Foto da turismodetenerife.com
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di Ugo Marchiotto

L’Osservatorio della Sostenibilità comunica che l’occupazione urbana del litorale dell’Arcipelago Canario ha subito un notevole incremento.

In particolare l’edificazione nelle zone più vicine al mare è cresciuta del 42,6% negli ultimi 24 anni, contro il 32,9% registrato in tutto il paese; il fenomeno, stando all’Osservatorio formato da professionisti in materie ambientali, economiche e sociali, è dovuto alla recente deriva della popolazione verso la costa, un trend che dimostra il potere attrattivo del litorale canario.

L’occupazione urbana del litorale ha interessato per lo più le province di Las Palmas, con un aumento del 21,7%, di Santa Cruz de Tenerife, con un aumento del 17,4%.

L’occupazione artificiale dei primi dieci chilometri di costa delle Canarie è cresciuta tra il 1987 e il 2011 ed è stata la più intensa del paese, secondo quanto emerge da un rapporto pubblicato dall’Osservatorio e sulla base di dati dell’Instituto Geográfico Nacional che rivelano tuttavia che questa accelerazione nell’occupazione dei primi 500 metri di litorale è compensata dalla proporzione di costa costruita che è inferiore alla media del paese.

La pressione residenziale e turistica sopra una fascia costiera che si concentra su quasi tutta la superficie urbana delle isole, supera di gran lunga la capacità di carico degli ecosistemi e questo rappresenta fonte di preoccupazione nonché di minaccia per le aree di alto valore ecologico, come le dune di Corralejo e Maspalomas ma anche il puerto di Granadilla.


Con la nuova Ley del Suelo la preoccupazione crescerà in proporzione al ritmo di urbanizzazione che secondo le previsioni potrebbe subire una nuova accelerazione e per un territorio fragile quale quello costiero canario, la speculazione edilizia potrebbe provocare un autentico caos.

Ma il problema dell’eccessiva occupazione urbana del litorale delle isole canarie non è argomento nuovo; già nel 2006 Greenpeace pubblicò uno studio riguardo la saturazione di cemento sulle coste e mettendo in allerta le autorità su un ipotetico futuro di significativa distruzione del patrimonio ambientalistico.

Ai tempi del rapporto di Greenpeace, il Ministro del Medio Ambiente investì milioni di euro in azioni che rafforzarono l’industria del turismo ma che nel contempo tralasciarono la componente ambientale e che si tradussero in costruzione di spiagge artificiali, costruzione di dighe e pavimentazione di interi tratti di litorale.

A quell’epoca si commisero un gran numero di irregolarità da parte delle amministrazioni ambientali canarie nonché da quella centrale che permisero la costruzione di un porto industriale a Granadilla senza alcuna giustificazione economica e causando la distruzione di un intero tratto di costa.

La gravità dell’impatto ambientale del porto raggiunse la Commissione e il Parlamento europei e l’occultazione dei rapporti ambientali, nonché quelli economici, da parte delle autorità venne riconosciuta dal Tribunale grazie alla denuncia presentata dall’associazione tinerfeña ATAN.

Alla luce di uno solo dei numerosi episodi che caratterizzarono quell’epoca, e a fronte di un impegno più volte dimostrato da parte delle attuali amministrazioni verso la salvaguardia dell’ambiente, l’auspicio è che l’occupazione urbana dei litorali avvenga con criteri di rispetto in comune accordo con gli esperti ambientalisti.