schermata-2016-10-01-alle-11-15-54di Franco Leonardi

Il potenziale edilizio dell’arcipelago canario da adibire a strutture ricettive, si tradurrebbe, se opportunamente sfruttato, in 150.000 posti letto in più rispetto agli attuali esistenti.

L’arcipelago risulterebbe infatti ancora disponibile a sviluppare territorio urbano per accogliere strutture turistiche, in particolare Tenerife, che presenta un 36,2 % di suolo non utilizzato, seguita da Gran Canaria, con il 35,5%, Fuerteventura con il 18,2% e Lanzarote con il 10%, per un totale di 54,3 milioni di metri quadri di terreno classificato ad uso turistico.

Addirittura, secondo le stime del docente di Geografia Umana Mosè Simancas dell’Università di La Laguna, nel breve periodo si potrebbero già realizzare 10.536 posti letto nella sola Gran Canaria, l’isola che presenta, rispetto a tutte le altre dell’arcipelago, situazioni consolidate in termini di infrastrutture e servizi a corollario delle future strutture ricettive.

Segue Fuerteventura con 7.434 posti letto mentre Tenerife, che avrebbe una disponibilità maggiore di suolo idoneo, non risulterebbe ancora pronta per progetti a breve termine.

In contrasto con le disposizioni della moratoria effetto del decreto 4/2001 che paralizzarono la classificazione dei terreni e conseguentemente provocarono un rallentamento nella costruzione di nuovi alberghi, la legge successiva 6/2009 ha ammesso la possibilità di classificare terreni da adibire ad uso turistico.


In realtà la moratoria non produsse un vero e proprio stop, basti pensare che solo nel periodo tra il 2001 e il 2009, il momento reputato il più restrittivo per effetto della disposizione, si autorizzarono più di 83.000 posti letto, dei quali 40.279 autorizzati preventivamente nell’ambito di particolari deroghe, e 20.401 a seguito della Ley de Directrices rivolta a casi di interesse generale.

Al momento attuale l’occupazione di territorio urbanizzato ad uso del settore turistico rappresenta l’1,72% a Tenerife, l’1,73% a Fuerteventura, l’1,77% a Gran Canaria, il 3,96% a Lanzarote, lo 0,59% a La Palma e lo 0,46% a La Gomera.

Il fatto di poter disporre di un così alto potenziale edilizio pone subito la questione del rischio di depauperare situazioni paesaggistiche naturali che rendono le isole così attrattive proprio per quei turisti cui sarebbero destinate le nuove strutture.

L’auspicio è che si proceda ad uno sfruttamento del territorio a disposizione in maniera cauta ed equilibrata, senza dimenticare gli importanti equilibri necessari tra natura e urbanizzazione ma soprattutto nel rispetto della bellezza di uno dei posti più rinomati, e visitati, dell’Europa.