umberto_veronesi_1Da bambino aveva un sogno: salvare i malati di cancro

di PAOLO GATTO

Un grande italiano spesso vissuto tra italiani piccoli piccoli: potrebbe essere questa, più o meno, la giusta epigrafe per ricordare nei secoli dei secoli Umberto Veronesi cioè l’uomo, il medico, lo scienziato, l’uomo politico che da bambino sognava di sconfiggere il cancro e che da adulto l’ha sconfitto davvero realizzando le speranze di guarigione di tanti malati della Terra ed evitando lutti e dolori ai loro congiunti.

Veronesi se n’è andato a quasi 91 anni in contemporanea con l’elezione di Donald Trump a Presidente degli USA. Ciò gli ha tolto sulla stampa e sui media un po’ dello spazio dovutogli.

Chi l’ha conosciuto bene e gli è stato vicino racconta della sua acuta intelligenza e dell’intelligenza con la quale “capiva” in anticipo le mortali strategie di ogni tumore. “Fra 30 anni,”  era solito dire, “il cancro sarà una malattia in ogni caso curabile.” Fu strenuo sostenitore e divulgatore, negli ambienti scientifici, della quadrantectomia, innovativa tecnica chirurgia del carcinoma della mammella meno invasiva delle precedenti e ugualmente efficace. Prima della quadrantectomia di Veronesi la chirurgia applicata al tumore della mammella era pura macelleria: spianava tutto, recideva il seno o i seni e di quanto esisteva prima non rimaneva traccia. Un piatto, insanguinato campo di battaglia subito dopo l’intervento e in seguito uno scempio di cicatrici profonde nel corpo femminile, nello spirito e nella sessualità di milioni di donne. Una vita traumatizzata e drammatica per ciascuna di loro e per chi stava loro vicino.

“Dopo aver estirpato il cancro dal corpo,” soleva dire l’oncologo milanese, “bisogna toglierlo dal cervello dei pazienti”. E in questa considerazione chiara e attenta del malato, considerato insieme e contemporaneamente corpo e spirito, la medicina di Veronesi metteva in pratica giorno dopo giorno rigorosi principi di scienza e di umanità.


All’inizio, ai simposi internazionali gli altri scienziati lo scansavano ridacchiando con supponenza delle sue teorie. “E’ un visionario, sogna ad occhi aperti”,  dicevano. Ma l’ex bambino che sognava di distruggere il cancro aveva le spalle larghe e una vitalità senza pari. La sua intelligenza, guidata da precise scoperte, aveva penetrato l’intelligenza, la logica della malattia e, capendola, poteva sconfiggerla.

Veronesi aveva inoltre quel plus d’ingegnosità e di genialità che solo un italiano può avere e che gli consentì di affinare altre tecniche e terapie nel corso della sua lunga, affascinante avventura di uomo, di scienziato ed anche di politico. Fu ministro della Sanità dall’aprile 2000 a giugno 2001 nel Governo Amato. In quel periodo, al ministero,  in molti tra impiegati e uscieri neanche lo salutavano. Un ministro come lui era fuori standard. Anzitutto “capiva”, era competente. Non era peraltro uomo attaccato alla poltrona e lo dimostrò nel 2010 con Berlusconi dimettendosi da presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana.

Veronesi fu strenuo sostenitore della prevenzione e della ricerca scientifica. Di vitale importanza sono le sue indicazioni per una dieta il più possibile adeguata a scongiurare l’insorgere del male. Fu strenuo sostenitore della legge antifumo. Ricoprì ruoli insostituibili nei  campi della ricerca e della diagnosi precoce del tumore. Oltre alla quadrantectomia, alla fine degli Anni Sessanta del secolo scorso, a Veronesi si devono altre pietre miliari nella lotta a quello che veniva definito col pudore sconsolato degli sconfitti “il male del secolo”: la scoperta del linfonodo sentinella, la tecnica salva-capezzolo (‘nipple sparing’), la radioterapia intra-operatoria. Ebbe incarichi di primaria importanza, a volte contribuendo alla loro costituzione, in Enti e Fondazioni di prestigio e di fama internazionale nel campo della ricerca e della divulgazione scientifica come l’Istituto Nazionale dei tumori, l’Associazione di Ricerca sul Cancro (AIRC), l’Organizzazione Europea per la Ricerca e la cura del cancro, l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), la Fondazione Veronesi. 

Quanti uomini e donne non sono morti di cancro grazie all’apporto scientifico di Umberto Veronesi? Quanti sono e saranno nel mondo i figli, i fidanzati, i mariti, i genitori, le mogli, le sorelle, i fratelli, gli amici che grazie allo scienziato italiano si sono evitati il lutto, il dolore di piangere un parente, un amico, un congiunto? Difficile rispondere con dei numeri certi. Sicuramente siamo già nell’ordine di decine e decine di milioni, forse di più. Senza alcun dubbio Umberto Veronesi rientra tra quegli emeriti italiani “che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, come recita l’articolo 59 della Costituzione italiana riferendosi alla nomina dei Senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica. Non risulta che gli ultimi presidenti abbiano avuto intenzioni del genere nei suoi confronti o che si siano rammaricati per non averle potute realizzare. Anche in questo caso, come da ragazzo per ben due volte al ginnasio, e come accaduto per altri geni italiani, lo Stato italiano ha in certo qual modo bocciato un suo figlio illustre di cui avrebbe potuto invece vantarsi davvero. Ma ai nostri giorni ciò non stupisce nessuno. Costituisce, se mai, un ulteriore merito e vanto perenne del grande scienziato e oncologo milanese.