Il lento risveglio di El Hierro

In questo periodo è difficile non aver sentito parlare delle vicissitudini che sta passando l’isola di El Hierro: dal luglio del 2011 una serie infinita di “sciami sismici” sta facendo tremare questo pezzo di roccia basaltica e lava, ultimo baluardo occidentale dell’arcipelago Canario.
Da un punto di vista geologico, El Hierro, assieme a La Palma, è la più recente delle isole emerse, con una “vecchiaia” di poco più di 4 milioni di anni, ma ha al suo attivo uno dei  maggiori “cataclismi” della storia geologica: una frana di oltre 300 km3 di materiale che ha fatto scivolare verso il mare una parte dell’isola (sul lato nord occidentale), con onde stimate di oltre 100 metri di altezza (circa 150.000 anni fa’…).

Tolomeo, già nel II secolo, definisce che il “Meridiano Zero” passa proprio per questa isola, l’ultima conosciuta dai navigatori. Bisognerà attendere il XX secolo perché venga abbandonato totalmente dalle carte nautiche e  dai testi geografici, in favore del Meridiano di Greenwich.
Ma per il resto, di questa isola si è parlato solo per alcune tempeste tropicali, per le sue bellezze naturalistiche (tipo la zona de El Sabinar …), per le sue tradizioni e per quello che è stato per anni il più piccolo hotel del mondo, a La Punta …
Ora si torna a parlare di questa bella isola per questi eventi sismici che stanno sconvolgendo la vita della gente del posto, quanto meno per via della tensione nervosa che si accumula giorno dopo giorno.

La causa di questi avvenimenti è da attribuire al movimento sotterraneo della lava e non a faglie o placche tettoniche esistenti nelle immediate vicinanze, come invece avviene, per esempio, nei nostri Appennini, dove le scosse sono dovute ai classici “movimenti di faglia” (movimenti tra due blocchi di roccia separati da una frattura, detta appunto “faglia”).
Ad El Hierro è la lava che provoca queste scosse cercando di trovare un passaggio dove “risalire”. Non esiste  una “camera magmatica”, ossia un deposito di lava sotto l’isola, come avviene invece in altri vulcani. E quindi la lava cerca un varco, dal punto dove sorge dalle profondità della terra, quasi a “caso”, infiltrandosi, “spingendo” e rompendo, quando è possibile, la roccia sovrastante, cosa già avvenuta nell’autunno del 2011  nel sud dell’isola, con l’apertura di una bocca vulcanica sottomarina al largo di La Restinga, a poco più di un km dal suo porto.

Negli ultimi tempi, il fenomeno sismico, apparentemente in assopimento, ha avuto un risveglio abbastanza energico nella estrema zona ovest dell’isola, con epicentri localizzati per lo più in mare ed in varie profondità, alternando scosse a 20 km di profondità ad altre a 3 o 4 km, certamente con effetti decisamente differenti. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile molte le scosse hanno superato la magnitudo 2,5 della “scala Richter”, arrivando a superare il centinaio di scosse giornaliere, rasentando la magnitudo 5,0  il 31 marzo di quest’anno e superando varie volte la magnitudo 4,0: scosse ben percepite dalla popolazione ed anche, in parte, dalle altre isole più vicine. Gli effetti? Solo alcuni smottamenti dovuti alla natura friabile del terreno.

Però non esiste un pericolo “reale”, nessun “big one” all’orizzonte od esplosioni modello “Mount St. Helens”, ma comunque nessuna certezza sul futuro di questa fase sismica. Di certo nessuno ha mai prestato tanta attenzione alle vicende dell’isola del Meridiano e dato il monitoraggio continuo da parte di ricercatori di vari enti, i rischi per la popolazione saranno di certo ridotti al minimo se non assenti.