SASSI IN TASCA

Ieri la messa mi è piaciuta. Sono uscita più leggera.

È naturale pensare al senso di colpa che solo la chiesa sa insegnare ma tutto dipende da che angolazione si guardano le cose. Io lo prendo come un momento di riflessione.

Il Don aveva davanti a sè delle pietre e ad ognuna ha dato un nome: rabbia, odio, punizione, giudizio. Diceva che ognuno di noi impugna queste pietre nei confronti di molte persone e un’altro nome di questi sassi è l’indifferenza. Io ho provato a pensare ai miei mucchi di sassi e mi sono sentita pesante e stanca.

Mi guardavo intorno e per molti avevo giudizi negativi… La mano stretta a pugno dovrebbe unirsi all’altra per pregare. Pregare per buttare questi sassi. In questo modo il sasso scivolerà. Io fatico molto a pregare, è un vociare che non capisco. Come faccio a parlare con Dio con parole di altri? Preferisco agire.

All’uscita della chiesa mi sono accordata con una mamma per ospitare domani i figli reciprocamente. Sembrava un segno. Questa mamma era un’amica che ho frequentato a lungo poi pian piano ci siamo allontanate. L’indifferenza è stata la pietra che tenevo in tasca per lei.