14 aprile 2016 Tenerife – Los Cristianos ore 9.32

20160414_202059Ho intervistato un italiano che con la famiglia vive a pochi passi da dove è crollato il palazzo. “Siamo in casa a fare colazione. Sentiamo un rumore forte, usciamo sul balcone e vediamo del fumo bianco, o polvere, uscire dal supermercato Coviran che sta sotto casa nostra. Usciamo a vedere, sull’altro lato ove abbiamo l’uscita del condominio. Il palazzo di fronte non c’è più. Solo una facciata che sta su non si sa come. Una signora sulla porta del suo balcone, terrorizzata. Senza più casa dietro di lei. Tutti impietriti. I minuti, come sempre in queste situazioni, paiono ore. Arrivano i bomberos. La salvano con la scala ma noi questo non lo vediamo perché per prima cosa ci gridano “evacuado evacuados”. Corsi dentro casa, presi i cani, portafogli e via. Siamo sfollati.

Le prime ore le passiamo in giro, con amici accorsi. Mia moglie deve partire nel pomeriggio per andare in Italia a trovare i genitori (dopo oltre un anno). Le valigie sono in casa. Con lei una sua amica per lo stesso motivo (genitori). Abita 3 piani sopra di noi.

Andiamo al Centro Cultural, diventato base operativa di tutta la faccenda, a chiedere circa la possibilità di recuperare in un minuto le valigie, biglietti e documenti necessari.

Un primo signore a cui ci rivolgiamo chiama un secondo e gli spiega tutto, di fronte a noi. Il secondo ci porta da un terzo, Policia Local. Il terzo ci ascolta e ci porta da un quarto, Guardia Nacional. Idem sino al quinto. E’ il comandante dei Bomberos. E’ lui e solo lui che può autorizzare. Come i precedenti ci ascolta con attenzione, con comprensione. Nonostante abbia un inferno da gestire. Ed autorizza. Scortati passo passo da un altro Bomberos ci fanno entrare e recuperare le valigie. 2 minuti netti. Mia moglie riesce a partire.

crollo
Foto di Cristiano Collina

Rimaniamo io e mio figlio di 12 anni nel frattempo rientrato da scuola. Iniziamo a cercare notizie per la notte, un po’ sui social un po’ al Centro Cultural ma la situazione è ancora ovviamente in affannato corso d’opera. Nel frattempo amici ci offrono alloggio, più di uno ci offre temporaneamente una casa vuota. Ci fa seriamente rimanere di pietra vedere come riescono ad avere un’organizzazione nel pieno della gestione di un disastro mai visto qui. Non hanno, non possono avere, esperienza in merito. Tutto ciò che fanno lo fanno sulla base di protocolli scritti su carta e studiati pur pensando “ma quando mai capiterà”.

Un po’ come se domani io volessi cambiare la frizione della mia auto e, facendo tutt’altro mestiere, per farlo mi guardassi un tutorial su YouTube. Io farei un casino, loro sono incredibili.


Hanno cura ed attenzione per tutti i presenti, dai più ai meno gravi. Non abbandonano un attimo la persona con la quale stanno parlando. Non sino a quando la situazione di tale persona non è stata risolta. Non scaricano barili, non si guardano intorno spersi. Vanno sino in fondo.

Entro fine giornata hanno sistemato oltre 90 famiglie, negli edifici sfollati. Chi si è arrangiato (amici, altre case) e chi in hotel a pensione completa a spese dell’Ayuntamiento.

Nel frattempo ogni qualvolta ci si reca per chiedere info insistono affinché tu prenda dell’acqua, un panino, una brioche… a mio figlio regalano una bottiglia di Schwepps e lui resiste quando gli dicono “prendine 3”. Il nostro primo alloggio di fortuna non si rivela fortunato: abbiamo il problema dei cani e molti hotel non li accettano da regolamento quindi riescono a darci da dormire al camping Nauta, nei pressi di Guargacho. Una casetta in legno carina ma un po’ troppo piccina (la mia auto non ci sarebbe entrata e la mia auto non è grande…). 2 letti a castello con un metro nel mezzo a dividerli. Ma d’altronde è successo quel che è successo, siamo fortunati. Ci accampiamo sereni e passiamo la notte (rinunciando per nostra scelta alla cena offerta dal campeggio-ayuntamiento… dato l’accaduto ho preferito far svagare mio figlio uscendo).

Il giorno dopo ricominciamo a fare la spola al Centro Cultural riusciamo a rientrare in casa altri 5 minuti, sempre scortati, per recuperare qualche altra cosa di cui necessitiamo. Vediamo da vicino il tutto… impressionante… lavorano senza sosta, sono stremati… cercano eventuali superstiti.

Ce ne andiamo e lasciamo passare la giornata tra richieste di informazioni e qualche passeggiata tra Los Cristianos ed il camping per accudire i cani. Si fa sera ed andiamo a dormire.

Il giorno dopo, vedendo che ancora non si sarebbe sicuramente rientrati a casa (di fronte al portone del nostro edificio c’è la gru che lavora) andiamo a chiedere se gentilmente riescono a darci una sistemazione un pochino migliore… 6 metri quadri vanno bene per 2-3 notti gli dico, ma viverci è un po’ impegnativo. Si mettono al lavoro, sempre e continuamente comprensivi ed amabili. 4 ore dopo mi chiamano e ci danno un nuovo indirizzo. Andiamo subito a fare i “bagagli” (5 buste del supermercato con dentro praticamente nulla… qualche calza, mutande, un cambio di pantaloni e due magliette). Ed andiamo nella nuova sistemazione: in hotel a Fanabè. Due camere da letto, tre bagni, vista oceano… rimaniamo impressionati, a bocca aperta. All inclusive. Passiamo qui altre 3 notti sempre facendo la spola per chiedere informazioni e sempre rifiutando altre richieste di aiuti. Ringraziamo per la soluzione trovataci con molto calore. Ma casa è sempre casa e ci mancano mille cose. Il sesto giorno rientriamo. Hanno messo in sicurezza la zona e ritrovato tutto ciò che c’era di ritrovare. Una strage. Ora siamo a casa. Ogni giorno usciamo e ci troviamo di fronte un palazzo che non c’è più. Ringraziamo ancora tutte le persone che hanno risolto in 5 giorni, in maniera spettacolare, la situazione. Ne approfitto e ringrazio anche tutti gli amici che ci sono stati vicini”.

(NdR non c’è nulla da aggiungere, se non le nostre più sentite condoglianze a tutte le famiglie delle vittime e il nostro GRAZIE alla “macchina” dell’Ayuntamiento de Arona)

(Bianca Leonardi)