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di Claudio Palumbo

MOMENTI OLIMPICI …

VERSO I GIOCHI DELLA XXXI OLIMPIADE

L’interesse olimpico, sorto dopo la scoperta delle rovine dell’antica Olimpia da parte degli archeologi tedeschi, si fece forte e nacque un nuovo entusiasmo intorno all’eventuale rinascita.

I primi Giochi olimpici dell’era moderna si disputarono ad Atene nel 1896 per il volere istituzionale di riavvicinare i popoli attraverso lo sport.


In questo tratto di storia dell’umanità chiamato Belle Époque, la prosperità economica e culturale si contrastavano con la smania di nazionalismo e colonialismo sfrenati che mettevano a dura prova la pace apparente. In poco tempo sbocciarono in un cruento razzismo, e a seguito di sanguinose rivolte in diverse parti del mondo, sarebbe scattata la Prima Guerra Mondiale.

Dall’altro canto, dopo la pesante sconfitta nella Guerra franco-prussiana del 1870-1871, le critiche dell’opinione pubblica volte al governo di Parigi furono feroci. Gli intellettuali, capitanati dal Barone Pierre de Coubertin, si misero all’opera per risollevare il morale del popolo francese e credettero che una manifestazione sportiva importante a livello mondiale, e non più locale come avveniva nell’Inghilterra vittoriana, potesse offrire loro una grande occasione.

Nelle proprie conclusioni, Pierre de Coubertin affermava che la guerra persa fosse il frutto di un’inadeguata preparazione fisica da parte delle forze transalpine e dei giovani in generale. Per migliorare questo aspetto importante si sarebbe impegnato a tempo pieno. Inoltre, predicava che il confronto fisico attraverso lo sport avrebbe unito le nazioni e messo da parte le idee separatiste dei confronti bellici. La rinascita dei giochi olimpici poteva favorire tale scopo.

Nel 1894 Coubertin rese pubbliche le proprie idee riuscendo a convincere all’unanimità i partecipanti al Congresso tenutosi alla Sorbona. I congressisti decisero che la rinascita doveva avere luogo proprio a Olimpia, dove i giochi si disputavano anticamente fino alla soppressione da parte dell’Imperatore romano Teodosio I nel 393 d.c., il quale, sotto l’asfissiante influenza di Ambrogio, Vescovo di Milano, mise fine a una tradizione che si tramandava da oltre mille anni.

In quello stesso anno 1894 fu fondato il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, con il fine di regolamentare e fomentare le varie discipline con spirito esclusivamente sportivo e lontane da qualunque influenza. Il CIO avrebbe avuto il compito di organizzare i giochi ogni quattro anni.

La prima presidenza fu assegnata al greco Demétrios Vikélas. Questi primi Giochi olimpici moderni del 1896 ebbero un’enorme successo e, grazie alla partecipazione di oltre 250 atleti, la manifestazione internazionale fu riconosciuta come l’evento più importante mai organizzato, e come ricompensa la Grecia provò a pretendere che i giochi si svolgessero ad Atene in via permanente, però il Comitato bocciò tale iniziativa decretando che l’organizzazione sarebbe avvenuta di volta in volta in un paese diverso.

La politica, purtroppo, non fu capace di rimanere al margine. 

Le seconde Olimpiadi si svolsero a Parigi nel 1900 in concomitanza con l’Esposizione Universale, che le rese fuori posto e completamente inefficaci. Stessa sorte ebbero i giochi del 1904 disputati a St. Louis nel Missouri, anch’essi predisposti come semplice corollario dell’Esposizione Mondiale.

La politica intervenne pesantemente anche in varie edizioni dei Giochi Olimpici; nel 1920 e 1948, per esempio, impedì la partecipazione ai paesi sconfitti nella Prima e Seconda Guerra Mondiale.

L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di Stalin, disconoscendo il Comitato Internazionale, organizzò tra il 1928 e il 1956 una propria manifestazione alternativa chiamata Spartachiadi, in onore del Tracio Spartaco, per le impresa compiute nelle guerre per la liberazione degli schiavi della Roma Imperiale.

