Schermata 2016-06-07 alle 14.26.47di Ilaria Vitali

Negli anni 70 una importante epidemia di lebbra interessò le isole Canarie, con particolare accanimento nella provincia di Santa Cruz de Tenerife dove il numero di persone contagiate risultò di gran lunga superiore a quello delle persone che si erano ammalate in tutta la Spagna.

Il dermatologo, ora in pensione, Rafel Garcia Montelongo ricorda di aver diagnosticato la lebbra a più di 500 persone nella sola provincia di Tenerife nel 1971.

La malattia di Hansen, volgarmente chiamata lebbra, è una malattia infettiva che colpisce pelle e nervi periferici e che può condurre, a seconda della gravità, a malformazioni e invalidità permanenti.

Provocata da un batterio, il Mycobacterium leprae, la lebbra si diffonde con meccanismi ancora poco chiari, soprattutto riguardo ai vettori che la trasportano.

Si stima che al mondo la lebbra sia presente principalmente nelle regioni del sud est asiatico, nella Cina meridionale, nelle isole del Pacifico e che gli individui maggiormente soggetti a contrarla siano i caucasici e gli asiatici, seguiti dagli africani e dagli indiani.


All’epoca la tremenda epidemia veniva vissuta dalla popolazione come un castigo divino e molti degli ammalati vennero addirittura espulsi dal paese.

Ciò che caratterizzo l’epidemia di lebbra delle Canarie del 71, e di molti altri paesi occidentali, fu il marchio di infamia che la malattia portava con sé.

La stessa parola “lebbra” deriva dal greco “lepròs”, vale a dire scabroso.

Il dott.Montelongo insieme al collega Vivancos si trovò a gestire una situazione quanto mai complessa, sia sul piano medico che su quello prettamente sociale-religioso.

Entrambi si accollarono le spese di viaggio dei lebbrosi, che nessuno voleva trasportare, al dispensario di Calle San Sebastian a Santa Cruz de Tenerife, dove era stata costruita una cappella a sottolineare la natura di punizione divina dell’epidemia.

Il Cabildo di Tenerife al raggiungimento dei 50 casi accertati, decise di costruire un lebbrosario ad Arico dove invitò il famoso professore dermatologo Josè Gay Prieto per la supervisione di quello che divenne un magnifico edificio mai aperto, a causa della fine dei fondi necessari.

Venne quindi ceduto all’esercito che tutt’oggi lo utilizza ma in modo informale.

L’epidemia della lebbra si estese a La Palma e La Gomera a causa dell’arrivo di alcuni ammalati direttamente dall’America, convinti nel potere miracoloso delle acque sorgive della zona.

Alla recente Giornata Mondiale dei malati di lebbra, svoltasi a gennaio 2016, la Dott.ssa Marta Garcia Bustinduy dell’ospedale universitario delle Canarie, ha affermato che dal 1989 a oggi ha potuto individuare solo 3 casi di malattia, due dei quali provenienti da aree endemiche del Sud America.