Percorso Roque del Conde

Percorso senza difficoltà tecniche, ma con grandi pendii. Si considera di livello medio-basso, dato che qualunque persona in uno stato fisico accettabile può farlo senza problemi, persino i bambini.

Il percorso inizia nel “Barrio de Vento” di Arona. Per arrivarci si prende la strada per il Teide partendo da Arona. Prima del centro del paese, dopo la deviazione per il Teide c’é un distributore di benzina a destra e, a circa 200 metri, vediamo un cartello che indica “Vento”, e lo seguiamo sino ad arrivare a un gruppo di case, dove parcheggiamo e iniziamo il nostro tragitto.

Tra due case, un piccolo cartello segnala “Roque del Conde”. Da qui partiamo, senza uscire dal sentiero, che é perfettamente indicato da vari cartelli in tutte le biforcazioni. Si inizia con una piccola discesa per attraversare il burrone “Barranco de las Casas” e successivamente anche il “Barranco del Ancón”.

Qui un cartello indica Ifonche a destra e Roque del Conde a sinistra, prendiamo il sentiero di sinistra sino ad arrivare a un burrone più profondo, il “Barranco del Rey”. Dopo una discesa e una salita abbastanza scoscese, arriviamo sotto il Roque, dove facciamo una sosta. Poi, dopo aver passato una casa abbandonata, iniziamo a salire con regolarità sino ad arrivare a una collina dalla quale possiamo ammirare le spettacolari viste. Inizia quindi un tratto in piano, che ci permette di riposare.

Poi, senza accorgersene, dopo vari strappi si arriva alla salita definitiva che ci porta alla cima, praticamente piatta e di grande estensione, che in passato era usata per l’agricoltura. Qui ci fermiamo a godere il paesaggio impressionante.

Nelle giornate più limpide si arriva a vedere Los Gigantes da una parte,  la “Montaña Roja” e il parco eolico di Arico dall’altra e a nord, il Teide, Roque Imoque, Barranco del Rey, etc. Per tornare, si percorre lo stesso sentiero. Esiste un sentiero alternativo, ma é molto più complicato.


La durata del percorso (andata e ritorno) é di 3 ore circa e in totale il sentiero é lungo 7 chilometri.

Igor Eguren