Tragedia di Los Cristianos, dalla parte della comunità

di Ilaria Vitali

A distanza di quasi un anno dalla tragedia di Los Cristianos, il tema è ancora caldo e lungi dall’essere lasciato, come purtroppo spesso accade in queste situazioni, nel dimenticatoio.

La comunità dei proprietari dell’edificio Julián José crollato il 14 di aprile del 2016 provocando la morte di 7 dei suoi inquilini, ha annunciato in questi giorni l’esito della relazione commissionata nel 2004 ad un perito, dopo aver rilevato preoccupanti crepe nella struttura.

Una richiesta presentata molti anni prima del tragico evento ma che produsse inquietanti risultati, forieri più che mai di quello che avvenne più tardi: le crepe nel blocco residenziale originarono dalla eliminazione totale del rivestimento della facciata del piano basso, dove Banesto intervenne con lavori significativi che, complice il disegno asimmetrico della struttura, portarono ad una flessione delle travi con conseguente trasmissione di tensione anomala a lastre, travi e fasce interne all’edificio.

Questa è una valutazione che lascia ben pochi dubbi e che risale a 13 anni fa, nel corso dei quali l’edificio si mantenne in piedi; nel rapporto però si evidenzia che le crepe non rappresentavano un pericolo tranne nel caso in cui non fosse stato cambiato il carico della struttura, già comunque pericolosamente compromessa.

Un crollo quindi che sarebbe potuto essere evitato se i successivi lavori eseguiti avessero seguito una migliore pianificazione tenendo conto delle asimmetrie strutturali.


Il documento viene alla luce dopo l’annuncio dei risultati ottenuti dalle indagini delle due società che hanno eseguito una accurata perizia sulle origini del crollo, Atlante SLU e Intemac, entrambe concordi nell’affermare che le cause della tragedia sarebbero da imputare ai lavori eseguiti dall’impresa scelta da Banesto, che utilizzò un calcestruzzo di cattiva qualità e che mancò totalmente di rispetto allo stato conservativo dell’immobile.

In particolare viene chiaramente denunciato l’atteggiamento della Banesto nel far apparire l’edificio immutato, a dispetto di quanto internamente fu sconvolto.

Inizialmente interpretato come arma a doppio taglio, il documento prodotto nel lontano 2004 nel quale si evidenziava una precarietà dell’immobile evinta dalla formazione di crepe nella struttura, in realtà, a detta dei proprietari, non rappresentò in alcun modo un monito circa i possibili futuri rischi.

Un documento quindi che avrebbe la pretesa di configurarsi più come manleva a favore della comunità dei proprietari che ritengono di aver adempiuto a tutti gli obblighi di sorveglianza e di manutenzione dell’edificio.

Qualcuno obietta che lo studio delle crepe risalente a 13 anni fa avrebbe dovuto rappresentare in realtà un avvertimento per gli inquilini del Julián José, rendendo quindi la tragedia di Los Cristianos caratterizzata da un concorso di responsabilità, al momento attuale tutte riferite alla Banesto.

Quanto avrebbe continuato a reggere quell’edificio anche senza l’intervento della banca, è elemento di discussione sterile: l’edificio è comunque crollato, 7 persone hanno perso la vita e per certo la rimozione di pareti portanti ne ha, forse, accelerato l’evento.