bastone e coltello di ossidiana, e obbligava le truppe appena sbarcate a ripiegare e tornare sulle navi.

Gli spagnoli passarono moltissimo tempo a cercare punti di accesso dell’isola dove poter sbarcare liberamente e iniziare la conquista, ma ogni volta venivano scacciati da quello che ormai iniziava a essere considerato una sorta di leggenda con superpoteri simili ai semidei come Ercole o Giasone, fiaccando così il morale degli assaltatori.

Trovandosi in questa situazione di stallo e con i sovrani ormai stizziti per il ritardo e le truppe lasciate sul campo nella conquista di un piccolo fazzoletto di terra nell’oceano, il capitano Bethencourt ebbe l’idea di entrare in un villaggio durante la notte con un piccolo gruppo di uomini e rapire alcune donne da usare come merce di scambio.

Al mattino quando i Bimbache si accorgono dell’accaduto subito si avvicinano alla costa dove ad aspettarli vi era una piccola imbarcazione e pochissimi spagnoli. Grazie ad alcuni traduttori provenienti dalle altre isole convincono uno dei seguaci del grande Fernando a tradirlo e in cambio della vita della propria moglie rivelare il luogo dove si nasconde l’eroe.


Ovviamente inizia una vera caccia all’uomo in grande stile, facendo sbarcare rapidamente gli equipaggi di varie navi che iniziarono la risalita della montagna.

Fernando al vedere un così grande spiegamento di forze che a passo sicuro si avvicinavano al suo nascondiglio capì di essere stato tradito e iniziò a fuggire, fino ad arrivare davanti a un barranco profondo e largo. A quel punto sentendosi braccato e senza possibilità di fuga, analizza la sua vita e le tante battaglie vinte decidendo che sarebbe stato meglio lanciarsi nel vuoto e morire nella sua isola che essere catturato e portato in giro come trofeo in schiavitù. Indietreggiò così di qualche passo, prese velocità e saltò nel vuoto, però lui stesso si stupisce rendendosi conto di non cadere come sarebbe stato da aspettarsi ma di essere arrivato fino all’altro lato della gola, potendo così continuare la fuga. Purtroppo però questo salto prodigioso non lo salva dal triste destino che lo attende, infatti poco dopo si ritrova circondato dalle truppe che battono palmo a palmo la montagna e non gli resta che lottare. Fernando emette un urlo di guerra così forte da essere ascoltato in tutta l’isola, compresa la madre del coraggioso nativo, la quale al sentirlo capì che suo figlio iniziava la sua ultima battaglia e non lo avrebbe più riabbracciato. Effettivamente solo e braccato, lottò strenuamente uccidendo molti soldati ma alla fine la superiorità degli armamenti e il gran numero di nemici ebbero la meglio. Il luogo dove si verificò questo salto incredibile ancora oggi viene chiamato il salto del Guance e si trova vicino a Valverde.

(Loris Scroffernecher)