Il re è nudo! (Ridere dello Stato)

La libertà è calpestata forse mai come oggi dallo Stato, e il governo sembra pronto ad usare le sue armi in caso di minima deviazione dai suoi ordini. La morsa statale sulla libertà è orrenda e sconsolante, la tendenza non mostra segni di rallentamento, figuriamoci di inversione.

I politici con cervellotiche proposte di legge intendono promuovere una pianificazione totale, assistiti dall’armata di burocrati usi ad agire da mini dittatori.

Le interferenze statali negli affari economici, a volte non volute a volte, forse, volute, portano solamente ad ulteriori interventi senza risolvere i problemi.

A causa di una regolamentazione senza fine, la maggioranza dei residenti nelle economie Occidentali non ha idea di come funzionino i mercati, confondendo il capitalismo parassitario o il socialismo col capitalismo reale. Tramite l’istruzione obbligatoria, nei cervelli di generazioni di persone lo stato è stato rappresentato come una cornucopia, per cui non occorre preoccuparsi del futuro. Tassi di interesse soppressi, buoni alimentari, sussidi di disoccupazione ed edilizia residenziale pubblica sono presentati come “gratuiti”. Ciò ha creato un blocco di persone a carico prive di comprensione economica, incapaci di cogliere lo stato per quello che è: un ente che si nutre di risorse rubate, che incoraggia negli elettori un senso di euforia immediato, infischiandosene del futuro.

A coloro che comprendono l’economia e lo studio dell’azione umana, il futuro sembra orrendo: nuove guerre sono all’orizzonte e grazie alla politica di basso costo del denaro perseguita dalle banche centrali, i prezzi relativi e gli incentivi finanziari sono stati distorti al punto che i malinvestimenti precedenti non possono essere liquidati prima della crescita di una nuova bolla. Chi vuole essere imprenditore quando il costo del lavoro è stato portato alle stelle da decisioni governative?

La situazione appare senza speranza e, per dirla con H. L. Mencken: ”Ogni uomo normale a volte dovrebbe essere tentato di sputarsi nelle mani, issare una bandiera nera e iniziare a tagliare gole”.


Pur inorriditi dal grado di statalismo esistente, la rivoluzione violenta non è una possibile opzione, perché lo stato è violenza diffusa professionalmente: politici e burocrati incapaci di pianificare con efficienza l’economia possono però riempire fosse comuni di cadaveri (NdR. Eurogendfor o EGF).

Ma nel lungo periodo, come amava evidenziare sempre Ludwig von Mises, “nessun governo può rimanere in carica se non ha la pubblica opinione dietro di sé. I tiranni vivono nel costante timore che l’odio meritato si diffonda a macchia d’olio tra la popolazione… Alla fine, con l’aumentare della consapevolezza pubblica, i cortigiani realizzeranno la miseria della loro posizione, considerata la possibilità di perdere tutto una volta usciti dalle grazie regie”.

Ridere dello Stato

Il divertimento, in definitiva, arriva dal gioco politico stesso: un circo abitato da ladri ben vestiti. Si organizza uno spettacolo per un’audience costretta a seguire e a consegnare una cospicua parte del suo guadagno ad un salvadanaio collettivo chiamato “Tesoro pubblico”. I candidati sono spesso pagliacci senza principi morali, se non quello di screditare gli avversari fino al punto di essere votati da una massa solo all’apparenza libera di scegliere. Essi hanno risposte precise che giustificano l’accesso sempre maggiore al tuo portafoglio e il controllo della tua vita.

Oggi la maggioranza può votare qualsiasi venditore di fumo in corsa per una carica pubblica, domani è possibile che riesca a vedere le cose chiaramente, accorgendosi di essere continuamente derubata. Non sarà facile, ma al crescere dello Stato, la sua presenza violenta diventa più visibile e i suoi piani sempre più sconclusionati e folli.

Gli apologeti dell’interventismo cercano di smentire la legge della domanda e dell’offerta, così come smentirebbero la gravità se fosse loro utile. La conoscenza economica scientifica permette di divertirsi ridendo delle deliranti proposte di politici, burocrati e, ahimé, “intellettuali” vari.

Lo stato e la sua coercizione non possono portarci via questo.

 

Articolo di James E. Miller su Mises Canada

Traduzione di Luigi Pirri

(Rivisto da Franco Leonardi)