Stone balancing, mettere in equilibrio le pietre

Mettere in equilibrio delle pietre può essere considerata una performance artistica, espressione particolare della Land Art o come arte Effimera. La ricerca dell’equilibrio di due o più pietre esige pazienza ed umiltà, estraniarsi dallo scorrere del tempo, immersione nella natura, ascolto dei suoni e del silenzio. È una disciplina mentale che aumenta la sensibilità e la percezione dello scambio di energia tra il soggetto e la pietra da posizionare. L’equilibrio ottenuto sembra essere la certificazione di un raggiunto stato di grazia. Il tempo per farlo, il tempo che rimangono in equilibrio, il tempo è escluso, non ha spazio, non è contemplato.. e forse è proprio l’uscita dal tempo che prende così tanto il Balancer (NdR. chi pratica questa arte), ma anche chi si affascina guardando, i bambini sono sempre i più pronti a comprendere il messaggio profondo, smettono presto di guardare e iniziano a fare i loro equilibri. Le pietre e i sassi hanno un modo tutto speciale di stare in equilibrio quando sono sovrapposte, tanto più che i passanti sono sempre convinti che “lui” si serva di una colla superpotente per realizzare queste curiose sculture, salvo restare poi a bocca aperta quando vedono spostare in un attimo la pietra più in alto (e più precaria).

A un esame superficiale pare un semplice gioco, ma lo “stone balancing” è una disciplina mentale che consiste nel mettere in equilibrio pietre di varie forme e dimensioni, con l’unico aiuto della forza di gravità. Certe creazioni sembra che sfidino le leggi della fisica: é incredibile come i massi riescano a mantenersi fermi, ignari del fatto che l’occhio umano li vedrebbe molto più facilmente crollare.

Lo “stone balancing” è affine alle pratiche zen, visto che richiede molta concentrazione, e il tempo di esecuzione non é prevedibile, sia nell’esecuzione che nel risultato, in quanto è essenzialmente un viatico per la meditazione, l’aumento della sensibilità mentale fa diventare via via più evidente l’energia che scorre dal soggetto alla pietra, e l’effetto rilassante per la psiche si acquisisce nel tempo grazie anche al luogo dove solitamente si esercita: mare, fiumi, ovunque il silenzio si accompagni all’acqua in movimento.

Le opere hanno sempre una durata limitata, da pochi secondi ad alcuni giorni.

Negli ultimi anni movimenti di artisti nati in diverse parti del mondo hanno promosso la diffusione di questa forma d’arte. La personale sensibilità artistica e bravura nella ricerca dell’equilibrio fa sì che le opere siano molto personali, e facilmente riconoscibili.

Si possono evidenziare differenti tecniche di questa disciplina:


Equilibrio puro: ogni roccia è in equilibrio su un’altra grazie ad un solo punto di appoggio;

Equilibrio a contrasto (detto Counter balance): rocce più piccole che dipendono dal peso delle rocce sovrastanti per mantenere l’equilibrio;

Pietre accatastate (detto Stacking balance): rocce posate una sull’altra a formare strutture di altezza elevata;

Free style: miscela di equilibrio puro ed equilibrio counter, nella struttura possono essere elaborati degli archi.

Immaginate quanta pazienza ci vuole …

Volete provarci? Lo Stone balancing sta avendo una notevole diffusione a Tenerife e nelle altre isole dell’Arcipelago, luoghi ideali per migliorare l’equilibrio psicofisico, aprendo nuovi orizzonti alla nostra mente.

La prima cosa da fare è selezionare le pietre da utilizzare; devono essere solitamente sferiche o cilindriche. Almeno inizialmente devono avere un punto – che sarà quello di appoggio in equilibrio – leggermente piano.
Formato, peso e la struttura delle pietre sono vitali. A seconda che il soggetto sia mancino o destro sceglierà pietre con opportune conformazioni, inizierà a testarle nella mano dominante così da percepire se già in se stessa la pietra ha potenzialità di corretto equilibrio.
E’ fondamentale dedicare tempo alla selezione e ai test per includere o escludere le pietre prima di iniziare il vero e proprio “balancing”.
La forma, la rugosità o meno della superficie, il colore, le dimensioni, dipendono dall’umore del  “balancer” e dalla difficoltà che ritiene di poter affrontare in funzione della propria esperienza. Inizialmente é importante partire con forme semplici per poi passare nel tempo a forme complesse come quelle delle foto che vi mostriamo.

