schermata-2016-07-08-alle-12-34-47Una storia di misteri, spionaggio e nazisti

di Magda Altman

Quello delle Canarie è l’arcipelago di storie che diventano leggenda, senza ombra di dubbio.

Storie al confine tra realtà e invenzione, farcite di elementi tangibili, persone realmente esistite e ipotetici aneddoti senza riscontri documentati.

Ma terribilmente affascinanti.

La storia di casa Winter è un chiaro esempio di come partendo da una situazione reale si arriva alla leggenda, una matassa così contorta che nessuno vuole o può disfare.


Ma partiamo da quello che pare essere l’inizio.

Nella penisola di Jandìa, a Fuerteventura, ai piedi del Pico de La Zarza, un rilievo che separa il nord dal sud, nel 1940 venne costruita una casa, benché venga riportato che i lavori iniziarono molto più avanti, nel 1946.

La zona era inospitale, battuta dal vento e possedeva un accesso notevolmente difficoltoso.

Ma Gustav Winter, ingegnere tedesco, è lì che aveva deciso di costruire la propria abitazione, a Playa de Cofete.

De gustibus, penserete.

Ma la scelta di una località così amena e l’iscrizione del nome del signor Winter nella famosa lista nera delle spie naziste, qualche dubbio lo suscitò.

Quella particolare lista era composta da 104 nomi di tedeschi accusati di spionaggio che, guarda caso, avevano deciso di vivere sotto la protezione della Spagna di Franco.

Chi era quindi questo Winter, da tutti conosciuto come Don Gustavo, e perché aveva scelto un luogo così inospitale per viverci?

“Qualcosa – mormoravano gli abitanti – dovrà pur nascondere…”

E fu quel pensiero, e alcuni episodi curiosi, a far germinare quelle fantasiose storie diventate poi leggenda.

La particolare conformazione vulcanica dell’arcipelago e la presenza diffusa di grotte sotterranee marine, alimentarono l’ipotesi della presenza di sottomarini tedeschi nascosti nelle profondità canarie.

E Don Gustavo, dalla sua casa, ne avrebbe potuto controllare movimenti e operazioni.

Poi vi fu il dilemma della recinzione.

Don Gustavo annunciò la costruzione di una fabbrica di cemento o di uno stabilimento di lavorazione del pesce in un’area adiacente la casa.

Ma non fece nulla di tutto ciò, si limitò a recintare la zona che per tutti diventò, evidentemente, una pista di atterraggio segreta.

Quando furono trovati una camionetta militare Krupp e rotaie che portavano verso la montagna, la leggenda lievitò come un soufflé ben riuscito nel forno.

Don Gustavo voleva forse collegare il nord al sud di Jandìa per favorire trasporti militari?

E come si spiegherebbero del resto le esplosioni da molti sentite proprio nelle vicinanze di casa Winter?

Don Gustavo stava aprendo delle gallerie nella montagna, ovvio.

Un viaggio a Berlino dell’uomo nel periodo in cui non aveva ancora acquistato l’appezzamento di Playa de Cafetes, per molti venne rivalutato con occhi diversi.

Don Gustavo tornò da quel viaggio con una valigetta piena di soldi provenienti niente meno che dalle mani di Hermann Goering, il luogotenente di Hitler.

E fu nel 1941 quando al porto di La Palma arrivarono 6 sottomarini tedeschi e successivamente il 6 di aprile del 43 quando un U-67 venne colpito nell’arcipelago da un aereo tedesco, che anche i più scettici cominciarono a credere nella leggenda.

Ma gli stessi discendenti di Winter che vendettero la casa dopo la sua morte, negarono ogni fatto, ogni ipotesi e mantennero un rigido riserbo.

Cosa di queste isole trasforma gli avvenimenti e le persone in leggenda?

Immagine tratta da flymagazine.es