Nel mondo comunista queste gesta erano considerate un simbolo della lotta proletaria.

Nella Germania nazista, Adolf Hitler e il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi utilizzarono il tradizionale cammino della fiamma olimpica e tutta l’organizzazione dei Giochi di Berlino 1936 per scopi propagandistici.

Altre intromissioni extra sportive si ebbero nel 1956, quando molti paesi boicottarono per la prima volta i Giochi della XVI Olimpiade disputati a Melbourne, per protestare contro l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata Rossa, mentre altre nazioni lo fecero per manifestare il proprio dissenso nei confronti della crisi del Canale di Suez.

Nel 1976, i Giochi di Montreal furono boicottati dai paesi africani che dimostravano alto disprezzo verso le politiche dell’Apartheid sudafricano. I Giochi di Mosca del 1980, invece, si caratterizzarono per la grande assenza degli Stati Uniti e di molti paesi occidentali enfatizzando il disaccordo per l’invasione sovietica dell’Afghanistan, e così anche le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 non risultarono indenni dalla trama politica, in questa occasione ad assentarsi fu tutto il “blocco orientale”. Mentre la Corea del Nord, affiancata da paesi di simile pensiero politico, boicotta i Giochi di Seul del 1988.

La svolta tardò ad arrivare, infatti, solo a partire dalle Olimpiadi di Barcelona 1992 il Comitato Internazionale con l’appoggio dell’ONU chiede di osservare l’antichissima Tregua Olimpica, vale a dire, la sospensione di eventuali conflitti internazionali affinché lo spirito sportivo possa prevalere indisturbato e lontano da ingerenze esterne.

La Tregua Olimpica fu stabilita dagli antichi greci non solo per interrompere le guerre in corso, ma anche per liberare lo spirito attraverso lo sport e rendere onore a Zeus; dio del cielo e del tuono e dio di tutti gli dei.

L’importanza del connotato religioso faceva sì che i giochi rappresentassero un evento primario per la vita sociale, nonché la base del proprio calendario.

Il tempo, di quattro anni, trascorso tra una manifestazione e l’altra veniva chiamato Olimpiade e alla fine di ognuna di esse, così come nell’attualità, si celebravano i Giochi.

La prima edizione è datata 776 A.C., da allora gli scriba greci riversarono sul papiro tutti gli avvenimenti di ogni Olimpiade in ordine cronologico, e le celebrazioni sportive segnarono un fantastico riferimento nel tempo di tutte le 292 edizioni e il racconto delle gesta sportive si trovano in gran parte della letteratura greca e romana.

Lo storico greco Dionigi di Alicarnasso, per esempio, fissa la fondazione di Roma nell’anno della settima Olimpiade, in cui Diocle di Messene vinse la gara di corsa, quindi nel 750 A.C.

Un gradino più basso in ordine di importanza si trovavano gli altri Giochi Panellenici, cioè i giochi di tutti i greci, presenti nel calendario erano i Giochi Pitici, che si svolgevano ogni quattro anni al santuario di Apollo a Delfi, i Giochi Nemei, invece, avevano una cadenza biennale ed erano dedicati sempre a Zeus e infine i Giochi Istmici di Corinto in onore a Poseidone, anch’essi disputati con cadenza biennale e alla quale erano ammessi musicisti e poeti.

La storia delle Olimpiadi ci riporta prepotentemente nel presente. Certo, la manifestazione ha subito i mutamenti del passare del tempo; la televisione, la tecnologia, i diritti, il merchandising, però l’essenza e l’emozione che rende fieri gli atleti, l’orgoglio di rappresentare la propria nazione e dimostrare le proprie capacità, tutto ciò non si è dissipato negli anni. Oggi come allora, si allenano per dare il meglio di se stessi, per il giuramento fatto, per un momento di gloria, per il profondo rispetto del motto olimpico: citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte).

Tra il 5 e il 21 agosto si celebreranno i Giochi della XXXI Olimpiade a Rio de Janeiro, in Brasile.

Nel prossimo numero ci addentreremo nel vivo delle discipline olimpiche.