Visitando le altre isole

Foto da www.palmitospark.es
Foto da www.palmitospark.es

Dopo un’accurata visita in questi posti meravigliosi, ci rimettiamo sull’autopista con le idee molto più chiare, e puntiamo la moto verso Santa Cruz, in quanto, come ci eravamo prefissati, prima di scegliere dove restare per ricominciare la nostra vita, era logico visitare le altre due isole in programma. La prima era Gran Canaria e quindi arriviamo al porto per rimetterci sulla nave e raggiungere Las Palmas, dove sbarchiamo nel primo pomeriggio. Qui scendiamo verso le vie della città e, dopo aver girato a casaccio in qua e in là, siamo stati raggiunti dalla stessa idea, cioè quella di uscire quanto prima da quella città che immediatamente ci apparve negativa, puntando la bussola verso sud fino a raggiungere San Agustin, una piccola cittadina sulla costa est, direi molto tranquilla, forse troppo, ma a noi andava bene così visto il viaggio e tutto lo stress accumulato. Decidiamo di fare campo base a San Agustin e da lì spostarci per visitare l’isola, cominciando con una delle località più affascinanti, parlo di Playa del Inglès, che senza dubbio spicca per le famose dune di sabbia che si spingono a ridosso dell’oceano, come anche la spiaggia che si allunga per diversi chilometri.

Ancora più a sud si arriva a Maspalomas e lì decidiamo di raggiungere il parco più importante di Gran Canaria, parlo del Palmitos Park, anche qui gorilla, giraffe, delfini, rapaci e tante altre specie di animali, ci hanno fatto vivere una bellissima esperienza.

Qui apro una piccola parentesi, i prezzi sia di entrata e per qualsiasi cosa esiste all’interno sono eccessivi, una famiglia con due figli si prepari a sganciare tra ingresso e quant’altro circa 150,00€. Come anche agli sciacalli, non quelli in gabbia, ma i fotografi all’interno che molto elegantemente ti appioppano un paio di foto che all’uscita quasi tutti decidono di acquistare alla modica cifra di 10,00€ con pappagalli e 20,00€ con delfino, io da fotografo posso dirvi che una foto stampata costa 20 centesimi, se poi hai una stampante da collegare alla reflex, costa ancora meno, dunque fatevi i conti cosa si sono inventati per arrotondare la già esosa spesa di entrata.

Continuiamo il nostro giro dirigendoci verso l’interno dell’isola e salendo verso il Parque natural Pilancones arriviamo al punto più alto sul Pico de las Nieves a 1949 metri sul livello del mare. Lo scenario è molto suggestivo, si può vedere con un po’ di fortuna la sponda di Tenerife e il Teide, poi nella discesa si percorre una strada tortuosa passando per Artenara fino al mare di Las Marciegas, dove un vento fortissimo ci impediva quasi di proseguire. Continuando a fatica la marcia, riusciamo a raggiungere il porto turistico di Mogàn, suggestiva località circondata da scogliere a picco sul mare, che offre volendo anche delle ottime degustazioni gastronomiche.

Nei giorni successivi siamo riusciti a continuare il nostro giro verso nord macinando chilometri e ancora chilometri fino a Puerto de las Nieves, Puerto de Sardina, Santa Maria de Guia, Banàderos e quindi ritorno a Las Palmas dove ci aspettava ancora una volta una nave per l’isola di Fuerteventura, dove l’idea era anche quella di fare una visita ad un’altra amica italiana, trasferitasi al nord a Corralejo. Arrivati al porto di Morro Jable, ci mettiamo appunto sulla strada verso nord, qui il vento è un tormento ovunque, mentre percorrevamo la costa aumentava sempre di più, al punto che la sabbia finissima copriva il manto stradale, uno scenario lunare, la moto sbandava e considerato anche il peso del carico mi si stavano spaccando le braccia. Proseguire era impossibile, decidiamo quindi di mollare fermandoci sulla costa Calma, dove conosciamo il gestore di un bar ristorante della zona, di origini brasiliane, molto gentile e che parlava molto bene l’italiano, un miracolo praticamente.

Nostro malgrado avvisammo la nostra amica che non avremmo raggiunto Corralejo e che il giorno successivo saremmo ritornati a Tenerife. Nel frattempo l’amico brasiliano si era adoperato per trovarci una sistemazione per la notte, poco dopo un inglese con la mania del surf trapiantato sull’isola si fece avanti proponendoci un appartamento presso Miami Beach, non in Florida ma nella zona che portava questo nome. Il vento aumentava sempre di più e dopo aver sistemato tutto quanto, decidiamo di scendere verso il centro abitato e cenare in un vero ristorante italiano, dal cameriere al titolare. Nel nostro appartamento, durante la notte, sembrava di essere nel Sahara, vento e sabbia penetravano ovunque, al mattino la mia moto era sommersa di sabbia, un colpo al cuore in quanto per un’Harley-Davidson è puro veleno. Con la massima convinzione, lasciamo Fuerteventura e ritorniamo là dove eravamo arrivati, senza dubbio la nostra scelta fu Tenerife sud, qui finisce il nostro viaggio, la nostra avventura meravigliosa, abbiamo caricato e scaricato la moto per un totale di 23 volte, percorso 5680 km in totale, visitato due isole e una per metà. Auguriamo a tutti di poter vivere le stesse emozioni e sacrifici che abbiamo affrontato noi, sono fiero di tutto quanto e lo rifarei altre cento volte, e come dicono da queste parti, Buena Suerte a tutti.


Tommy Posal’Os Tarsia  &  Biba Dee

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