di Daniele Dal Maso

Lo evidenzia lo studio “Cascos con Historia” della fondazione Mapfre (la multinazionale spagnola che opera nel settore delle assicurazioni) che ha analizzato i dati relativi agli incidenti mortali avvenuti su moto o su auto, rilevando che quelli su moto sono di 12 volte superiori a quelli su auto.

Lo studio, che ha per obiettivo la sensibilizzazione dei motociclisti al corretto utilizzo del casco, mostra che nel 2014 circa 200 persone si sono salvate perché lo hanno indossato; dal 1982, in Spagna, il casco è obbligatorio per conducenti e passeggeri a bordo di motociclette di cilindrata superiore ai 125 cc. .

Protagonista dello studio è il casco, attraverso l’analisi degli incidenti più famosi della storia dal 1885 a oggi, come quello occorso al celebre Lawrence d’Arabia nel 1935 e che gli provocò la morte.

In quel caso il neurochirurgo Hugh Cairns, che dovette assistere, sconvolto, alla morte di Lawrence, dimostrò l’efficacia del mezzo di protezione, indossando il quale molto probabilmente Lawrence si sarebbe salvato.

Grazie al suo intervento il neurochirurgo riuscì a convincere l’esercito inglese all’utilizzo del casco solo sei anni dopo la morte di Lawrence d’Arabia e nel 1946 pubblicò un secondo studio in cui evidenziò che, dall’introduzione del casco, si riscontrò una diminuzione degli incidenti mortali occorsi in moto.


Fu nel 1953 che un ricercatore della University of Southern California, Charles Lombardo della Air Force nordamericana, brevettò il disegno del casco che oggi conosciamo, un guscio esterno di schiuma leggera e morbida ma molto robusta e in grado di ammortizzare i colpi, dissipandoli prima di raggiungere il cranio.

Presto molti atleti della moto e delle auto da corsa, nonché alcuni ciclisti, cominciarono ad utilizzare la protezione ma fu solo nel 1957 che la produzione venne standardizzata dalla Fondazione Snell, il cui nome venne scelto in onore del pilota sudafricano William Pete Snell, morto per le ferite riportate alla testa durante un grave incidente.

Grazie agli sforzi della Fondazione Snell nacquero i brevetti DOT e ANSI in America Latina e CEPE in Europa.

E per coloro di voi che vanno in moto, lo sapevate che la vita di un casco è limitata a 5 anni, ma non dalla data di acquisto bensì dalla data di produzione?

La durata è stata determinata considerando l’influenza dei capelli, dei profumi, del sudore del cuoio capelluto che intaccano la struttura del casco, nonché la degradazione dei materiali quando sono esposti a sole e pioggia.

Troppo pochi 5 anni?

Ricordate che, quando andate in moto, il casco è l’unica cosa tra la vostra testa e l’asfalto, merita quindi un po’ di cura e di attenzione!