Schermata 2016-06-07 alle 10.23.24di Ilaria Vitali

La vicenda delle gesta efferate della Bestia del Moquinal appartiene alla faccia oscura delle Canarie, una dimensione parallela dove eventi tragici e terrificanti hanno lasciato un segno indelebile nella storia della comunità.

Damaso Rodriguez Martin, prima di diventare la Bestia del Moquinal, era un bambino apparentemente come tanti; nato l’11 dicembre del 1944 a El Batan, San Cristòbal de la Laguna a Tenerife, apparteneva a una famiglia povera ma dignitosa, intenzionata a garantirgli una regolare educazione.

Ma Damaso non era in realtà un bambino come tutti gli altri e a 17 anni si macchiò del suo primo crimine, quando venne arrestato per furto e rinchiuso per un anno in carcere, segnando così la prima tappa di un perverso destino che lo avrebbe portato ad una escalation degna dei più pericolosi serial killer della storia.

Dopo la prigione Damaso entrò a far parte della Legione Straniera nel 1963, trasferendosi in missione nel Sahara occidentale; abbandonata la Legione nel 1966 Damaso tornò a Tenerife, a San Cristobal, dove prese moglie e formò una famiglia con due figli, un precario equilibrio che lo tenne lontano dai guai fino al 1981, anno in cui commise il suo primo omicidio.

Avvicinatosi a spiare una coppietta in intimità nella zona del Moquinal, agì con spietata violenza.


Uccise il ragazzo a colpi di arma da fuoco, lo chiuse nel baule della macchina e picchiò e violentò  ripetutamente l’impaurita ragazza.

Lasciò poi cadavere e giovane rinchiusi nell’auto al Llano de los Viejos dove vennero ritrovati dalla polizia locale che fece scattare immediatamente le indagini.

Tutti i sospetti convergevano su Damaso, che venne arrestato e condannato a 55 anni di carcere per omicidio, stupro e detenzione illegale di una calibro 9 Astra, sottratta giorni prima dall’auto di un sottufficiale dell’esercito.

Dopo il suo arresto, emersero gravi episodi di violenza ai danni della moglie, letteralmente terrorizzata da un uomo che passava da momenti di tranquillità a esplosioni di rabbia feroce.

Nel 1987 gli venne concesso, inspiegabilmente, un congedo per uscire, poi negato nel 1988; ma durante il successivo permesso del 1991 Damaso decise che non sarebbe più tornato in carcere, dandosi alla fuga.

L’ordine di arresto scattò di nuovo quando sparì il fucile del padre di Damaso e il giorno successivo la Guardia Civil recuperò il corpo senza vita della cittadina tedesca Küpper Marta, di 87 anni, con evidenti segni di violenza sessuale e strangolamento, e di Karl Flickr, 82 anni, con il volto deturpato dai fori di un’arma da fuoco.

I corpi ritrovati nella zona selvaggia del Roque del Moquinal decretarono il nome con cui Damaso venne da allora inserito nella lista degli assassini seriali della Spagna: la Bestia del Moquinal.

Partì una vera e propria caccia all’uomo con l’utilizzo di cani ed elicotteri ma dell’uomo si trovarono solo tracce del suo passaggio: furto di viveri e coperte, denunce di donne anziane aggredite e violentate.

Dopo essersi nascosto nelle grotte naturali vicino a Las Carboneras, Damaso si trovò infine intrappolato in una casa de El Solis presso Tegueste dove, dopo una furibonda sparatoria, venne ritrovato agonizzante con il volto semi devastato da un colpo di pistola, presumibilmente in un tentativo maldestro di togliersi la vita.

Era il 19 febbraio 1991 e la Bestia del Moquinal morì poco dopo per le ferite riportate.

La sua storia, oltre a essere quella di un serial killer che terrorizzò un’intera comunità, è quella di un grave errore della giustizia che permise a un omicida condannato a 55 anni di carcere, la possibilità di uscire in permesso e di mietere altre vittime innocenti.

Permane ancora un dubbio nell’immaginario collettivo riguardo la sua morte, se sia avvenuta realmente per suicidio o se invece avvenne per esecuzione.

Ma per tutti la Bestia del Moquinal è stata e resta uno dei più terribili incubi che la popolazione ha dovuto affrontare in quegli anni.