lawUnioni civili

di Avv. Elena Oldani

L’Italia è stata condannata nel 2015 dalla Corte di Strasburgo per la violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che sancisce il diritto alla vita privata e familiare, indipendentemente dal sesso dei componenti della coppia. Con la recentissima legge sulle unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà (Legge n. 76 del 20/05/2016), il Legislatore italiano ha posto rimedio all’assenza di un istituto giuridico a tutela delle coppie omosessuali che, ora qualificate come “specifiche formazioni sociali”, potranno finalmente formalizzare la propria unione di fronte ad un ufficiale di stato e due testimoni. Gli atti dell’unione, il regime patrimoniale prescelto e la residenza, verranno registrati nell’archivio dello stato civile. Le suddette coppie fruiranno sostanzialmente degli stessi diritti e doveri previsti per il matrimonio civile relativamente al regime patrimoniale della famiglia, alla comunione dei beni, ai diritti successori, alla reversibilità della pensione del coniuge e così via. Allo stesso modo permarranno sostanzialmente gli stessi impedimenti alla creazione del vincolo coniugale previsti per il matrimonio civile: non potranno perciò contrarre detto vincolo persone già sposate, interdette, coloro che sono parenti e così via.

Sussisteranno tuttavia alcune importanti differenze tra i due istituti.

Per esempio verrà applicato il divorzio breve: l’unione si potrà sciogliere in tre mesi, una volta manifestata la volontà di separazione, consensuale o unilaterale, davanti all’ufficiale di stato civile. Altresì l’unione si intenderà sciolta automaticamente in caso di sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi.

Fermo restando l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, non è tuttavia previsto nell’unione civile l’obbligo di fedeltà tra i partner.


Quanto alle adozioni, la cosiddetta “stepchild adoption”, ossia la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio -naturale o adottivo- del partner, inclusa nel disegno di legge originale è stata successivamente stralciata al momento dell’approvazione. Sull’argomento, ritenuto il più spinoso di tutta la normativa, il Legislatore ha ritenuto più semplice non pronunciarsi. L’art. 20 recita infatti che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”: poiché tali norme attualmente non consentono né vietano espressamente l’adozione alle coppie omosessuali, si lascia di fatto “risolvere” la questione ai singoli giudici caso per caso.

Illustrato a grandi linee il contenuto della legge, restano un paio di quesiti di non poco conto.

Le disposizioni della succitata legge si estendono anche agli italiani residenti all’estero?  Sì. Poiché infatti, salvo preclusioni espresse, tutte le leggi, decreti, regolamenti e atti amministrativi relativi ai coniugi si applicano alle parti dell’unione civile, sarà possibile anche per cittadini italiani residenti all’estero scegliere di tutelarsi come coppia attraverso questo istituto. Tuttavia, per sapere cosa fare e come farla, bisognerà attendere i relativi decreti attuativi.

E le coppie italiane omosessuali che hanno già contratto matrimonio all’estero? Grazie all’introduzione del concetto di unioni civili queste coppie vedranno finalmente riconosciuta la loro condizione di coniugi anche in territorio italiano. Fino ad ora, benché lo Stato italiano già riconoscesse la validità del matrimonio contratto all’estero da un cittadino italiano consentendone la trascrizione nei registri dello stato civile in patria, non essendo in Italia ufficialmente riconosciuto alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi né esistendo un istituto analogo al matrimonio, l’applicazione della normativa risultava assolutamente controversa nel caso di coppie dello stesso sesso. Per lo più i competenti uffici comunali rifiutavano di procedere all’incombenza, dando luogo a dispute in sede giudiziaria che generalmente terminavano con la dichiarazione di inefficacia dell’atto in territorio nostrano. Ora, con la legge Cirinnà il matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso vedrà riconosciuta la sua efficacia anche in Italia, per lo meno come unione civile.