di Loris Scroffernecher

Questo mese l’arca del mistero naviga in acque oscure e misteriose per raccontare una delle storie meno conosciute dell’isola che ci ospita. I fatti che racconteremo si basano sulla tradizione orale tramandata da padre in figlio nel municipio tinerfegno di Los Realejos, che ha permesso di fare arrivare fino a noi fatti storici che altrimenti sarebbe andati persi per sempre.

Innanzitutto dovremmo retrocedere nel tempo fino agli inizi del secolo XVII quando l’isola era colpita duramente da una malattia chiamata la peste di Landres. Secondo le cronache dell’epoca questo mortale virus era arrivato sull’isola trasportato da alcuni marinai approdati nel porto di Garachico e da lì l’infezione si è propagata da persona a persona fino a colpire il piccolo paesino di Los Realejos.

Dovuto all’alto tasso di mortalità e alla virulenza del contagio le autorità decisero di contrastare il propagarsi della malattia allontanando i cittadini dal paese e relegandoli in piccoli gruppi rifugiati nelle grotte e nelle capanne agricole situate sulle pendenze della montagna.

Uno dei grandi storici dell’isola Quesada Chaves ha raccolto molte prove relazionate con la decisione di molti contadini di ricorrere all’aiuto divino per proteggersi da questa tremenda piaga. Secondo quanto riportato in ben quattordici occasioni gli abitanti hanno chiesto aiuto a San Vicente Martire. Caso o no, però in ogni occasione sembra che la peste abbia rallentato fino a smettere di propagarsi nelle zone “protette” dal santo.

Come forma di ringraziamento al santo si decise così di creare una piccola cappella in suo onore. Per molto tempo questa costruzione fu meta di pellegrinaggi e depositaria di vari tipi di offerte di devozione al salvatore divino del paese.


Nell’anno 1609 il parroco del paese come rappresentante della chiesa e alcuni consiglieri del comune come rappresentanti del potere politico dello stesso, firmarono un atto notarile conosciuto come “Il Voto” con il quale si sanciva che da quel momento e per sempre, ogni anno il giorno 22 di gennaio sarebbe stato consacrato a San Vicente e sarebbe stato oggetto di una festa municipale.

Da quel momento la tradizione è stata rispettata ed è perdurata per più di quattro secoli facendo aumentare la devozione e la venerazione del santo arrivando anche ai paesi vicini.

Oltre alla festa tradizionale però si sono celebrate altre feste specifiche chiedendo di contenere e fermare altre epidemie contagiose nei secoli XVIII e XIX e per questo il santo si convertì nel protettore dalle calamità naturali e delle malattie infettive.

Durante i secoli si susseguirono gli episodi mistici relativi a casi concreti come guarigioni e aiuti importanti in situazioni complicate attribuiti al protettore, fino a che la chiesa decide nel 1831 di consegnare la reliquia del corpo del santo al paese che anteriormente era custodita a Tazacorte sull’isola di La Palma.

Questo santo però non è stato solo protagonista di eventi miracolosi positivi ma sembrerebbe che possa anche punire le persone originarie del comune che nel giorno della festa del 22 gennaio non tornino e partecipino al rituale. Durante gli ultimi due secoli sono stati registrati casi di vari incidenti misteriosi che hanno causato cecità temporanee, incidenti sul lavoro e altri problemi similari a persone che non hanno partecipato ai riti religiosi in onore del santo.

Fortunatamente questi incidenti non sembrano colpire turisti e residenti che non siano nati nel paese e quindi la comunità italiana presente è immune da questi effetti negativi se non dovesse partecipare il prossimo 22 gennaio ai festeggiamenti.