Il business dell’acqua potabile nell’arcipelago canario

di Marta Simile

La ricerca e l’erogazione di acqua potabile nell’arcipelago canario sono questioni di antica origine che da sempre gli abitanti, a partire dai Guanches, hanno dovuto affrontare nel corso dei secoli.

E se oggi l’arcipelago canario in generale è un caso mondiale nella gestione delle risorse idriche, preso ad esempio da varie realtà sul pianeta, va sottolineato ancor più il fatto che lo sfruttamento e la distribuzione delle acque è diventata una vera e propria arte.

L’excursus storico della cultura dell’acqua nell’arcipelago parte alla fine del XIX secolo quando si cominciarono a scavare pozzi e gallerie sotterranee dove le falde acquifere risultavano più abbondanti.

I proprietari dei terreni nei quali si trovavano la falde acquifere diventavano a tutti gli effetti i proprietari e i gestori dell’acqua, che potevano distribuire agli abitanti delle isole grazie alla costruzione di numerose gallerie e sistemi di estrazione cui i fruitori contribuivano con costi dettati da regole interne di mercato.


Negli anni ’60 a Tenerife in particolare si aprirono più del 90% delle attuali gallerie, sparse un po’ in tutta l’isola per una lunghezza complessiva di 2.000 km tra gallerie e pozzi.

Quella dell’acqua per un certo periodo fu una vera e propria risorsa economica che famiglie possidenti potevano lasciare in eredità ai figli, affinché portassero avanti un vero e proprio business di grande interesse economico ma di pari necessità comune.

La ricerca e la distribuzione dell’acqua, nonché la costruzione dei necessari impianti, è stata interamente condotta da imprese dapprima famigliari, evolutesi nel tempo in imprese private che hanno aderito al quadro giuridico tradizionale delle Canarie.

La Pubblica Amministrazione si limita infatti ad essere l’arbitro di eventuali conflitti tra gli individui per garantire il rispetto della legge.

Con questo tradizionale sistema e fino all’entrata in vigore della Legge 12/1990 dell’acqua, che ha introdotto alcuni cambiamenti, l’acqua e il suo utilizzo erano appannaggio di chi la estraeva, che poteva offrirla in un regime di libero mercato ai potenziali clienti.

Questa gestione ha caratterizzato una frammentazione nella produzione di acqua e nel processo decisionale della sua distribuzione, benché si sia comunque rivelata efficiente.

Dopo la legge del 1990 sono nate le nuove entità: le comunità dell’acqua.

Le comunità dell’acqua sono entità associative con propria personalità giuridica e con concessione di unire forze e intenti per estrarre ed erogare acque private e sono composte da azionisti che vi partecipano in spese ed entrate a seconda del numero di azioni possedute.

A Tenerife sono 30.000 gli azionisti che concorrono nella proprietà di gallerie, pozzi, condutture in un sistema che è unico al mondo ed essi detengono la proprietà dell’82% dell’acqua presente sull’isola.

Una delle principali sorgenti di acqua privata di Tenerife proviene dalla galleria Barranco Vergana (La Guancha), situata alle pendici del Teide.

Il flusso di acqua viene distribuito attraverso canali chilometrici fino all’altro capo dell’isola ed è di proprietà della Comunidad de Aguas Barranco de Vergana, una società per azioni suddivise tra diverse persone, che ne detengono spesso anche più di una, per un totale di 3.420 azioni.

La Comunidad de Aguas Barranco de Vergana porta 1.600.800 litri all’ora e si compone di due gallerie: Vergana 1, posta a 1.480 metri sul livello del mare, e Vergana 2, a 1.350 metri.

La sua costruzione iniziò nel 1944 con incredibili sforzi, considerato che i materiali necessari venivano trasportati a mano o a dorso di bestiame, ma fu nel 1960 che si trovò il più grande giacimento di acqua che rese possibile garantire un flusso continuo senza procedere ad ulteriori scavi.

Sono invece degli anni ’60 i primi impianti di dissalazione dell’acqua di mare, un’ulteriore forma di reperimento idrico che ha portato nel 1964 a Lanzarote all’apertura della prima struttura in grado di fornire 2.500 metri cubi di acqua potabile al giorno.

Il complesso mercato dell’acqua dell’arcipelago ha quindi prodotto una nuova entità, resasi necessaria per la gestione della domanda e dell’offerta, quella dell’intermediario.

La sua figura ha reso molto più dinamico e fluido il mercato oltre che più redditizio sia per i produttori che per i consumatori.

Con varie forme di contratto, (azioni in partecipazione, leasing annuale o stagionale), l’acqua è divenuta suo malgrado una inesauribile forma di business.