Chess-PhotoPillole di sport di Claudio Palumbo

SCACCHI: SCIENZA AL SERVIZIO DEL GIOCO, MAGIA … PASSIONE

Nel regno degli sport nobili, oltre alla boxe, troviamo la fantasia, il calcolo, la memoria e la costanza che contraddistinguono il mondo degli scacchi.

Questo nobil giuoco non ha età, diverte e annoia milioni di persone da svariati millenni, maschi e femmine di tutte le età e di tutto il mondo.

Le teorie sono tante; Mesopotamia, Cina, India, Nepal, Borneo, ma in realtà le origini degli scacchi si perdono nella notte dei tempi.

Già noto ai persiani, un gioco da tavolo fu descritto minuziosamente in antichissimi poemi, allora si parlò dello Chatrang o Shatranj, molto simile agli scacchi moderni, che a sua volta deriverebbe dallo Chaturanga indiano, del quale nel 1972, furono ritrovati alcuni pezzi e manoscritti in Uzbekistan, nel Mar Caspio.


Nel corso dei secoli si susseguirono figure di alto rilievo nell’appassionante mondo degli scacchi, tanto che le case regnanti, quali organizzatori di tornei, sborsarono vere fortune per accaparrarsi la bravura e le sottigliezze dei migliori giocatori, creando così una vera e propria elite quasi esclusivamente racchiusa all’interno delle mura dei sontuosi palazzi.

Solo con l’avvento dell’Illuminismo il gioco diventò popolare e accessibile a tutti; nacquero i primi circoli, i tavoli sparsi nelle piazze, nei bar, nelle scuole e nelle università ed ebbe la saggia capacità di far confrontare, ad armi pari, ricchi e poveri, soli, uno contro uno, una mossa per volta, davanti all’affascinante crudezza che rappresenta una scacchiera.

Ma non tutto è denaro. La logica, l’abilità mentale e la matematica, fortemente presenti nel gioco, risultarono molto utili anche per salvare vite umane, come la partecipazione di Hugh Alexander, campione britannico di scacchi, al progetto Enigma a Bletchley Park durante la seconda guerra mondiale, nel quale si distinse nella crittoanalisi, messa in campo per decifrare i messaggi in codice trasmessi da tedeschi e giapponesi. Alcuni storici affermano che senza questa “vittoria a tavolino” sarebbe stato difficilissimo battere, in quel momento, lo strapotere bellico del nemico.

Nei tempi moderni, nonostante gli avveniristici videogiochi e altre realtà quotidiane, si calcola siano oltre un miliardo e mezzo le persone che giocano a scacchi. Circoli, internet, scuole, per diletto, agonisti, professionisti.

L’Italia? Anche noi abbiamo i nostri campioni, Mariotti, Tatai, Monticelli, Godena, Caruana (secondo nel ranking mondiale a soli 23 anni, però gioca per la Federazione USA), tanti bravi giocatori e giovani emergenti che si fanno strada nel difficile cammino (soprattutto a livello economico) per diventare qualcuno.

La Federazione Italiana è viva e molto attiva, attraverso i circoli e la collaborazione di alcune Fondazioni organizza una miriade di tornei tutto l’anno.

Tenerife? Qui si gioca ad altissimo livello, purtroppo molto meno al sud dell’isola, ma ci si può organizzare… A differenza nostra, si pratica molto nelle scuole, alla pari di tanti altri sport. Il movimento presenta un gran numero di giocatori spagnoli molto bravi sparsi nelle varie isole e nella penisola, tanti stranieri naturalizzati e non, che giocano e trasmettono attraverso preziose lezioni l’arte e la passione del nobil giuoco.

UNA LEGGENDA

La leggenda racconta di un famoso mercante e inventore arrivato alla corte di un annoiato principe indiano in cerca di qualcosa che lo divertisse.

