di Michele Zanin

La Seba canaria (Cymodocea nodosa) è una pianta acquatica marina con radici molto ramificate che si sviluppa sui fondali sabbiosi, formando veri e propri tappeti erbosi che sono l’habitat naturale di molti pesci e microrganismi.

La sua presenza nei fondali dell’arcipelago è di fondamentale importanza e la sua diminuzione o peggio scomparsa rappresenterebbe un rischio inimmaginabile per l’intero pianeta.

Attualmente la popolazione della Seba canaria è fortemente minacciata dalla forte antropizzazione delle coste per effetto di un eccessivo sfruttamento dei litorali.

La rimozione delle dune costiere per far posto a strutture turistiche o stabilimenti balneari provoca danneggiamenti talvolta irreversibili.

L’antropizzazione, ovvero il processo mediante il quale l’uomo modifica l’ambiente naturale, è un fenomeno ormai diffuso che non riguarda solo le coste ma anche altri habitat naturali con risvolti ecotossicologici non solo sugli organismi ma anche sull’uomo.


I microorganismi che rappresentano la parte più numerosa e più attiva nell’ecosistema della Seba canaria svolgono un ruolo fondamentale nell’equilibrio ambientale e nel bilancio dell’anidride carbonica nella biosfera.

Alterare questo sistema provocandone addirittura la scomparsa può portare a devastanti cambiamenti climatici a livello globale.

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Ambientali della Spagna ha deciso di inserire nella lista nazionale delle specie protette e a rischio di estinzione anche la Seba canaria.

La lista o catalogo nazionale spagnolo delle specie minacciate rappresenta una forte forma di tutela delle specie autoctone spagnole e si traduce in programmi di monitoraggio, salvaguardia, studio e sensibilizzazione sottoposti a particolari leggi.

In particolare la Legge 42/2007 sul patrimonio naturale e sulla biodiversità stabilì che le comunità autonome devono adottare tutte le misure necessarie per garantire la conservazione delle proprie biodiversità.

In seguito alla legge non solo sono state redatte liste accurate delle specie autoctone presenti ma sono stati divulgati rapporti delle erosioni del suolo, dei danni derivati da incendi forestali, delle specie sottoposte a regime di caccia e pesca nonché piani e strategie supportate da studi e programmi di cooperazione tra le diverse comunità scientifiche.

Nel caso specifico della Seba canaria, il rischio della sua scomparsa minaccia non solo il delicato ecosistema marino dell’arcipelago ma anche l’attività di pesca, venendo a mancare un habitat ideale per numerose specie ittiche.