di Franco Leonardi

L’arcipelago delle Canarie è di origine vulcanica e in particolare Tenerife ha un sistema di sorveglianza sismica e vulcanica progettata appositamente per segnalare nell’immediato il verificarsi di una eruzione.

Cinque ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia d’Italia e del Centro Geofísico de Canarias del Instituto Geográfico Nacional de España hanno pubblicato di recente nell’ultimo numero del Bollettino di Vulcanologia, uno studio sul quadro generale della situazione che si è presentata all’alba del 18 novembre del 1909, quando il vulcano sul lato nord ovest di Tenerife, il Chinyero, eruttò.

Avendo a disposizione molto materiale storico come testimoni diretti, depositi di lava e cenere, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire quella che è risultata essere l’eruzione più esplosiva nella storia vulcanica di Tenerife.

L’eruzione infatti, durata dieci giorni, non causò particolari danni alla popolazione ma sparse ceneri e lapilli su zone dove ora vivono più di 215.000 persone e dove sorgono due aeroporti.

L’evento fu preceduto da un intenso sciame sismico che durò da marzo 1908 a ottobre 1909 e alcune delle scosse vennero percepite addirittura a 100 km di distanza, sull’isola di Gran Canaria.


I primi scienziati che giunsero sul posto il secondo giorno dell’eruzione, trovarono un cono vulcanico dell’altezza di 80 metri, formatosi in sole 24 ore, dal quale fuoriuscivano lava e cenere, precedute da violente esplosioni.

Contrariamente a quanto ipotizzato fino ad oggi, l’eruzione del Chinyero fu particolarmente violenta con lapilli che raggiunsero i 20 km di distanza e cenere a più di 130 km.

La domanda è sorta spontanea: quale sarebbe la situazione oggi in caso di una eruzione della stessa intensità?

Quella del 1909, dicono gli esperti, è stata tutto sommato un’eruzione amichevole che provocò danni solo all’agricoltura a causa dell’enorme quantità di cenere che si riversò sulle colture.

Oggi, con la presenza di numerose infrastrutture come strade, autostrade, centri urbani, ospedali, resort, aeroporti e industrie, l’impatto sarebbe tutt’altro che amichevole.

Tutte le comunicazioni via terra e via aerea sarebbero ovviamente interrotte e i danni alle costruzioni sarebbero sicuramente inferiori rispetto ai rischi sopportati dalla popolazione, oggi più numerosa.

Ma se oggi la scienza è in grado di valutare i possibili scenari che possono presentarsi in occasione di un fenomeno di origine vulcanica, come nel passato non è ancora in grado di prevedere in tempi utili una prossima eruzione.