Ciao, Rodari di Paolo Gatto

Gianni RodariIl 14 aprile del 1980 moriva lo scrittore, pedagogista, poeta e giornalista Gianni Rodari le cui opere per l’infanzia sono ancora tradotte in varie lingue. Nel 2000, a 20 anni dalla sua scomparsa, apparve su alcuni siti italiani e stranieri “Ciao, Rodari”, un affettuoso omaggio all’insostituibile scrittore di Omegna.  “Ciao, Rodari”,  scritta da Paolo Gatto  che da quest’anno collabora a Leggo Tenerife, fu illustrata e pubblicata in formato cartaceo da un periodico per bambini e citata in una trasmissione radiofonica dedicata a Rodari dall’emittente La Voce della Russia, Paese nel quale lo scrittore italiano gode ancora di grande popolarità.  E’ all’incirca da quella data che a fine anno il nostro collaboratore pubblica su un sito per l’infanzia la sua “favola di Natale”  sviluppando  in chiave fantastica episodi e umori dell’anno che va a finire. Nella ricorrenza dei 36 anni dalla scomparsa di Gianni Rodari ripubblichiamo volentieri  la favola a lui dedicata.

Ciao, Rodari

di Paolo Gatto

Quando lo scrittore Gianni Rodari morì, anche i personaggi delle fiabe si dispiacquero.

– E’ morto un grande poeta amico dei bambini, – commentò in lacrime la dolce Cenerentola.

– Era buono e tanto simpatico, – soggiunsero i Sette Nani frignando.


Cappuccetto Rosso si vestì a lutto.

– Gli volevo bene, – confessò Pinocchio col naso che gli si accorciava, man mano che se lo soffiava, perché il dolore era sincero.

I personaggi creati dallo scrittore scomparso erano particolarmente commossi.

– Da quando me lo fece notare, – ricordò tra i singhiozzi lo Zero, – ho scoperto di essere molto importante nel mondo dei numeri. Cerco di collocarmi sempre alla loro destra, coi miei fratelli gemelli, e tutti ci trattano come signoroni.

– Questa me l’aveva regalata lui per una favola divertente che non scriverà più, – gemette la Vecchina che contava gli starnuti, mostrando una calcolatrice tascabile. – Io non ho fantasia: che ci faccio con la calcolatrice? Non so neanche usarla…

Gli abitanti del Pianeta degli alberi di Natale, – altra fiaba dello scrittore – cercavan, l’un l’altro, conforto. Si sentivano orfani.

Il Signore di Spilamberto – come al solito con un occhio chiuso, e l’altro aperto – piangeva da tutti e due gli occhi.

Il Palazzo da rompere, non avendo lacrime, piangeva calcestruzzo.

Tutti gli abitanti del Mondo della Fantasia avevano un motivo per essere commossi.

Ancor oggi, dall’impalpabile luogo in cui trascorrono il loro tempo, – un posto a metà strada tra Sole e Luna -, parte ogni tanto un misterioso disco volante diretto al nostro Pianeta.

Dall’insolito veicolo spaziale, che atterra sempre silenziosamente, avvolto da una soffusa luminescenza azzurrina, discendono i più vari personaggi delle fiabe, depongono un fiore sulla tomba del sorridente Rodari, si raccolgono in assorto colloquio spirituale, poi, nel mistero e nel silenzio in cui sono apparsi, riprendono la siderea via del ritorno ripassando tra stelle ed astri abbaglianti.

Così hanno fatto sinora Pollicino, Peter Pan, Pinocchio, Cenerentola, Geppetto, Cappuccetto Rosso, la vecchina degli starnuti, il conte Lamberto, la mucca Vah, Pippo, Pluto, Paperino, Topolino, Pelle d’Asino, Hänsel e Gretel, Totò, Charlot, e tanti, tanti ancora in un perenne pellegrinaggio che non finirà mai.

Tutti hanno sguardi intensi, assorti e riconoscenti. Tutti, prima di riprendere la via del ritorno, si rivolgono all’amico visitato sussurrandogli con commossa simpatia, quasi fosse una lievissima, amorevole carezza, due sole parole di momentaneo commiato: – Ciao, Rodari…