Raf Vallone e Silvana Mangano

Cento anni fa nasceva Raf Vallone, mito del cinema e della cultura dell’Italia migliore

di Paolo Gatto

 

Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Raf Vallone nato a Tropea, in Calabria, il 17 febbraio 1916. L’artista calabrese fu protagonista in vari campi ed attività. Da calciatore di serie A con la maglia del Torino vinse nel 1934 una Coppa Italia. Successivamente si dedicò all’attività giornalistica. Fu caporedattore responsabile della pagina culturale dell’Unità e critico cinematografico della Stampa. Il suo grande amore fu sicuramente il teatro. Da giornalista e fine intellettuale qual era, passò a fare l’attore mantenendo intatte la passione, l’energia e la curiosità che lo distinguevano e dando così inizio ad una carriera artistica che lo vide primeggiare senza raffronti tra le stelle del firmamento mondiale. Raf Vallone fu infatti attore di teatro, televisivo e cinematografico di livello internazionale ammirato ovunque. Fu amato e desiderato follemente dalle donne dell’epoca a cominciare da star del calibro di Marlene Dietrich e Brigitte Bardot. Ebbe successo, se così si può dire, e fortuna anche nella vita privata sposando la donna della sua vita, l’amatissima Elena Varzi anch’essa attrice ritiratasi ben presto dalle scene, benché per il suo talento fosse richiesta da grandi registi, per dedicarsi alla famiglia presto arricchita da tre figli: Eleonora, Arabella e Saverio. Raf Vallone fu anche regista lirico e traduttore di classici latini. Nel 1994 fu nominato sotto la presidenza della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana.
In occasione del centenario della sua nascita, lo scorso 17 febbraio i figli Eleonora, Arabella e Saverio hanno degnamente commemorato alla Casa del Cinema di Roma il loro illustre genitore organizzando una serata-evento alla quale hanno partecipato personalità del mondo della cultura e dello spettacolo e una nutrita folla di ammiratori dell’artista e dell’uomo Raf Vallone. L’affluenza di pubblico è stata tale che, nonostante si siano aperte altre sale oltre a quella prevista, in tanti sono rimasti all’esterno della struttura nella quale dopo gli interventi comprensibilmente commossi delle figlie e la proiezione di alcune sequenze dei più significativi film dell’attore e di un’inedita intervista al regista Peter Brook, è stato proiettato “Uno sguardo dal ponte” di Sidney Lumet, 1962, che all’artista calabrese valse una nomination all’Oscar e un David di Donatello come migliore attore protagonista.
cover dell'autobiografia di Raf ValloneVallone è stato un grande italiano, un uomo di cultura e un intellettuale di grande spessore. Aveva due lauree, una in Giurisprudenza l’altra in Lettere. Conosceva bene le lingue straniere, recitava con padronanza in inglese e in francese. Spopolò nei teatri francesi in particolare con “Sei personaggi in cerca d’autore” e con “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller diretto da Peter Brook, replicato in Francia per ben 580 volte. Fu acclamato recitando in inglese, a Londra, la stessa pièce e si esibì successivamente nella Royal Shakespeare Company in The Duchess of Malfi di Webster sotto la regia di Adrian Noble. Tornò in Italia con Uno sguardo dal ponte, di cui curò la traduzione, la regia e l’interpretazione.
Il curriculum di Raf Vallone è assai vasto e non è possibile riportarlo per intero in poche righe. Su tutti i fronti ebbe buoni maestri come Einaudi, Fubini, Ginzburg e un’assidua frequentazione con personalità di pari livello, da Calvino a Pavese, da Geymonat a Layolo. Politicamente s’identificava nel Partito d’azione e fu sempre profondamente convinto che la politica fosse “innanzitutto rigore morale”, come era solito ricordare. Da partigiano, antifascista, sfuggì spettacolarmente come in un film alle raffiche dei nazisti che lo inseguivano gettandosi nell’acqua gelida del Lago di Como. Disse di lui Marlene Dietrich in un’intervista: “Quando lo conobbi mi colpirono la sua intelligenza, la sua discrezione, la sua mancanza di vanità”. Con la sua arte conquistò anche Hollywood. Chaplin, Burton, Frank Sinatra, Sartre, Camus, Picasso, Dalì, tutto il jet set internazionale lo conosceva, lo rispettava, lo ammirava. Fu socio dell’Academy of Motion Picture, che annualmente decide l’assegnazione degli Oscar a Los Angeles. I suoi personaggi, come ha correttamente scritto Valerio Cappelli sul Corriere della Sera, “erano eroi portatori di valori positivi, coraggiosi, onesti, con un profondo senso della giustizia”.
Il debutto cinematografico avvenne al fianco di Silvana Mangano con Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis. Il film prese spunto proprio da un’inchiesta giornalistica che lo stesso Vallone aveva condotto nelle risaie. Impossibile riportare l’elenco dei cento e più film di cui fu interprete. In Italia è stato diretto da registi quali Pietro Germi, Vittorio De Sica, Alberto Lattuada, Dino Risi, Mario Soldati interpretando film come Il cammino della speranza, La ciociara, Anna, La spiaggia, Guendalina, Il segno di Venere, Le avventure di Mandrin. Recitò con le più grandi attrici: con la Mangano, Anna Magnani, Simone Signoret, Sophia Loren, Lucia Bosè, Lea Massari, Sara Montiel, Gina Lollobrigida, Elena Varzi, che sarebbe diventata sua moglie.
Ritratto di Raf Vallone tra le due figlie Arabella a sinistra ed Eleonora a destraAntidivo per antonomasia, Vallone fu anche protagonista in alcuni teleromanzi della neonata televisione italiana. Ottenne un notevole successo televisivo nel 1963 con Il mulino del Po di Bacchelli con la regia di un altro maestro, Sandro Bolchi. Erano gli anni della tv pedagogica che unificò culturalmente e linguisticamente l’Italia, l’ultimo scampolo degli “anni intelligenti, di grandi possibilità critiche, del dubbio elevato a sistema di indagine” che l’artista aveva avuto prodigiosamente vissuto. Poco dopo un ventennio, si sarebbe percorso il cammino inverso: quello della distruzione del buon senso e del senso di identità e appartenenza di un intero popolo. E la frittata di quella disfatta politica e morale la abbiamo giorno dopo giorno davanti agli occhi: mazzette, violenze e lo sterile bla-bla-blà che produce lo stravolgimento e il declino.