di Danila Rocca

A Toronto, in Canada, arriva all’Ospedale una donna, Melissa Benoit, con una gravissima infezione polmonare che costringe i medici a tenerla sedata con un supporto di vita temporaneo, mentre i suoi batteri diventano resistenti a qualsiasi tipo di antibiotico, il suo corpo va verso la setticemia, la pressione arteriosa si abbassa e i suoi organi rischiano lo spegnimento. Prognosi, poche ore di vita. Questo fatto porta i medici a considerare un approccio senza precedenti. Dal momento che non ci sono polmoni per un trapianto, il team riunito decide di rischiare una soluzione audace e mai effettuata, cioè la rimozione di entrambi i suoi polmoni, nella speranza di eliminare la fonte dell’infezione batterica. Del resto la donna sarebbe morta se i medici non fossero intervenuti in questo modo. Il marito della donna dà il via libera. A metà aprile 13 medici si riuniscono quindi in sala operatoria per rimuovere i polmoni di Melissa. L’operazione è un’incognita. Non si sa se il piccolo polmone artificiale che andrà a sostituire quelli della donna farà il suo lavoro per un giorno o per un mese. Ci vogliono nove ore per effettuare l’intervento, i polmoni pieni di muco erano gonfi e duri come palloni da calcio. Questo rende ancora più complicato farli uscire dal petto. Circa venti minuti dopo averli rimossi, la pressione sanguigna di Melissa si normalizza, mentre delle pompe esterne le permettono la circolazione sanguigna. Operazione riuscita! Sei giorni dopo comunque si rendono disponibili i polmoni per il trapianto, che viene eseguito con successo. Ci sono voluti un po’ di mesi perché Melissa ritornasse a camminare, a stare seduta o in piedi tenendo la testa ritta. Purtroppo la setticemia ha danneggiato i suoi reni, ma non appena starà meglio spera di poter sostenere un intervento di trapianto di un rene della madre.

Questi sono i miracoli di cui non si parla, quelli degli uomini.