Disegno di valentinapastore.blogspot.com
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E’ una delle frasi più usate in quelle cose piuttosto intollerabili che sono i talk show televisivi. “Voi sfruttate le paure”. Oppure: “non bisogna fare appello alle paure”. Molto profondo, molto, molto “filosofico”. Però, vediamo un po’.

E’ sfruttare le paure mettere il cartello: “caduta massi” all’inizio di una strada che costeggia una montagna franosa?

Il cartello: “pericolo valanghe” fa appello ad irrazionali paure?

Se un amico mi dice: “non andare in quel locale, rischi che ti derubino” sfrutta le mie paure?

Se il medico dice al paziente: “o si mette a dieta o rischia un infarto” sta facendo appello alle paure del paziente?

Sconsigliare i turisti dal passare le vacanze estive in Libia vuol dire sfruttarne le paure?


Dico a mia moglie che è uscita con una amica: “quando stai per tornare a casa telefonami, ti vengo a prendere. E’ meglio che non faccia da sola quel tratto di strada, di notte”. Sto facendo appello alle sue paure, e sono magari un po’ maschilista?

Dire che una persona ha diritto di difendersi se aggredita vuol dire sfruttare le sue paure?

Constatare che ci sono interi quartieri delle nostre città in cui una donna, ed anche un uomo, non possono girare da soli, e neppure in compagnia, di notte, ed anche di giorno, è fare appello ad infondate paure?

Si potrebbe continuare. Chi dice che non bisogna fare appello o sfruttare le paure della gente NON è un coraggioso, è solo una persona che ha sostituito il mondo vero con la sua mielosa immagine ideologica.

Per il colmo dell’ironia gli stessi che ci dicono che “non dobbiamo avere paura” ci ripetono 25 ore al giorno che “il mondo è sull’orlo del baratro”, che una giornata di sole ci condurrà alla catastrofe ed altre simili piacevolezze.

La fine del mondo non è paurosa…

(Giovanni Bernardini)