Replicanti

È di non meno di 30 anni fa l’annuncio destinato a gettare in ombra la prima camminata dell’uomo sulla Luna del 1972: “siamo in rete”.

Era il 30 aprile del 1986 quando il Cnuce di Pisa si collegò per la prima volta ad ARPANET, un evento che risultò poco comprensibile all’epoca ma che rivoluzionò per sempre la storia dell’uomo.

Da quel momento in poi la tecnologia ci portò a processi nemmeno troppo lenti di adattamento che ci fanno vivere l’oggi come un’epoca a sé stante, una pietra miliare di riferimento: prima e dopo internet.

Oggi siamo in grado di scavalcare la storia a colpi di click e di buttare uno sguardo più illuminato su un ipotetico asimoviano futuro.

In particolare godiamo di una finestra molto ampia e privilegiata sul percorso che la tecnologia sarà in grado di compiere, una strada per molti aspetti che corre talmente veloce da non riuscire a vederne il punto di arrivo.


Ci hanno provato Aaron Miller, EU Director e Chief Architect della Digitale Enterprise Avaya, leader mondiale nel software per comunicazioni aziendali di sistema e servizi, puntualizzando su quello che molto realisticamente ci troveremo ad affrontare, partendo proprio dall’UOMO come nuovo individuo, ora scisso tra essere fisico e essere virtuale.

L’io fisico diventerà un’unica entità con l’io digitale, il che significa che la nostra spesso controversa duplicità tra ciò che siamo realmente e fisicamente e ciò che siamo sul web si fonderà in una NUOVA IDENTITÀ che consentirà la cosiddetta “customer experience multicanale”.

Verremo riconosciuti e catalogati in base alla combinazione delle informazioni reali e virtuali a tal punto che entrando per esempio in un negozio, non solo riceveremo sul nostro smartphone un messaggio di benvenuto personalizzato ma anche eventuali consigli per acquisti di merce che potenzialmente ci potrebbe interessare.

Siamo alle soglie dell’evoluzione dell’homo sapiens in homo technologicus ma con un concetto di fusione tra i due che ancora non ci è totalmente noto.

Questo sarà possibile grazie alla stimata diffusione capillare di apparati dispositivi indossabili che raggiungeranno in soli 4 anni la sconvolgente cifra di 175 milioni di pezzi, vale a dire 8 volte in più rispetto a ora.

Orologi che comunicano con il nostro stato di salute diffondendone i dati, smartphone che segnalano dove siamo e cosa stiamo facendo, scarpe da running che registrano quanta strada abbiamo percorso e a che velocità, app che immagazzinano i nostri viaggi programmati, fatti e desiderati, che analizzano quanti taxi abbiamo preso e quali cinema frequentiamo e per quale tipologia di film, app che rivelano cosa mangiamo e dove, che musica ascoltiamo e in che momenti, occhiali che trasmettono cosa vediamo in tempo reale e su cosa il nostro sguardo si sofferma.

Paradossalmente, quella finestra da cui vedremo il nostro futuro, sarà bilaterale ovvero aperta su di noi, creando uno SPECCHIO in grado di riflettere immagini all’infinito.

Non esistono limiti alla tecnologia e l’uomo, al centro di questo processo, sarà il duplicatore di se stesso.

La realtà virtuale aggancerà tutte le nostre esperienze reali diffondendole e rendendoci protagonisti e spettatori nel contempo.

Sarà quindi una realtà molto più che virtuale, a tal punto da confondersi con quella reale e viceversa.

Pensiamo ad esempio a un evento banale come una partita di calcio: chi assiste sulle tribune sarà virtualmente in campo nella prospettiva visiva unica dell’arbitro e quell’insieme di informazioni verrà diffusa a coloro che, comodamente seduti a casa, vivranno l’evento sportivo come spettatori, calciatori e arbitro.

Lo stesso accadrà con gli avvenimenti musicali e assistere ad un concerto non sarà più passivo ma sorprendentemente interattivo.

I campi di applicazione si estenderanno a eventi meno ludici come gli interventi chirurgici e le operazioni di polizia, moltiplicando la realtà in un infinito e ipnotico caleidoscopio dove potrebbe essere quanto mai facile perdere il senso della realtà come la intendiamo ora, univoca.

Dietro a tutto questo esiste un incredibile business di sistemisti, programmatori, produttori di dispositivi, statisti; ma al centro sempre lui, l’uomo e, è doveroso puntualizzarlo, il suo smartphone, vero e proprio hub personale dove tutte le informazioni transitano e partono veloci in più direzioni.

Siamo certi che la tecnologia non mancherà questo appuntamento ma noi, uomini, saremo in grado di reggere COSCIENTEMENTE il passo o ne verremo travolti?

Saremo forse i nuovi REPLICANTI DI NOI STESSI a tal punto da non avere più la capacità (e lo stimolo) di discernere il ricordo vissuto in prima persona da quello virtuale?

Los Angeles, anno 2019

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire”.

Roy Batty – Blade Runner

di Ilaria Vitali