di Magda Altman

Secondo dati ufficiali, sarebbero 6.000 i cittadini dell’arcipelago che possiedono la metà del PIL regionale, contro 600.000 che vivrebbero sotto la soglia di povertà e ben 300.000 in condizione di disoccupazione.

L’arcipelago è la terza comunità della Spagna, dopo Madrid e la Galicia, con il miglior rapporto tra l’ammontare delle attività commerciali e il numero dei dichiaranti reddito.

Sono parecchi i cittadini dell’arcipelago, infatti, che dichiarano beni di lusso, beni immobiliari, opere d’arte oltre che naturalmente a denaro liquido, una curiosa tendenza comune a questi ultimi anni. Un totale, detto in numeri, di 5.990 canari per una cifra complessiva di 18.150 milioni di euro, esattamente il 50% del prodotto interno lordo dell’arcipelago registrato in un anno.

Il governo Zapatero eliminò il valore di imposta nel 2008 e lo reintegrò nel 2011, con l’obbligo di presentare dichiarazione dei redditi per tutti quei contribuenti la cui base imponibile reddituale  risulti superiore ai 700.000 euro o se il valore dei beni posseduti sia superiore a 2.000.000 di euro.

Il totale patrimoniale dei contribuenti spagnoli è di circa 555.538 milioni di euro, dei quali il 75,5% è relativo a capitale fisso, il 17,9% a beni immobiliari, l’1,9% ad attività commerciali, affitti e assicurazioni occupano l’1,8%, i beni di lusso lo 0,2% e un 2,6% è relativo a beni e diritti.


Nel corso degli anni si è assistito ad una evoluzione dei patrimoni spagnoli, laddove gioielli e yacht sono stati sostituiti da opere d’arte e i beni immobili da capitali mobili.

Ma il vero dato sorprendente, per l’arcipelago, è che, a dispetto delle 600.000 persone al di sotto della soglia di povertà e delle 300.000 che si ritrovano senza impiego, il 75% dell’intera popolazione canaria possiede un telefono cellulare.