Foto di Cristiano Collina

Nel paese di Candelaria si trova la Basilica dove si venera la Patrona dell’Arcipelago Canario. Nel XIV secolo e dunque 100 anni prima della conquista di Tenerife apparve sulle coste della Valle di Güimar un quadro storico, in stile gotico, della Madonna della Candelaria; immagine della quale i Guanches ne fecero un culto, chiamandola Chaxiraxi (Signora del mondo). Dal 1526 rimase nel santuario che fece costruire il secondo governatore, Pedro Fernandez de Lugo.

Quest’antica immagine scomparve a causa di un’alluvione nel 1826, l’opera attuale è una realizzazione del Tinerfeño Fernando Estevez, che la creò nel 1827. La Basilica è opera dell’architetto Enrique Marrero Regalado, edificata nel 1959 grazie all’iniziativa del vescovo di Tenerife, Domingo Perez Caceres, nativo della valle di Güimar. Di stile regionalista, si struttura in tre navate, con tetti che imitano lo stile arabo cristiano, una cupola di 25 metri di altezza. Spicca il campanile centrale di 45 metri, con un balcone tipico canario.

Sebbene la festa liturgica della nNostra Signora della Candelaria si celebri il 2 di febbraio, il 15 agosto si celebra la sua apparizione. In questa epoca, accorrono in peregrinazioni genti da tutte le parti dell’isola. Vicino alla Basilica si trova la fonte dei pellegrini.

Conosciuta anche come “el tesoro màs grande” dell’arcipelago e l’appellativo popolare “la Morenita” che l’accomuna alle numerose immagini di Vergini nere dell’Italia, Francia, Polonia, Russia, Brasile, Turchia, Stati Uniti e Messico.

Da dove nasce e perché il culto della Vergine nera?

Molti studiosi concentrarono le loro ricerche sull’utilizzo dei colori scuri utilizzati per ritrarre il volto della Madonna fin dall’era cristiana, epoca da cui cominciarono a propagarsi tali immagini.


Una curiosità: i Templari in particolare diffusero le immagini della Vergine nera; Benedetto di Chiaravalle si rese protagonista di un commento, giudicato sconveniente, al Cantico dei Cantici, definendo la Madonna “nigra sed formosa” e “scura come le tende dei beduini”.