Il luogo é fondamentale, non solo per la quiete, i suoni e l’ambiente rilassante, ma anche per la tecnica. Se si sceglie il mare é opportuno valutare: le maree, una base piana o semplice da ancorare, lo spazio sufficiente per poter bene osservare il risultato senza rocce o oggetti che schermano  la limpidezza del risultato. E’ opportuno ricercare nelle vicinanze o sulla linea visuale alcuni punti di riferimento stabili per facilitare il “balancing”.

Lo sviluppo dell’equilibrio richiede pazienza e concentrazione, quasi impossibile da realizzare in pubblico, essendo un’attività riservata e meditativa.
Una volta selezionata, la pietra dell’ancoraggio va disposta sul luogo scelto, assestandola saldamente a terra essendo la superficie fondamentale. Si affronta poi il primo balancing con la pietra più stabile.
Il numero di pietre e la figura non vanno predeterminate con precisione, ma piuttosto “modellate” man mano che l’esercizio procede.
Disporre una nuova pietra su quelle già in equilibrio, richiede la risposta a ciò che viene definito “equilibrio interno” della pietra. La disposizione iniziale dovrebbe essere realizzata tranquillamente ma con decisione.
L’equilibrio non sarà sempre sullo stesso lato, dovrà essere sensibile alla gravità e alle singole forze del balancing che si va costruendo. Saprete quando ridurre il sostegno della nuova pietra man mano che l’esperienza e la sensibilità crescerà in voi.
Quando avrete la sensazione che la nuova pietra possa auto-gestire l’equilibrio, dovrete ridurre la pressione della vostra mano in piccole fasi successive fino al completo “balancing”.
L’operazione più complessa e fondamentale é sempre il “placing” della nuova pietra poiché questa dovrà prima di tutto rispettare l’equilibrio di quelle esistenti per poi ottenere il proprio.
Occasionalmente il balancing di una pietra aggiuntiva potrebbe richiedere la variazione della posizione di una pietra già in equilibrio. Attenzione a questa operazione, fatela se proprio é necessario poiché potrebbe mettere a rischio l’equilibrio complessivo raggiunto.

Non si richiede un numero preciso o elevato di pietre in equilibrio, a volte i livelli estetici si raggiungono anche con poche pietre in posizioni spesso sorprendenti, spesso realizzando strutture a forma di fungo esteticamente bellissime. Tutto finisce quando il risultato vi appaga.

Qualunque sia l’effetto finale si realizza togliendo la nostra mano e iniziando a godere della percezione visiva del risultato. E’ sorprendente l’energia positiva, rigenerante e rilassante, che alcuni risultati portano a chi realizza un’opera di balancing. Fermatevi a lungo ad osservarla, da più angolazioni, condividete la gioia e il momento estetico con qualcuno o se siete soli, ricordatevi di fotografarlo.

Come qualsiasi struttura in equilibrio tale stato ha una durata limitata: da pochi secondi a giorni interi. Quanto durerà l’opera dipende dal tipo di balancing, dal luogo, dagli agenti atmosferici. Il tempo inevitabilmente li distruggerà. Il regalo di un lungo tempo di balancing sorprenderà chi ha creato l’opera così come un casuale atto di bellezza magari fermato per sempre in una splendida foto.

Lo scorso anno a Portonovo (Ancona), 14 aprile 2012, si è tenuto il primo Campionato mondiale di “Stone balancing”. E’ stata la prima volta che gli appassionati delle pietre in equilibrio si sono incontrati a livello internazionale. I sassi di Portonovo sono meravigliosi, ma molto rotondi e difficili da equilibrare, ci hanno detto.

La manifestazione è stata abbinata al concorso fotografico “Portonovo, dove le pietre sognano”.

[email protected] sta organizzando un’edizione internazionale di questa disciplina, appena avremo concordato date e modalità non mancheremo di informarVi.

Intanto…non dormite soltanto: ALLENATEVI!