ME AND EARL AND THE DYING GIRLIl diciassettenne Greg si trova al suo ultimo anno di liceo, in attesa di fare richiesta per il college. Sociopatico, incapace di manifestare sentimenti e grande appassionato di cinema, Greg passa il tempo a girare parodie low budget dei grandi classici del passato con il suo “collega” Earl, ragazzo di colore che conosce dall’infanzia. La vita di Greg viene sconvolta quando la madre lo costringe a frequentare Rachel, sua vicina e compagna di liceo, affetta da leucemia.

Era da un po’ che tenevo d’occhio questo film, per essere precisi da quando vinse il Premio della Giuria al Sundance Film Festival qualche mese fa. Nonostante le sonore lodi da parte di pubblico e critica (che lo definivano il miglior film del 2015), non riuscivo a nascondere un certo scetticismo di fondo: avevo apprezzato “Colpa delle Stelle”, avevo adorato “The Spectacular Now” e soprattutto “Noi Siamo Infinito”. Il film di Gomez-Rejon (che in Italia avrà il titolo idiota di “Quel fantastico peggior anno della mia vita”), sembrava avere troppi punti in comune con altri teen-drama per essere originale. Fortunatamente ero in torto marcio.

Novello Wes Anderson, Gomez-Rejon dirige i giovani protagonisti con un tocco lieve, pacato, sensibile. Inquadrature fisse, giochi ottici, carrellate lente, piani sequenza: ogni movimento di macchina, inserito in questo genere e in questo contesto, trasuda originalità e voglia di innovazione. I personaggi sono delineati come stereotipi ma colorati con sfumature profonde, la parola cliché non sembra proprio appartenere al dizionario di Gomez-Rejon. La trama non è eccessivamente originale (ma è tratta da un romanzo), ciò che veramente conta è la tecnica e la recitazione: attori bravissimi, Olivia Cooke su tutti (si è davvero rasata la testa per le scene di malattia). Anche l’universo del liceo, osservato con gli occhi cinici e indifferenti di Greg, diventa qualcosa di diverso rispetto ai canoni delle produzioni hollywoodiane. In perenne bilico tra commedia brillante, dramma, surrealismo e celebrazione del cinema (le parodie di Greg ed Earl sono strepitose, a cominciare dai titoli), “Me and Earl and the Dying Girl” affronta un tema delicatissimo nella maniera più realistica possibile, offrendo nuovi spunti e prospettive da cui esaminare una situazione potenzialmente “già vista”. Confermando l’importanza che sta assumendo ultimamente il cinema indipendente, svuotato di grandi budget, nomi altisonanti e ridotto alla pura essenza di bravura tecnica e recitativa, il film di Gomez-Rejon è in assoluto una delle perle di questo 2015 e forse il miglior teen-movie mai visto sul grande schermo.

Vedere per credere.

Ps. È ammirevole lo sforzo di non scadere nelle lacrime facili da parte del regista. La lacrima facile è severamente bandita a suon di cinismo e ingenuità, ma gli ultimi 20 minuti faranno crollare ogni difesa. Bellissimi.

IN CONCLUSIONE: la potenza del cinema racchiusa in questa piccola gemma indipendente che racconta il mondo dei giovani in maniera completamente innovativa. Divertente, spiritoso, cinico, profondo, commovente. Impossibile non restarne toccati. Uno dei migliori titoli dell’anno.


Voto 8.5/10

di Gianluca Rinaldi