La Cueva de Bencomo: un tesoro in attesa di restauro

di Ilaria Vitali

La Cueva de Bencomo, situata nel barranco del Pinito, sul confine tra La Orotava e Santa Úrsula in zona Tamaide a Tenerife, è una grotta a molti sconosciuta ma di grande valore storico e culturale.

Dimora del guanche Bencomo, il penultimo re di Taoro, è stata per decenni abbandonata dalle istituzioni, nonostante rappresenti un autentico santuario di epoca aborigena e sia stata dichiarata

Bien de Interés Cultural nel 1986.

Dopo quasi 30 anni di reclami da parte dei cittadini circa l’abbandono della grotta e la totale mancanza di rispetto nei confronti di uno dei luoghi storici dell’arcipelago, le varie amministrazioni hanno finalmente compiuto un passo significativo, concordando per la prima volta un progetto di riabilitazione della Cueva di Bencomo.


In particolare il Cabildo di Tenerife e l’Ayuntamiento di Santa Úrsula si sono riuniti per discutere di un progetto realizzato da Ramón Cebrián Guimerá, ricercatore della Università di La Laguna e per concertare una tabella di marcia per le successive azioni da intraprendere.

Una prima operazione sarà quella di sviluppare un piano speciale relativo all’area del Tamaide, dove la Cueva de Bencomo è situata, al fine di migliorare l’intero percorso che conduce al sito, ora un sentiero mal segnalato e di difficile percorribilità.

La fase immediatamente successiva riguarderà la pulizia della grotta, che per anni è stata utilizzata come recinto per le greggi e che quindi al momento attuale risulta sporca e ricoperta di escrementi.

La Cueva de Bencomo, chiamata anche Cueva del Rey o de los Siete Palacios, è costituita da 3 alloggi comunicanti internamente da uno stretto passaggio, di cui due affacciati direttamente sul barranco e dai quali si gode una meravigliosa vista sulla Valle de La Orotava.

Già in precedenza si tentò una pulizia di quella che fu una residenza regale, grazie al collettivo culturale Valle de Taoro che però vide respinta la richiesta di autorizzazione da parte del Cabildo di Tenerife con la motivazione che, trattandosi di sito archeologico, la Cueva poteva essere affidata solo a mani esperte.

La dichiarata volontà delle amministrazioni affinché si recuperi la Cueva de Bencomo lascia sperare che un luogo dall’importanza storica ed etnografica, di sicuro arricchimento del patrimonio culturale visitabile dell’arcipelago, non rimanga altri 30 anni in balia degli escrementi delle capre.