Per l’occasione, l’inventore adagiò per terra una tavola raffigurante 64 caselle bianche e nere in modo alternato e 32 figure in legno finemente intagliate che rappresentavano due famiglie reali pronte al combattimento, sedici bianche e sedici nere; il Re, la Regina, due Alfieri (guardiani della casa reale), due Cavalli (simbolo del potente esercito), due Torri (custodi del castello) e otto Pedoni (la generosità della plebe).

Il principe trovò divertente la presentazione, si fece spiegare le regole del gioco, e dopo aver perso alcune partite dimostrative chiese al mercante cosa avrebbe voluto in cambio di questo entusiasmante dono. L’inventore chiese umilmente un chicco di grano nella prima casella, due nella seconda, quattro nella terza e così via raddoppiando fino alla sessantaquattresima e ultima casella.

Il sovrano, stupito per tanta modestia, ordinò che la richiesta fosse esaudita all’istante. Gli scribi però, notarono subito che l’apparente modestia del mercante era in realtà una velata furbizia, giacché per colmare la tavola non sarebbe bastata l’intera raccolta di un anno.

Provate a calcolare 2⁶⁴ – 1 (due alla sessantaquattresima meno uno)

L’indignazione dell’annoiato principe fu brutale, condannò a morte immediata l’inventore degli scacchi, ma non il gioco. In poco tempo la leggenda e il nuovo passatempo si propagarono velocemente lungo il cammino della seta.

In seguito, il gioco ebbe uno sviluppo notevole con le conquiste dell’Impero romano e quello saraceno, molti reperti furono trovati in Gran Bretagna, Francia e Spagna.

Nel medioevo questa leggenda era molto nota con il nome di Duplicatio scacherii, e adottata da Dante per dar un’idea al lettore del fantastico numero di Angeli presenti nei cieli:

L’incendio suo seguiva ogne scintilla

ed eran tante, che ‘l numero loro

più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla

Paradiso, XXVIII, 91-93

Da Bobby Fisher a Garry Kasparov

Il movimento ha subito una grande accelerazione dopo il travagliato match mondiale tra Boris Spassky e Bobby Fisher a Reykjavik (Islanda) nell’estate del 1972.

Ero a scuola, prima elementare, vivevo ancora in Argentina, e dato il fuso orario le partite coincidevano con quello post-scolastico. Insieme ad una trentina di alunni di tutte le classi ci riunivamo in biblioteca e il nostro maestro ci spiegava il senso e cosa si celava dietro ogni mossa dei campioni, e per noi principianti fu una manna dal cielo aver potuto imparare in diretta TV. Certo, tralasciando tutti i connotati politici che giravano intorno, eravamo troppo piccoli per capire.

Quarantaquattro anni fa, Bobby non solo detronizza Spassky e lo strapotere scacchistico che i sovietici avevano dimostrato finora, ma tutto l’apparato, resosi incapace di contrastare l’irriverente americano e l’angosciosa sconfitta dell’ultimo baluardo sportivo. Per la cronaca, Fisher aveva eliminato, uno dopo l’altro, i migliori giocatori sovietici aspiranti al titolo. D’altronde si era in piena Guerra Fredda e gli americani uscivano malconci dal Vietnam.

Dopo quell’estate gli scacchi non furono più gli stessi, il montaggio mediatico fece sì che prendessero il volo e arrivassero in ogni angolo del pianeta.

L’ultima spinta verso l’alto la diede quella straordinaria ascesa di Garry Kasparov. Dopo aver battuto tutti i Maestri del mondo, fece suo il titolo mondiale giocando un altro sport, lasciando tutti attoniti e spedendoli dritti sui libri a cercare le sue mosse, le sue fantasie, le sue combinazioni sulla scacchiera. Invece nulla, era semplicemente troppo forte per i mortali della sua epoca. Acerrimo rivale di Vladimir Putin, il ragazzo di Baku (Azerbaigian) completò una parte della storia che aveva iniziato a scrivere Bobby Fisher, in attesa del prossimo genio.