pag04 controllo-fiscoFisco, al via lo scambio automatico di informazioni … Cosa succederà agli italiani alle Canarie?

di Dr. Federico Pesiri e Avv. Enzo Brudaglio

…in una nota barzelletta Gigi Proietti, nei panni di un avvocato italiano a colloquio con il suo cliente, gli diceva “…e qui te se inc…!!” 

Sembra davvero essere così per chi ha pensato di poter continuare ad “occultare” quanto posseduto all’estero. Difatti, dal 2017 le autorità Spagnole condivideranno i dettagli dei conti bancari dei cittadini stranieri con i governi dei loro Paesi d’origine.

In Italia, chiusa la fase della “voluntary disclosure 1” (sembra già pronta la versione 2), inizia quella della acquisizione delle informazioni sulle attività finanziarie detenute dai propri cittadini all’estero.

Infatti, a partire da quest’anno è stata avviata la raccolta di informazioni sui conti correnti di soggetti fisici e giuridici italiani presenti nelle banche estere. Quest’ultime, censiti i propri clienti, trasmetteranno alle autorità fiscali locali le informazioni sui conti e i contributi fiscali dei cittadini stranieri e le stesse provvederanno ad inviare tali dati ai governi dei loro Paesi d’origine.  Questo quanto è emerso al forum dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha avuto luogo nella metà dello scorso maggio, dove si è discusso del sistema di scambio automatico di informazioni fiscali che porta il nome di Crs (Common Reporting Standard).


A quali soggetti si applicherà il CRS e da quando?

Dall’inizio del 2016 gli istituti di credito spagnoli hanno chiesto, a tutti i titolari di posizioni aperte, l’aggiornamento dell’anagrafica del beneficiario finale/titolare effettivo con copia recente di un documento di identità.

La novità, sfuggita ai più, deriva proprio dal fatto che a partire dall’anno di imposta 2016 è stata avviata la raccolta di informazioni sui conti di soggetti fisici e giuridici stranieri presenti nelle banche Spagnole. Nel 2017 (per i dati raccolti e riguardanti il 2016) le informazioni verranno trasmesse agli organi fiscali dei Paesi con cui la Spagna ha sottoscritto il CRS. Attualmente tale accordo è stato firmato da 98 Stati, tra cui Argentina, Belgio, Bulgaria, Gran Bretagna, Germania, India, Spagna, Italia, Corea, Portogallo, Francia, Croazia. Si prevede che il numero degli aderenti sia destinato a crescere ulteriormente.

Che tipo di informazioni trasmetteranno le banche alle autorità fiscali?

In base al progetto di legge già messo a punto dalle Autorità Fiscali Spagnole le banche e gli operatori finanziari saranno tenuti a comunicare informazioni sui redditi da investimento dei loro clienti, sulla vendita di azioni, sul saldo bancario, sugli interessi sui depositi e sulle obbligazioni, previa individuazione del c.d. beneficiario finale del conto e/o dei titoli.

Il cittadino italiano effettivamente residente in Spagna dovrà preoccuparsi?

I conti di chi ha la residenza effettiva spagnola non saranno soggetti a obblighi di monitoraggio e verifica fiscale (che dovrà comunque adempiere all’obbligo del monitoraggio dei beni detenuti all’estero attraverso la presentazione del modello 720).

Tuttavia l’Italia ha proprie regole in materia di determinazione della residenza fiscale (n.b. concetto diverso dalla Residenza anagrafica). Difatti esistono dei criteri attraverso i quali si definisce un soggetto fisico o giuridico come residente fiscale di fatto in Italia ancorché possessore di residenza anagrafica in Spagna. In tal caso è possibile che le tasse debbano essere pagate anche nel proprio Paese d’origine.

Un italiano per considerarsi Residente fiscalmente in Spagna deve in primis:

  1. Iscriversi all’AIRE e cancellarsi dall’anagrafe del proprio comune italiano di residenza (attestando la permanenza all’estero per più di 183 giorni)
  2. Avere il centro dei propri interessi in Spagna
  3. Avere il centro dei propri affetti familiari in Spagna

Questi sono alcuni dei requisiti che le Autorità fiscali italiane richiedono nella verifica dell’effettiva residenza fiscale di soggetti che si dichiarano residenti all’estero.

Di seguito un’elencazione (non esaustiva) degli eventuali documenti che possono essere utili per provare l’effettiva perdita della residenza fiscale in Italia:

  • sussistenza della dimora abituale nel Paese estero (purché non paradiso fiscale), sia personale che dell’eventuale nucleo familiare;
  • l’iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici o di formazione del paese estero;
  • lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso paese estero, ovvero l’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
  • la stipula di contratti di acquisto o di locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel paese di immigrazione;
  • fatture e ricevute di erogazione di gas, luce, telefono e di altri canoni tariffari, pagati nel paese estero;
  • la movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie nel Paese estero;
  • l’eventuale iscrizione nelle liste elettorali del paese d’immigrazione;
  • l’assenza di unità immobiliari tenute a disposizione in Italia o di atti di donazione, compravendita, costituzione di società, ecc.;
  • la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico, sociale, culturale e ricreativo.

Tali nuove normative riguarderanno anche le imprese a capitale straniero (italiano) che operano in Spagna?

Se un’azienda straniera opera in Spagna attraverso un’impresa “figlia” o una filiale che pagano le imposte in Spagna, la banca non sarà tenuta a raccogliere delle informazioni. A essere oggetto di monitoraggio saranno, invece, solo holding e trust, in quanto in tali forme giuridiche è difficile rintracciare il proprietario finale. Nel trust esiste un beneficiario a cui il disponente assegna beni e proprietà in gestione fiduciaria, mentre una holding comprende una vasta rete di imprese figlie. Lo scopo in questo caso è capire chi ha funzioni di controllo e chi è il beneficiario finale. Spetterà anche alle banche raccogliere questo tipo di informazioni.

Perché Italia e Spagna hanno aderito all’accordo sullo scambio di informazioni fiscali?

L’obiettivo principale è quello di contrastare l’offshore, accedendo alle informazioni sui titolari italiani di conti depositati nelle banche straniere e viceversa. Tutti i Paesi che hanno sottoscritto tale accordo di scambio con la Spagna, non solo riceveranno informazioni di rilevanza fiscale sui propri residenti, ma saranno tenuti a condividere analoghe informazioni sui cittadini italiani

Tempi duri per chi è solo residente fittizio all’estero? Sembrerebbe proprio di sì.

Appare quindi sempre più necessaria una corretta pianificazione fiscale internazionale che tenga conto delle normative riguardanti il proprio paese di provenienza, oltre che quelle del paese straniero ove si vogliono effettuare investimenti o trascorrere gran parte della propria vita.